QUESTO E' UN SITO PER VECCHI


La squadra che riempe la copertina di questa settimana e quella dove, agli inizi degli anni '70, giocavo io quando avevo l'età di mio figlio, vincevamo facile i campionati regionali e ce l'andavamo a giocare con i veneti, Rovigo, Petrarca, Tarvisium. Di solito perdevamo ma quando ci si ritrova, ormai con la pancia e i capelli bianchi, ci si ricorda di quelle sfide e delle battaglie combattute sui campi fangosi a tre quattro ore di treno da Bologna. Si perchè allora le trasferte si facevano in treno, con i biglietti comitiva, non si pagavano quote di iscrizione (la maggioranza giocava a rugby contro il volere dei genitori) e la borsa veniva regalata come premio solo a chi alla fine dell'anno era venuto a tutti gli allenamenti.
La Reno era appena nata ma noi ne ignoravamo o quasi l'esistenza, al venerdì ci si allenava con la prima squadra, allenata da un Gallese, che stava lottando per andare in serie A e ci davamo dentro perchè sapevamo che da li a poco sarebbe toccato a noi difendere i colori rosso e blu delle maglie sdrucite e rattoppate che portavamo orgogliosi.
Una volta salito nella serie maggiore il Bologna, già al primo anno, fallì, con una politica scriteriata di acquisto di giocatori stranieri e top player italiani. Le perdemmo tutte o quasi, il presidente Pederzini smise di sostenere la Società e ci ritrovammo in serie C assieme alla Reno che da lì non si era mai mossa. Quei ragazzini che si vedono nella foto, assieme ai pochi giocatori rimasti dal disastro si rimboccarono le maniche per risalire in B e per farlo dovemmo giocare contro la Reno e batterla (solo all'andata, al ritorno perdemmo).
In quelle 2 partite tutta la spocchia che avevo tra il rosso e il blu della mia maglia rimase attaccata al fango dell'andata e volò via con la polvere del ritorno, capii cosa voleva dire l'umiltà che i miei allenatori mi ripetevano tutte le volte negli spogliatoi prima di entrare in campo.
Ho capito veramente il significato degli altri valori del rugby soltanto quattro o cinque anni dopo, quando per varie vicissitudini personali dopo aver smesso di regbare per un paio d'anni, mi sono ritrovato a giocare nella squadra della Reno. Mi sono accorto che anche vestito di giallo e blu con lo sponsor della Pizzeria Vecchia America si giocava con la palla ovale, si correva dietro ad un compagno per sostenerlo dopo un buco, si gioiva nelle vittorie e si applaudivano gli avversari quando vincevano nel passare in mezzo alla nostra squadra attraversando il corridoio che chiudeva la partita.
Con la Reno ne ho vinte e ne ho perse fino alla fine degli anni '80, rimbalzando 2 volte nel passaggio per la serie B contro il Ferrara e l'Imola. Ho chiuso con il rugby vicino ai quarant'anni quando sono emigrato in Brasile.
Capisco che alcuni commentatori di questo sito avrebbero preferito che fossi rimasto in Brasile, magari a fare il tifo per una squadra di calcio, che sò il Cruzeiro di Belo Horizonte, ma quando sono tornato a frequentare il rugby bolognese il Bologna era già fallito una seconda volta e, rifondato, si chiamava 1928 con una squadra nel campionato di serie C e assieme alla Reno, finalmente in serie B, c'erano altre 2 Società che si cimentavano nei campi con le corna.
Sono già una persona anziana e mi commuovo facilmente, sopratutto quando si parla di ragazzini e non potete immaginarvi il groppo che mi è venuto in gola quando ho ricevuto una mail di un giocatore in uscita dalle giovanili che mi diceva "se un mio amico mi chiede quale sport potrebbe fare io gli rispondo: tutti tranne il rugby". Non sono un dirigente di nessuna società ma mi sento ugualmente responsabile, come vecchio giocatore, come parte. seppur minuscola, della storia recente del rugby a Bologna.
