PREVEDERE L'IMPREVISTO


Tutto come previsto in questa domenica di maggio tranne la Uisp che all'ultimo momento ha trasformato la partita di coppa tosco-emiliana nel Primo torneo Fortitudo, cambiando anche l'orario e il luogo dove svolgere le partite. Tutti quelli che dovevano essere avvertiti sono stati avvisati per tempo, giocatori, amici e parenti si sono ritrovati al Rondelli invece che all'Arcoveggio, hanno giocato e hanno vinto i Balanzoni lasciando l'Orda al secondo posto e i Lions terzi e ultimi. Gli amatori in fondo se lo possono permettere, ho pensato, i social hanno funzionato e nessuno si è perso in giro per Bologna, nessuno tranne me che li aspettavo come prologo alla Serie A femminile e invece li ho ritrovati come appendice serale in chiusura di giornata. Per un gruppo di amici che si divertono a giocare a rugby va bene così e forse è questo che cercano e vogliono, un gruppo ristretto a portata di sms dove il "ci vediamo al bar" vale quanto "andiamo al cinema", anche a spettacolo iniziato tanto quel film l'ho già visto tre o quattro volte.

Il Trofeo Guido Pivatelli invece è iniziato all'orario e nel luogo programmato, senza sorprese al pari del vincitore. Infatti come previsto la Reno si è riportata a casa la Coppa vincendo il proprio girone in scioltezza e battendo in finale un Pieve decimato dagli infortuni. Il Bologna è arrivato terzo e così anche per oggi la sfida 1928-1967 non c'è stata, come del resto per tutta la stagione appena conclusa. Per tutto l'anno le due squadre i cui campi sono distanti una decina di fermate d'autobus, sono andate a giocare su e giù per la regione, spendendo soldi in pullman, affrontando levatacce mattutine e rientri serali, senza trovare nella programmazione federale l'occasione di un facile e atteso derby.
Grande pubblico al Rondelli per l'ormai tradizionale Trofeo che chiude la stagione, contando giocatori, allenatori e parenti delle 6 squadre del bolognese e delle due del modenese ci saranno state 300 o 400 persone distribuiti tra il campo e le tribune, c'erano tutti tranne la squadra dei grandi del Modena che invece sono andati a Prato per la finale del Superchallenge U14, una competizione nazionale che corre in parallelo a quella federale dove partecipano per invito una cinquantina di squadre di tutta Italia, si gioca anche con le terze ali e si paga per partecipare ai 5 tornei che qualificano le 12 finaliste secondo un regolamento e un ranking condiviso ma molto complicato.
Ovviamente nessuna delle nostre squadre, per qualità e forse anche per risorse economiche, hanno mai pensato di partecipare a questo circuito di eccellenza per la categoria U14, aumentando così il gap che ci separa dal rugby d'elite in tutte le categorie del settore giovanile.
Mi sono trovato a discutere, in coda alla bellissima festa in ricordo di Guido, con un genitore del Pieve senza riuscire a farmi capire sul dualismo tra il valore ricreativo e quello sportivo che convivono anche in questa categoria, due aspetti che non si escludono ma che per le società di rugby vanno presi in considerazione con le conseguenti scelte strategiche e organizzative.
Mi sembra che, visto lo stato del rugby nel quale navighiamo, tra le società di Bologna la scelta sia stata fatta e l'aspetto ricreativo ancora prevale nonostante lo sforzo che alcuni allenatori impegnati in questa categoria hanno fatto per uscire da questa prospettiva durante la stagione appena conclusa.
Per il momento, però, rimaniamo nell'ambiguità, titubiamo senza fare una scelta precisa e proseguiamo nella peggiore della situazione dove non si sceglie e ci si lascia trascinare da una deriva che non controlliamo, Forse fanno bene i Lions che nel minirugby hanno puntato la barra dritta verso la ricreazione organizzando in alternativa ai concentramenti federali piccoli ma costanti appuntamenti nel campetto di Via della Birra, proponendo un'attività proporzionata in termini organizzativi ed economici alla loro dimensione e a quelle di altre realtà del territorio, garantendo però, con una soluzione semplice ma efficace, il divertimento per i ragazzi coinvolti e per le loro famiglie.

Tutto come previsto anche nella semifinale del campionato di Serie A femminile, Il Monza ha battuto le Fenici forse già appagate del bel risultato ottenuto domenica scorsa. Il gran caldo non ha mescolato le carte come la gran pioggia aveva fatto contro la Benetton e tutto è filato liscio, si fa per dire, confermando un pronostico che dava le monzesi vincenti. Qualcuno in tribuna ha commentato, giocando con il paradosso, che il Monza giocava come fosse una squadra maschile, per via della competenza e dell'organizzazione in campo, lasciando al Bologna soltanto un vantaggio di tre punti nei primi 5 minuti della partita, Alla fine il Monza ne fatti 52 tra mete e trasformazioni mentre le Fenici si sono fermate a 9, un totale che nel rugby può significare solo tre piazzati. Le ragazze si congedano dall'Arcoveggio tra gli applausi di un pubblico che pur spelandosi le mani è rimasto rigorosamente seduto per compensare le vertigini dovute ad una posizione nella classifica finale del campionato alla quale sia in campo femminile che maschile non eravamo più abituati.