SCOMMETTIAMO CHE...


Reno 15 Florentia 13

Se ci fossero stati degli allibratori alla Barca, così come ci sono all'ippodromo, di fianco alla voce "Reno Vincente" ci sarebbe stato 1, ovvero, in caso di vincita, avresti ricevuto tanto quanto ti eri giocato. E' ovvio che alla pari, nessuno avrebbe scommesso nemmeno un euro, come del resto nessuno avrebbe scommesso sul Florentia, nemmeno se fosse stato dato a 5, perché tra quel centinaio di tifosi presenti nessuno avrebbe mai pensato di barattare la speranza di salvezza per un piccolo tornaconto personale. Forse è anche per questo che alla Barca non ci sono i picchetti delle scommesse mentre alle corse dei cavalli si.
Il primo tempo si consuma in un giochicchio a centrocampo farcito di molti errori, un rugby interrotto spesso dai troppi falli nei raggruppamenti, puntualmente segnalati a casaccio dall'arbitro ma con una certa imparzialità. Così l'unico divertimento è stato quello di pronosticare l'esito dei piazzati, ce ne sono stati due per parte, influenzati da un insolito venticello, come di rado si vede in questo angolo di pianura dove al massimo tira un'arietta.
I primi due calci sono nei piedi dei fiorentini che giocavano a favore di vento, il primo centrato e il secondo no, poi è stata la volta della Reno che con il vento contro non è stata di peggio e ne ha trasformato in punti soltanto uno dei due.
Il vento alla fine non ha favorito nessuna delle due squadre ma ha solo infastidito le fidanzate dei giocatori che strette l'un l'altra cercavano di proteggersi da quel soffio pungente, aggiungendo anche questa alle tante prove d'amore a cui sono costrette le morose dei rugbisti.
Un deludente tre a tre stava accompagnando le squadre verso un poco meritato riposo quando l'arbitro ha concesso una punizione a favore del Florentia più o meno nel mezzo della linea di metà campo. Tutti si aspettavano, visto l'andazzo della partita, un'ordinaria corta ma sicura mentre invece il fiorentino calcia lungo come per cercare una touche vicino alla meta e tentare poi un carretto finale. Il vento spinge la palla verso l'esterno del campo ma poi, come se all'improvviso cambiasse direzione, la frena e la fa rimbalzare dentro, l'ovale, invece che proseguire per inerzia verso il fuori prende un rimbalzo matto e ritorna ancora più dentro sorprendendo tutti tranne uno. Un fiorentino, non si sa bene perché, non aveva dato nessuna fiducia al proprio calciatore ed era partito sparato alla rincorsa di una palla destinata all'out, bruciando in velocità tutti gli altri, anche quelli della Reno, che si stavano preparando lentamente ad una prevedibile touche. Ne è venuto fuori un calcio-passaggio che se fosse stato studiato non poteva venire meglio, portando il Florentia in vantaggio di 5 punti e lasciando con la mascella a penzoloni tutti quelli che pensano al viola come un colore che porta sfiga.
Nell'intervallo tra il primo e il secondo tempo se qualcuno avesse riproposto la scommessa di un Florentia vincente 5 a 1 ne avrebbe trovati parecchi disposti a metterci qualche euro, anche solo come risarcimento dei soldi che si sarebbero dovuti spendere in grog e cognac per compensare il freddo patito in "Una delle più brutte partite mai giocate dalla Reno negli ultimi anni". Cosi commentavano in tribuna i più fedeli sostenitori dei gialloblu, quelli che si possono permettere di dire cose di questo genere, vista l'assoluta parzialità con la quale hanno accompagnato la squadra nel bene e nel male negli anni trascorsi, quelli che possono essere sinceri e schietti nelle critiche con la stessa naturalezza con la quale avrebbero urlato, da li a poco, "Dai, Vai, Spingi" sostenendo il pacchetto di mischia nel carretto travolgente da cui è scaturita la meta che ha portato il punteggio sull'otto pari.
