DIMMI COSA MANGI E TI DIRO' CHI SEI


I primi 800 grammi dei due chili accumulati in questo week-end li ho cominciati a prendere sabato, al terzo tempo a base di porchetta dell'amichevole tra i francesi di Parigi e i Lions di Via Valeriani, Non si sa come o perché i transalpini siano arrivati alla Barca, ma Biavati, che ha organizzato la partita, aveva garantito che non erano un granché e nel comporre la squadra che doveva sfidarli ha cercato "rinforzi" tra i giocatori U18 di Castello e Reno, tra quelli che "tutte perse nel campionato appena concluso", avevano una valigia di motivazioni forse più pesante dei rugbisti viaggiatori che avrebbero dovuto affrontare.
La classe dei francesi si è rivelata immediatamente, all'ingresso in campo, quando si è scoperto che entrambe le squadre indossavano una divisa nera. I parigini non hanno fatto una piega, si sono sfilati la maglia e l'hanno rigirata cambiandone il colore in bianco, nel più pratico dei double-face hanno dimostrato che in fatto di moda noi italiani possiamo anche competere ma che nella sua applicazione rugbistica siamo molto più indietro, almeno quanto lo siamo nel torneo delle sei nazioni.
La mischia era no-contest e anche i calci erano proibiti, insomma una partita fatta più per divertirsi che per farsi male, e in effetti, dentro e fuori dal campo, il divertimento c'è stato, e anche solo sentire gridare "le balon" "mêlée,mêlée" "poussée" e tutti gli altri termini francesi con i quali si declina il rugby ci ha fatto sentire un po' meno provinciali, per poi fingere di saperla lunga nel momento di urlare "touche" e guardare con un cenno di intesa gli ospiti come se avessimo tutti giocato nel Tolone.
Alla fine hanno vinto loro, anche se il primo tempo è stato equilibrato con i Lions che se avessero giocato così durante il campionato ne avrebbero vinte almeno un paio. Ma è nel terzo tempo che i francesi ci hanno surclassato, non solo nella quantità di panini ingurgitati e di vino scolato, ma nel modo con il quale hanno socializzato. Con sapienza e mestiere hanno animato il post partita con il voto all'azione più ridicola della partita, con la bottiglia di birra che ogni giocatore ha regalato al diretto avversario e i tanti altri espedienti di un modo e di una cultura del fare e intendere un rugby accogliente e coinvolgente, Alla fine sembrava che gli ospiti fossimo noi e forse in fatto di rugby è proprio così.

L'altro chilo abbondante l'ho preso a Pieve nel doppio incontro U14 dei Lyons Valnure 1 e 2 contro Reno e Pieve. Il punteggio finale è stato 71 a 17 per i piacentini, 47 a 5 nella partita con la Reno e 24 a 12 con il Pieve e siccome mi ero posizionato in mezzo ai due campi sui quali si svolgevano contemporaneamente le partite se dovessi fare una cronaca confonderei una partita con l'altra e quindi ci rinuncio e vado dritto alla sintesi finale: loro erano meglio di noi come tecnica, organizzazione del gioco e fisicità dei giocatori, oltretutto ne hanno messi in campo una cinquantina, tutti vestiti di nero che al terzo tempo sembravano più una colonia di formiche che una squadra di rugby.
Appena ho visto che al tavolo degli allenatori dei Lyons c'era un posto libero mi sono seduto e ne ho approfittato per domandargli come fanno loro ad avere in quantità e qualità quei risultati. Prima di rispondermi mi hanno guardato stupiti, come se li avessi presi in contropiede, poi, mentre qualcuno mi infilava un piatto di pasta ben cotta sotto al naso, mi hanno raccontato che in effetti non fanno niente di particolare, poco lavoro nelle scuole, qualche presenza nel sociale e tutto sommato sono più i ragazzi che si presentano spontaneamente di quelli che vanno a cercare. L'allenatore argentino mi ha poi spiegato che a Piacenza il rugby è una realtà già da molto tempo e che la cultura rugbistica è diffusa, le famiglie si fidano e i ragazzi si divertono. Boh, sembra tutto facile, però anche noi siamo qui dal 1928 e se non abbiamo gli stessi risultati forse ci sono altre ragioni...
Esco dalla sala del terzo tempo giusto in tempo per incrociare i giocatori dell'Under 16 del Pieve che hanno battuto i coetanei del Piacenza (non i Lyons ma quegli altri) per 67 a 10 e mi verrebbe da capovolgere tutto il ragionamento se non fosse che sui tavoli di fronte al bar trovo ogni ben di Dio esposto in piatti e vassoi contenenti cibarie colorate e all'apparenza molto gustose. Alla mia sinistra si stappa una bottiglia di frizzante e mi riempiono un bicchiere che non faccio nessuna fatica a scolarmelo mettendo da parte i miei pensieri.
E' la festa dei genitori che, vista l'ora, hanno trasferito sotto la tribuna dello Sgorbati il pranzo domenicale, torte salate, pinzimonio, polpettine, sformate alle verdure e ai formaggi, dolci al cioccolato e colombe tardive, fino ad un vassoio di ananas affettato e ricomposto, guarnito con spicchi di bionde arance dolcissime.
I genitori si abbuffano e si divertono, i ragazzi si fidano e la squadra senior è stata promossa al primo tentativo in C1.
Forse non è tutto così elementare ma vedendo quell'allegria mi verrebbe da pensare che le cose difficili diventano facili solo se si riesce ad affrontarle con l'umiltà dei semplici.
Questo è il rugby, bellezza.