Ma che cazzo stiamo facendo!!! Ma ci rendiamo conto che stiamo qui a litigare sulle pagine virtuali di un blog che parla della periferia del rugby nazionale mentre i nostri ragazzi più avanzano con gli anni e più gli si spegne l'entusiasmo, ci rendiamo conto che le partite più importanti per le nostre squadre sono i derby perchè quelle con le altre squadre le perdiamo tutte o quasi, ma ci rendiamo conto del ritardo abissale di natura tecnica, progettuale, strutturale con cui stiamo competendo, e allo stesso tempo ci rendiamo conto della potenzialità del movimento rugbistico di questa città e della maniera scriteriata con la quale la stiamo disperdendo?
Ieri sono stato a Modena, c'era un torneo dedicato ai giocatori del 2003 (primo anno di U14) che il Modena ha organizzato esclusivamente con obiettivi di crescita sportiva e di esperienza dei loro giocatori di quella annata. Hanno messo in campo due squadre e hanno vinto il torneo, il rugby bolognese si è presentato con una squadra mista tra tutte le società tranne Reno e Dragons che avevano già preso altri impegni. Siamo arrivati ultimi e non mi sono meravigliato per niente, il lavoro che quest'anno hanno fatto in maniera autonoma gli allenatori dell'U14 è ammirevole ma il ritardo con cui operano e la scarsissima attenzione che le società gli danno e altrettanto sorprendente. A Modena, mi sono informato, considerano rugby già la categoria U10, a partire da quell'età le attività svolte hanno la stessa attenzione, investimenti, allenatori, nell'ovvia proporzione, a quelli della prima squadra. Noi ancora pensiamo all'obbligo, nessuna giovanile ha la doppia squadra e staff separati per anni di nascita e non per categoria. Per noi fino all'U14 si contano le iscrizioni, si comincia a pensare e investire seriamente sulla qualiità del giocatore soltanto dall'U16 in avanti e a malapena due società su quattro.
Siamo indietro di 4 o 5 anni rispetto a quello che è un rugby, non di eccellenza ma standard che si fa nelle altre Società. Una squadra da sola nella nostra città non riuscirà mai a recuperare il gap, magari potrà arrivare fra 4 anni al punto nel quale sono adesso le altre che a loro volta saranno andate avanti di altri 4 anni.
E noi stiamo ancora qua a fare le battutine, a infamarci reciprocamente nei commenti di bolognarugby.it. Ci sembriamo simpatici ma siamo soltanto ridicoli, irresponsabili, incompetenti.
Il nostro e un rugby di vecchi arteriosclerotici, questo è un sito per vecchi rincitrulliti, afflitti dai nostri grumi di sangue sclerotizzati nelle arterie. E' arrivato il momento di metterci sotto a lavorare per trovare qualcuno capace per età o mentalità di uscire dai labirinti del terrore tipo luna park a cui abbiamo ridotto il nostro cervello.
Ma chi vogliamo prendere in giro ancora, ormai ci prendiamo in giro da soli, "Non ti chiamo se tu non mi chiami", "Ma tu quella volta...", "Se non mi inviti perchè dovrei venire", "Ormai non mi fido piu di te...", Sembriamo degli adolescenti alle prime esperienze amorose, Siamo più immaturi dei ragazzini ai quali vorremmo insegnare qualcosa. Troviamo qualcuno a cui passare la palla e leviamoci dai maroni. Oppure....

marco - 06/06/2016
perfetto
Il cassiere (uno che conta) - 06/06/2016
Ridacci la polemica!
Il 1928 ha preso Ogier dopo il rifiuto di Fava.
Il cassiere (uno che conta) - 06/06/2016
mai neanche registrato all'anagrafe - 06/06/2016
Calabrò, ma che cosa ci combini? Ricaccia il gioco!!
A noi che non possiamo giocare a rugby almeno lasciaci divertire così. Poi hai anche detto che chiudi, lasciaci giocare l'ultima settimana...
AAA - 06/06/2016
Quello che conta con le dita - 06/06/2016
70 commenti, un record e tu lo nascondi? L'hai tolto dalla copertina per fare dispetto a Ogier?
L'angolo della tecnica. - 06/06/2016
EC, ce l'hai una foto di Melega sotto la doccia?
