LE FENICI PASSANO AI "RIGORI"


Bologna 8 Benetton 5

Ci sono delle partite dove la cronaca si riduce a poche righe e gli appunti riportati sul quaderno sono talmente scarsi che sembra non sia successo niente per 80 minuti, soltanto due mete e due calci sbagliati. A raccontarla così non c'è gusto e non si capirebbe nemmeno il commento di chi a metà del secondo tempo confessa sottovoce al vicino "non mi sarei mai immaginato di avere i brividi nel vedere una partita di rugby femminile" e nemmeno quelli di coloro che uscendo dall'Arcoveggio ammettono di essersi divertiti di più in questa partita che in quella tra l'Ordabalorda e i Balanzoni, il derby amatoriale giocato dai maschi appena due ore prima.
Se vi dico che alla fine del primo tempo il risultato era ancora fermo sullo zero a zero penserete che sia stata una noia infinita, che il gioco sia mancato o che siano stati commessi una tale quantità di errori da non permettere nemmeno una volta la conclusione in meta di un'azione.
Invece non è stato così, immaginate un gioco ordinato basato sulla continuità, quello della Benetton, e una difesa indiavolata, quella del Bologna, che stoppava sul nascere ogni tentativo di attacco delle avversarie. Immaginate un lento costruire impostato sul possesso, quello della Benetton, e un gioco al piede efficace e preciso, quello dell'apertura neozelandese del Bologna, in grado di far ripartire l'azione 30 o 40 metri più indietro ogni volta che le venete si presentavano all'altezza della linea dei 22.
Nel mezzo di un gioco ben eseguito che nella sua pulizia e velocità ridotta si faceva apprezzare ancora di più c'è stato posto anche per le emozioni: speranza e delusione si sono alternate a cavallo dei due piazzati falliti dal Bologna da posizioni favorevoli.
Insomma soltanto quando il primo tempo è finito ci si è resi conto che non c'è stato motivo per annoiarsi e proprio perchè il tabellone non si era mosso si poteva ricominciare con le stesse speranze e le stesse aspettative di come si era partiti 40 minuti prima. Ma, in realtà, ricominciare a giocare non era proprio come ripartire dall'inizio. 40 minuti prima la Benetton era convinta di poter vincere facile e nelle intenzioni del Bologna al massimo si arrivava alla voglia di vendere cara la pelle, 40 minuti dopo le certezze non erano più tali, e se le ragazze di Treviso volevano portare a casa la partita dovevano fare qualcosa di più o di meglio mentre quelle di Bologna avevano già dimostrato a se stesse prima ancora che alle avversarie di potersela giocare alla pari.
La partita ricomincia e i cambi all'altezza delle titolari effettuati dalla Benetton ridanno vigore al gioco della mischia veneta senza però riuscire a renderla dominante nella fase di conquista. Le sorti della partita rimangono ancora aperte in un equilibrio che invece di addormentare il gioco alimenta il pathos, come in un thriller ben confezionato quelle quattro note di sottofondo riescono a mantenere alta la tensione anche nelle scene di passaggio.
Come in quel film che stiamo immaginando arriva alla metà del secondo tempo la sequenza determinante, quella che sembra preludere al finale della trama. In un'azione che avrebbe dovuto essere analizzata al TMO la Benetton segna una meta angolata su un rimpallo che sembra originato da un avanti ma che poi il guardialinee garantisce che non c'è stato.
Cinque a zero per le favorite e una breccia nelle mura del castello bolognese, un varco dal quale sarebbero potuti entrare ben altri assedianti oltre al solitario incursore che è riuscito ad aprirlo.
Quella meta avrebbe potuto essere l'inizio della fine per le Fenici, oppure il momento del riscatto, l'episodio che fa scattare l'orgoglio, riunisce la squadra e moltiplica le forze, così come sarebbe stato utile un altro qualsiasi segnale, un evento, un gesto una parola... o un nubifragio improvviso e potente in una giornata di sole.
Sotto una pioggia battente la partita ricomincia come fosse un'altra, lo scenario è cambiato e non importa se il campo pesante potrebbe favorire l'una o l'altra squadra, se la palla viscida rende difficile il passaggio delle attaccanti o le prese al volo di chi si difende, la partita è cambiata e chi ne sa cogliere l'opportunità può vincerla, chi crede nel segno del destino deve credere a maggior ragione che il destino lo si può costruire e non solo subirlo.
Adesso la mischia del Bologna è avanzante, strapazza le avversarie e consegna palle a ripetizione ad un'apertura indiavolata, prorompente con la palla quando se la trova in mano, con la voce dopo che l'ha passata, con un gesto quando il gioco è fermo, uno sguardo, un aiuto a rialzarsi, un pugno stretto che sembrano dire avanti, c'è ancora tempo, crediamoci, non molliamo.
La pioggia è finita e anche la partita, le ultime gocce cadono rade negli angoli del campo come quei pochi secondi che mancano al fischio finale, l'ultima palla esce da una ruck e si allontana dal punto di incontro saltando tra le mani dei centri mangiandosi rapidamente i metri di terreno che mancano alla linea laterale, l'ultimo passaggio arriva nelle mani dell'ala che corre tra il difensore e la bandierina fino oltre quella linea bianca che separa il campo dalla gioia.
Cinque a cinque e i tre fischi dell'arbitro. Urla, salti e abbracci in campo e in tribuna, il sole splende nel cielo e i piazzati di spareggio sono una formalità. La Benetton ne sbaglia tre su tre mentre il Bologna centra il primo e gli basta.

Sulla tangenziale, ritornando a casa, un arcobaleno illumina il cielo, enorme e luminoso come non l'avevo mai visto prima, come un arco di trionfo che parte da dietro i colli e arriva al Pilastro dove ho incontrato per la prima volta le Fenici tra anni fa.
Ne hanno fatta di strada queste ragazze, con la tenacia giusta e l'ambizione necessaria per partire da li e arrivare fino alle semifinali del campionato di Serie A.

romano - 16/05/2016
Che bella notizia il successo delle Fenici sul Treviso pluricampione. Le ragazze rossoblù riportano alla ribalta del Rugby nazionale la prima società iscritta alla Federazione Italiana in quell'ormai lontano 1928. Complimenti!!!
Women - 16/05/2016
Esatto.......meno male che ci sono le Fenici perchè per tutto il resto......siamo ancora lontani dall'eccellenza!! Mi sa che gli uomini sono rimasti alla tecnica di quel "lontano e glorioso 1928"!!! Brave ragazze!
Pok - 16/05/2016
Anonimo - 16/05/2016
Pok, anche te però, eccheccazzo in un articolo sul rugby femminile ..., non ti sembra un po' fuori argomento?
Pok - 16/05/2016