Zaiot - 11/04/2016
Infatti i tuoi giudizi e commenti erano ottenebrati dalla panza piena infatti hai anche chiacchierato poco . In tribuna eravamo preoccupati. Morale della favola....tì sampar un ninein
M'arcopivatelli - 11/04/2016
Mo soccia, che pomeriggio!!
Il campo da regbi più bello (le stesse misure dell'Arms Park dove giocavano Phil Bennet, Garet Edwards, Barry Johnes e J.P.R. Williams), un giusto bagnato, il cielo nuvoloso. E poi in campo, vecchi e adolescenti Italiani e Francesi (dico, FRANCESI! non russi o spagnoli) che si sono affrontati e rispettati alla pari. E poi che porchetta, che vino, che belle facce, che ... bel pomeriggio da REGBI.
Che bel Biavati in braghini corti e felpa gialla!
Si direbbe roba d'altri tempi... e invece no, è roba di oggi! È ancora il regbi che ha reso leggendario il Rugby che adesso sta scagazzando fuori dal vaso.
L'unico piccoli difetto è che dovrebbe essere la squadra di casa a preoccuparsi di cambiare le maglie. Ma quei gentiluomini parigini si sono resi conto di quanto i Bologna Lions sono giovani e non li hanno voluti mettere in imbarazzo. E anche questi è il Regbi!
Grazie Lions di Alberto & Giorgio.
Anonimo - 12/04/2016
Pivatelli vecchio nostagico, renditi conto, ti fai dei viaggi che non esistono. Adeguati ai tempi, queste sono solo cazzate da dopolavoro.
l'umarel - 13/04/2016
Siamo nel 2016 , fortunatamente il RUGBY è cambiato. Basta ciccioni che con la scusa di giocare mangiano e bevono a dismisura , OK restare fuori dal campo a commentare il regby..... in campo devono andarci quelli seri , basta mischie no contest o altro questo NON è RUGBY.
M'arcopivatelli - 13/04/2016
L'anonimo non lo cago nemmeno, Tè invece che con ragione ti qualifichi come omarello (omiciattolo), ti faccio notare che le mischie per finta (no contest appunto) sono un'invenzione di questi tempi del politicamente corretto, dei diversamente abili, dei non vedenti, dei di colore ecc. Prima (non scrivo"una volta" per non farti paura) non era nemmeno ipotizzabile un ingaggio di mischia che sembra la canzoncina della Battaglia di Magenta. Mi dispiace per voi polli d'allevamento.
Fan di Gorgio Gaber - 13/04/2016
Hai ragione vecchio, siamo con te.
1 9 2 8 - 15/04/2016