Tiziano Taccola - 07/06/2016
Una sferzata, una sberla per sperare di risvegliarsi dal coma. Aggiungo solo un'annotazione, in quanto vissuta di persona. Dopo la scalata alla serie A ai tempi di William allenatore e Pederzini Presidente ( fu lui che ci portò nella massima serie) il campionato di serie A avrebbe anche potuto essere salvato se non ci si fosse messa di mezzo la Federazione che ci cancellò la vittoria sacrosanta conseguita al Lunetta-Gamberini contro l'Olimpic Roma. Poi quell'anno, a pesare negativamente ci fu la partenza nel servizio militare di 4 giocatori: Brunelli, Parisini, Costa ed il sottoscritto. Ma la precisazione che voglio fare è un altra: Pederzini non abbandonò il Bologna Rugby: solamente morì! Non avrebbe mai abbandonato la sua squadra di cui era innamorato, tant'è che molti anni dopo saltò fuori uno scritto con cui lasciava, dopo la sua morte, una cospicua somma al Bologna Rugby. Questo scritto fu tenuto nascosto per tanti anni. Ecco, forse, quello che manca a Bologna è una serie di persone che siano innamorate del rugby, che è cosa diversa da essere innamorati della propria squadra.
Anonimo - 07/06/2016
G.d.F. - 07/06/2016
Lei, Sig. Taccola sprebbe anche dire a quanto ammontasse in Lire la cospiqua cifra di cui ha parlato? Quanti anni fa è stato reso pubblico il documento? E se ci fu effettivamente la donazione e nelle mani di chi?
Anonimo - 07/06/2016
Francesco Natale - 07/06/2016
Finalmente ec hai messo in evidenza la vera problematica del rugby bolognese (magari lo avevi fatto e mi é sfuggito l'articolo).
Io posso parlare da giocatore, e da tale posso riferire che tutti questi screzi riguardano per la maggior parte di chi un campo da gioco ormai lo guarda solo dalla tribuna. Per quello che ho sentito in questi ultimi due anni, da parte dei giocatori delle due squadre, c'é abbastanza perplessità sul fatto di non riuscire a unire le forze ed evolversi di livello, il che é un vero peccato perché i numeri ci sarebbero o sicuramente meglio dell'anno appena trascorso.
Quindi io tutto questo largo ai giovani non lo vedo, ed iniziando ad essere uno dei veterani della mia squadra me ne rammarico ancora di piú vedendo le nuove generazioni che salgono nella seniores.
P.s l'ottimo lavoro che modena ha fatto e continua a fare con il reparto giovanile, é perché investe nello staff tecnico giovanile, invece di parcheggiare persone che avrebbero ancora voglia di giocare ad allenare.

Ad onor del vero... - 07/06/2016
...Modena ha anche un centro con tre campi (e mezzo), una super palestra, una sede con bar/ristorante/luoghi di ritrovo per atleti e supporters e volendo anche un ampio parcheggio.
IL 1928 ha un prefabbricato ed un campo (e mezzo) in prestito, la Reno un gazebo ed un campo di patate (e mezzo) affittato da un comitato di gestione particolarmente ostile.
Ed il Comune stravede per il football americano, uno degli sport più pallosi mai visti.
Arianna - 07/06/2016
.....aggiungerei..... - 07/06/2016
.....gli allenatori devono essere persone appassionate che investono sulle loro competenze, studiando e formandosi in continuazione, per essere sempre al passo con un gioco che è in forte evoluzione.....i problemi nascono quando ad allenare sono persone che vanno giusto per prendere due soldi o perché hanno tempo libero da riempire e nella migliore delle ipotesi allenano come si facevo 20 anni fa, quando da giocatori sono stati formati.... in giro di allenatori che studiano per crescere e far crescere ne vedo pochi.....anche in società blasonate.....dove ad allenare sono gli amici degli amici o i figli di qualcuno...... largo non va va dato ai giovani o ai vecchi, largo va fatto alle persone competenti. Quando le società investiranno in modo meritocratico su persone competenti allora faremo crescere anche i nostri giocatori e il movimento in generale.....altrimenti andremo sempre peggio, un lento ma inesorabile declino,come ora in molti posti.

