I GUERRIERI DI MANITOU


Sono arrivati al campo di S.Agata ognuno in piccoli gruppi ognuno dal proprio villaggio, come facevano i guerrieri Arapaho, Cheyenne e Sioux quando si radunavano sulle rive di un fiume delle grandi pianure prima di una una battaglia contro i visi pallidi. Le macchine scaricavano gruppetti di giocatori che si guardavano intorno salutando quelli della propria squadra e cercando di riconoscere quelli incontrati per la prima volta appena una settimana prima nei 2 allenamenti tenuti da Gianluca Ogier e Guermandino, prestati al ruolo di maestri-sacerdoti per l'avvio di questa avventura. La Reno aveva organizzato questo triangolare con il Modena e l'Afragola già da tempo ma l'idea di fare di questa occasione la prima partita giocata dai "Tot Insam" o "051" o come diavolo si chiameranno, è venuta solo giovedì scorso raccogliendo l'entusiasmo con il quale i ragazzi avevano accolto l'idea del progetto di una squadra unica per il prossimo anno. I cellulari hanno suonato come fossero dei Tam Tam, i gruppi whatsapp hanno sparso la voce come i segnali di fumo propagavano le notizie nelle praterie e al S.Agata si sono presentati in una trentina mettendo in imbarazzo l'allenatore della Reno nel dover scegliere i giocatori e i ruoli da assegnare.
La prima partita era contro il Modena, una squadra mista elite-regionale, così mi sembra di aver capito, da affrontare con una squadra mista e basta e non lo dico per giustificare la sconfitta (10-0) ma perchè è quello che è apparso più evidente. Giocatori fuori ruolo per adattarsi all'incastro e automatismi inesistenti hanno generato una gran confusione in campo appena supportata da una buona difesa che pur riuscendo a contenere il divario non poteva per sua natura suggerire il cammino per l'area di meta.
Nell'intervallo tra la prima e la seconda partita, stranamente, la concentrazione si è tenuta alta, forse perchè l'Afragola si è presentata con una squadra bella tosta, forgiata dal lavoro in palestra e imbottita di accademici compreso uno o più nazionali.
I ragazzi li guardavano giocare e vincere contro il Modena e cercavano di immaginare come sarebbe stata la loro partita, si interrogavano per sapere se avessero avuto il coraggio e la capacità di affrontare quelle masse muscolari ben strutturate o se fossero stati in grado di placcarli vista la velocità con la quale correvano. Li guardavano e si guardavano pensando a tutte le partite perse quest'anno con altre squadre compatte e toste come quella che dovevano affrontare da li a poco.
In effetti, per tutto il primo tempo le cose non sono andate molto diversamente da quello successo durante la stagione passata, ma all'inizio del secondo tempo, trovato un incastro di ruoli più equilibrato e dopo una mischia persa sulla spinta avversaria il pilone sinistro, in una pausa di gioco, ha gridato forte "Mischia, tutti qua", si sono chiusi in cerchio e si sono detti qualcosa sottovoce. Da quel momento la partita è cambiata, la mischia avanzava e le touche erano vinte e giocate con naturalezza dando più continuità alla conquista della palla, la difesa aggressiva ha poi schiacciato l'Afragola dentro i 22 lasciandola in quella porzione scomoda del campo per gran parte del tempo. Due chiamate di schemi in attacco troppo ambiziosi per il livello d'intesa in campo hanno negato il concretizzarsi del volume di gioco prodotto e un paio di placcaggi sbagliati sulle estremità del campo hanno consegnato ai napoletani un risultato più tondo del dovuto.
L'uscita dal campo dei ragazzi delle tribù della pianura questa volta non è stata mesta, c'era orgoglio di come si era tenuto il campo nonostante la disparità iniziale e c'era la consapevolezza del lavoro da svolgere, ma anche la fiducia e l'entusiasmo per affrontarlo.

Chi ha frequentato le pagine di questo sito sa che non sono il tipo che si concede a queste chiusure retoriche e consolatorie, ma quello che ho visto negli sguardi dei ragazzi e sentito nei loro commenti del dopo-partita era veramente una miscela di voglia e speranza, un ottimismo che raramente ho incontrato frequentando i giocatori delle nostre giovanili negli ultimi anni, una disponibilità assoluta che si è sintetizzata nella frase pronunciata, sullo sbattere della portiera della macchina, dall'ultimo ragazzo accompagnato a casa "Oh, grazie per tutto quello che state facendo per noi". Ecco, adesso il compito più difficile tocca agli adulti, quello di non deluderli.

Alessandro Zanardi - 09/05/2016
Quindi questa potrebbe essere la volta buona per creare una sorta di franchigia giovanile?
Se si chi ne farà parte?
esen - 10/05/2016
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