Alla trasformazione questa volta ci va il calciatore, quello buono, entrato nel secondo tempo, la posizione è centrale, leggermente spostata sulla destra, una breve rincorsa e... fuori, basso e storto come non si poteva nemmeno immaginare e non si sarebbe voluto vedere.
A questo punto anche quel pareggio striminzito sarebbe stato accettato come un risultato positivo, come se all'ultimo momento la scommessa da vincente si fosse trasformata, più prudentemente, in piazzato, oggi non era giornata e tutto quel viola in campo non aiutava certo ad essere ottimisti.
Tant'è vero che, pochi minuti dopo, i fiorentini in un'uscita da una ruck aprono sulla sinistra per un tre contro uno sorprendente per la facilità con cui è stato costruito e senza bisogno di sfruttare l'ala libera il centro segna cercando l'appoggio il più vicino possibile ai pali. Il vento contrario questa volta non aiuta e la trasformazione rimane corta di quel metro necessario per lasciare alla Reno la speranza di una vittoria con una meta trasformata negli ultimi 20 minuti della partita.
Il XV di casa ricomincia la rincorsa sulla parte di campo meno favorevole all'attacco alla mano, il terreno pesante rallenta la corsa dei trequarti e favorisce la difesa che oltretutto sfrutta costantemente la poca attenzione dell'arbitro alla linea del fuorigioco.
Il tempo passa e la tensione cresce, quello che si è perso nel godere del bel gioco si comincia a recuperare in emozione. Gli avanti della Reno prendono in mano le sorti della partita e metro dopo metro spingono gli avversari nei 22 e li costringono al fallo di sacrificio per arginare l'avanzata.
All'uscita dall'ultima curva il cavallo dato per vincente è in recupero ma ancora dietro di una lunghezza, il fantino con la casacca viola difende la posizione stringendolo alla corda e lavorando con il frustino, in tribuna il pubblico, con il biglietto della scommessa al vento, urla e incita alternando il più classico Reno-Reno al meno ortodosso "Cazzo-Arbitro non vedi che si buttano giù apposta?"
Alla fine l'arbitro lo vede e prima ne espelle uno e poi corre fischiando con il braccio alzato verso i pali. Meta tecnica allo scadere. La trasformazione, la più facile di tutte, ha anche il vento a favore ed entra lasciando solo una manciata di secondi da giocare.
Con un finale 15 a 13 è come se il cavallo dato per vincente ce l'avesse fatta soltanto per una incollatura e per di più solo dopo aver fatto una fatica bestiale, come è normale che sia in una corsa tra animali.

Zaiot - 14/03/2016
Se stavo a casa l'era mei....un quel acsè an l'aveva mai vesr
Albus Silente - 14/03/2016
Un match a tre per il peggiore in campo:
- arbitro;
- campo;
- squadre.

Ma mentre il campo lo si conosceva fin da prima del fischio d'inzio, per gli altri c'è da dire che hanno dato il massimo per conquistare l'ambita palma.

Un salomonico ex-equo per non far torto a nessuno, ed onorare tanto impegno. Tre oscar per il peggior in campo, tutti asseme appassionatamente.

p.s.: i fiorentini esplorano tutte le possibilità di fallo (quello di gioco), poi cercano di limitarsi su quelli che l'arbitro fischia; ma questo era talmente creativo che anche ciò manteneva una sua alea specifica, con esclusione delle palle storte (una sola fischiata nel finale) e dei fuorigioco (what it this?)..... Comunque non lamentiamoci: abbiamo vinto al 45' st con una meta tecnica, che per quanto sacrosanta fosse, in pochi fischiano.
Tiziano Taccola - 14/03/2016
Enzo, e volevi smettere di scrivere? Mi hai tenuto incollato al "pezzo" come non mai, col fiato sospeso per una partita "brutta da vedere" ma raccontata con arte!