Ad onor del vero... - 07/06/2016
... i nostri ragazzi in modo netto, ma sovente anche le prime squadre, si distinguono per una scarsa preparazione fisica, frutto più di scarsa attenzione all'argomento (anche per strutture insufficenti) che di carenze fisiche dell'atleta.
Poi può succedere che un bravo U18 messo in prima squadra finisca ll'ospedale con gravi lesioni, frutto di un contatto border line.
Arianna - 07/06/2016
Vero. Ma la meritocrazia in italia non esiste da nessuna parte. E i migliori oggi se ne vanno. ... volenti o nolenti
Minotauro - 08/06/2016
In ogni modo, in qualsiasi sport, un allenatore che inizi la carriera prima dei 30 anni sarà sempre un mezzo allenatore. A un ragazzo di 20 anni manca la pratica del campo, e parlerà sempre di cose che non ha mai vissuto. E potrà solo dire ai giocatori quello che gli hanno insegnato senza sapere il significato.
analfabeta - 08/06/2016
.....aggiungerei.... - 08/06/2016
.....al giorno d'oggi a 20 anni un ragazzo potrebbe anche avere alle spalle 15 anni di rugby se ha iniziato a giocare in U6 (e ce ne sono) e può aver già avuto un numero di allenatori tali da poter benissimo essersi fatto un idea di come deve e non deve essere un allenatore.... a 30 anni e ne ho conosciuti, ci sono allenatori che hanno giocato 15 anni di cui 6-7 ad altissimo livello,anche in nazionali giovanili e allenato per 10....... quindi forse l'età anagrafica può essere relativa.
Sopratutto se ci sono in giro allenatori con i così detti capelli bianchi che a parte i corsi minimi necessari per conseguire e mantenere i cartellini non si sono aggiornati e formati a 360°. Ci sono allenatori con i capelli bianchi che allenano come sono stati allenati loro 30-40 anni fa, quando il gioco era ancora poco evoluto e si usavano metodi superati.
La differenza non è data dall'età anagrafica, ma dalla preparazione di un tecnico, non è un caso che allenatori di altissimo livello, li si incontra a worckshop di altri allenatori, speso anche meno blasonati di loro ....la differenza è data dallo preparazione, dallo scambio di idee, dal vedere e analizzare cosa fanno anche gli altri....insomma, dallo studio.
Anonimo - 08/06/2016
Direi di più ! Ci sono allenatori senza capelli..... giovani o vecchi che siano..
Matteo R. - 08/06/2016
Infatti, il Rugby, al contrario degli altri sport, è rimasto sempre quella cosa arcaica da bolsi e ottusi rissaioli per 140 anni, poi in 15 anni, grazie all'illuminazione dello stile professionistico, è diventato lo sport di squadra più moderno ed elegante che ci sia. Il modello di fair play e fonte di educazione al quale ogni famiglia rispettabile ambisce per la formazione dei propri figli.
Largo ai giovani.
Matteo R. - 08/06/2016
Tra l'altro, come cita l'amico Aggiungerei, 40 anni fa si allenavano con dei metodi che erano già superati allora, sicchè un allenatore, se poi lo si può definire così, che abbia iniziato ad allenare a quel tempo, adesso, a 70/80 anni cosa potrà mai insegnare ai nostri giovani?
un ex calciatore del S. Lazzaro - 08/06/2016
analfabeta - 08/06/2016
Infatti Minotauro, Mourinho ha iniziato ad allenare a 22 anni, avendo giocato fino a 20...... così, per citarne uno dei tanti che sono dei mezzi allenatori.
Teseo - 08/06/2016
Melega Daniele - 09/06/2016
Secondo me si pone troppa enfasi sul concetto della passione e dell’amore per il rugby, se io ho male ad un dente cerco un dentista professionalmente capace non un appassionato , ed il troppo amore rende ciechi quanti uomini bastardi hanno ucciso la propria compagna per “amore”.
Sono poi in perfetta assonanza con …. Aggiungerei… che dice “i problemi nascono quando ad allenare sono persone che vanno giusto per prendere due soldi o perché hanno tempo libero da riempire e nella migliore delle ipotesi allenano come si facevo 20 anni fa, quando da giocatori sono stati formati.
