IL PARADISO DEL MINIRUGBY


E' la seconda volta che vado al "Marco Rondelli" del Pilastro per vedere un concentramento di minirugby, e quando mi giro intorno, tra una partita e l'altra e vedo tutti quei bimbi che si tirano e si spingono, ridono e piangono, urlano e si divertono mi sembra di essere in paradiso, quello dei rugbisti, dove Marco di sicuro si trova e se la gode, Il Rondelli sembra fatto apposta per ospitare i concentramenti, due campi da 15 da dividere in tre, due campi più piccoli in testa, otto spogliatoi, parcheggi abbondanti e accesso facile da tutti i punti della città e della provincia.
Al Rondelli nessuna squadra sta mai ferma, in un paio d'ore al massimo si concludono i tornei e poi ci si può godere il terzo tempo in un'atmosfera comoda e raccolta.
Se noi rugbisti di Bologna fossimo delle galline ovaiole e non i quattro galli che siamo, faremmo del Rondelli il nostro pollaio per il minirugby, invece di beccarci sulla testa e stringerci nei pochi campi a disposizione eleggeremmo questo impianto come sede permanente per le domeniche dei piccoli rugbisti, ne guadagneremmo in praticità, confort e promozione, se abbassassimo quelle creste ingombranti e sostituissimo i chicchirichì con i coccodè troveremmo gli accordi giusti per fare la cosa giusta.
Dai Marco, dacci una mano anche tu, parla con i santi che hai intorno e con quella colomba bianca che a noi qua sotto sembra un piccione e viviamo con la paura che ci caghi in testa.

Zaiot - 01/02/2016
Si Marco aiuta tu che hai fatto del rugby soprattutto giovanile, una ragione di vita. Sei stato l'unico e forse lo sarai per molto tempo.nonostante i trabocchetti, gli scippi e i tradimenti hai continuato a credeci fino alla fine. Mi manca il tuo "bela Frenk" in eterno mio grande sponsor
Gilberto Pellegrini - 01/02/2016
Accidenti, Enzo! Quando fai questi articoli continui a farmi lacrimare. Sono lacrime di gioia (oltre che un po' di tristezza). Sembra proprio questo il destino dell'uomo: raccogliere i frutti dopo il proprio passaggio. Marco il ricordo di sé l'ha lasciato anche quando ci chiamava coi suoi soprannomi tipici (ognuno aveva il suo). Per cui in molti abbiamo un ricordo vivo di Marco, ma sicuramente la tua idea (una delle tante) potrebbe essere veramente "immortale", come Marco.
m'arcopivatelli - 03/02/2016
romano - 02/02/2016
Condivido la proposta e penso: "Chi ben comincia è a metà dell'opera".