Come non essere in rima con chi si cifra con lo pseudonimo ad onor del vero e che esplicita “si distinguono per una scarsa preparazione fisica, frutto più di scarsa attenzione all'argomento (anche per strutture insufficenti)”.
MA CHI PAGA? rippeto CHI PAGA? chi trova i baiuc, la pilla, insomma gli euro per avere delle strutture sufficienti? Chi caccia il grano per ingaggiare allenatori professionalmente capaci cosi da mettere in naftalina gente vecchia come ad esempio Melega Sgarzi Biavati Lelli Pinardi…. ecc. ecc.
Quindi diamoci da fare, troviamo presidenti ricchi, dirigenti lungimiranti e giovani e capaci allenatori cosi rottamiamo questi allenatori cacciamo questi presidenti c’and la plomma in bisaca ( senza sodi in tasca per i non petroniani)
Concludo con un sillogismo Il limite del rugby bolognese sono i dirigenti e gli allenatori attuali ma senza queste persone non ci sarebbe il rugby a Bologna.
.....aggiungerei..... - 09/06/2016
Salve Melega

Ha ragione nel chiarimento iniziale e la ringrazio, sottintendevo che la passione portasse alla giusta formazione (voglia di studiare), mi scuso per essermi espresso in modo non chiaro, ma lei ha fatto la giusta precisazione.
Per altro lei tocca un tema fondamentale, quello del chi paga.
In Inghilterra dopo il fallimento del mondiale la RFU (federazione inglese) ha investito in campi da gioco in sintetico, aiutando i club ad avere infrastrutture che potessero elevare il lavoro di formazione.
In italia, come giustamente dice, senza i tanto vituperati presidenti,dirigenti ed allenatori attuali non ci sarebbe nulla e questo è molto triste.
...toglierei... - 09/06/2016
Bisogna restare con i piedi per terra!! Il rugby fa parte, senza possibilità di scampo, degli sport minori, e in più è un gioco dove bisogna essere in tanti. Un presidente e uno sponsor che nella pallavolo, ad esempio, possono fare molto, da noi non riescono neanche a muovere la polvere. E' da matti pensare ai professionisti, anche solo pensare di imitarli, salvo inguaiarsi per un puro divertimento!!
Reno boy - 11/06/2016
Sport minore mica tanto, ti ricordo che come finanziamenti la fir è dietro solo al calcio.
Poi che spenda i soldi per comprarsi la sede nuova a Roma questo è un altro discorso.
Toglierei - 11/06/2016
La valutazione te la danno i quotidiani in edicola e le principali emittenti televisive e radiofoniche "in chiaro".
Lo sputtanamento di soldi non conta, non fa gradimento presso il pubblico.
Fan di Melega - 11/06/2016
tanto per... - 09/06/2016
ma all'Ignorante glielo spiega qualcuno che Mourinho è un allenatore di calciatori da 10 zeri che i fondamentali lui hanno già imparati da degli altri?
Enigma? - 10/06/2016
Operazione Ruthless - 10/06/2016
I nostri ragazzi arrivano in prima squadra che non hanno un'idea dei fondamentali ergo Bisogna insegnarglieli ergo un allenatore alla Mourinho non serve/ non potrebbe esprimere il suo potenziale.
Anonimo - 10/06/2016
analfabeta - 10/06/2016
Mau ha iniziato con gli allievi ad allenare.....detto questo, anche nelle seniores si insegnano o consolidano i fondamentali...... si chiamano così proprio per un motivo!
Poi i fondamentali, vanno al servizio della strategia e dalla tattica e ci costruisci il gioco!
Ho fatto l'esempio di Mau per riferire uno dei tantissimi che ha iniziato giovanissimo ad allenare e senza avere un gran vissuto di gioco e lo fatto nel calcio, perché quelli che conosco nel rugby non sono noti al volgo, quindi inutile citarli.
Anonimo - 10/06/2016
analfabeta - 10/06/2016
volgo inteso come: la parte più numerosa e anonima di una collettività....... non volevo offendere nessuno, se qualcuno si è sentito offeso me ne scuso profondamente.
Cuore gialloblu - 10/06/2016
analfabeta - 10/06/2016
.....è un attimo che qui si scaldino gli animi.... meglio precisare e rasserenare....