OGGI TOCCA A ME


Reno 12 Firenze 10

Ogni allenatore ha il suo stile nel consegnare le maglie ai giocatori ancora negli spogliatoi poco prima della partita. Per alcuni è un rituale che si svolge in silenzio in un'atmosfera greve e carica di tensione, altri le lanciano in mezzo al vociare dei giocatori accompagnando il gesto con una battuta scherzosa. In mezzo ci sono mille casi diversi ma il giocatore, tutti i giocatori, quando ricevono la maglia la prima cosa che fanno è guardare il numero. Il più delle volte il numero e il conseguente ruolo non sono una sorpresa, è lo stesso provato nell'ultimo allenamento o è quello di sempre anche perchè non se ne sanno giocare altri, ma ci sono dei giocatori ai quali del significato tattico del numero che ricevono non gli importa un bel niente e sperano soltanto che sia uguale o inferiore al 15.
Non importa se la maglia da titolare te la sei conquistata in allenamento o se l'hai ricevuta per l'assenza o l'infortunio di un compagno, non importa se il numero non coincide con quello che sai fare meglio, non importa se prima della fine della partita, con il rugby che si gioca adesso, saresti entrato ugualmente in campo, quello che importa è avere la possibilità di toccare quella palla ancora vergine appena calciata dall'apertura avversaria o correre incontro al giocatore che ha raccolto il calcio e dargli con la prima placcata il segnale di chi dovrà affrontare nella prossima ora e mezza.
Oggi nella Reno di questi giocatori in campo ce n'erano parecchi e forse è questo il motivo per il quale la prima meta della partita i gialloblu, insolitamente, l'hanno segnata invece di subirla. 5 a zero con lo sfondamento della difesa del più grosso, quello che di solito rimbalza su tre difensori appostati sulla linea di meta ma questa volta, invece che accollarsi il sacrificio, si è tolto una soddisfazione.

La peggior cosa che possa capitare al giocatore nel giorno del suo debutto da titolare è di infortunarsi a pochi minuti dall'inizio della partita. Rabbia, sconforto, delusione si mischiano tra loro e si aggrovigliano in una pallottella che rotola sull'erba così da far sembrare il zoppicare nell'uscita come un salto ripetuto di quel grumo di brutte emozioni che ostinatamente si è infilato tra le gambe.
Se poi ad uscire sono due in un breve scorrere di minuti il problema non è più dei giocatori ma passa all'allenatore che si trova costretto a inventare sull'invenzione e trasformare il rugby in pallavolo facendo girare la squadra come fosse un cambio palla.
Il centro va all'ala e l'ala estremo, in una rotazione alla ricerca di un'equilibrio difficile da trovare vista la situazione già instabile in partenza, così nello scivolare dei ruoli scivola anche la palla dalle mani di un trequarti e rimbalza beffarda in quelle di un fiorentino che l'appoggia, ringraziando, al centro dei pali. 7 a 5 e la Reno continua a "girare" male.
Brutta partita, molti errori e una touche che non entra come al solito, il tempo finisce e ricomincia uguale, anzi peggio. Un piazzato del Firenze porta a 5 i punti di differenza, non è ancora break ma per vincere ci vuole una meta trasformata entro i 15-20 minuti che rimangono prima della fine della partita.

Negli anni passati una partita così dove la Reno faceva tutto, nel bene e nel male, il male superava il bene e alla fine perdeva. Oggi, però, quando ho visto gli ultimi due cambi entrare in campo, belli carichi per il rush finale e ho immaginato cosa passava nelle loro teste, ho pensato che la storia è storia perchè è passata e il presente è presente perchè la storia semplicemente la fa, il più delle volte cambiandola.
"Adesso tocca a me", avranno pensato gli ultimi due indiani della riserva nel dare quel cuccio decisivo che ha spostato la ruck, "Ci sono anch'io" avrà urlato la riserva della riserva nel sostegno al compagno prima o dopo che sbattesse la palla oltre la linea di meta nel bel mezzo dei pali del Firenze.
Alla fine uno striminzito 12 a 10 consegna la prima vittoria alla Reno, in una partita così-così dove però contava portare a casa i punti e iniziare con il piede giusto. L'anno scorso per salvarsi sono bastate tre vittorie e, anche se dubito che sia la stessa cosa, il primo passettino è stato fatto.

romeo - 01/02/2016
Sono sempre estasiato dal tuo raccontare il rugby. Grazie Enzo, meriteresti un rugby migliore.
??? - 01/02/2016
Mi affido al popolo dei rugbisti per lanciare un quesito. Ma quando gli allenatori sono due, e con due intendo uno ufficiale e uno "ombra", chi consegna le maglie? A che titolo le consegna? Per l'incarico federale che svolge o per semplice amicizia? E se lo fa semplicemente perchè glielo hanno chiesto vuol dire che anche tutte le altre squadre possono chiedergli un contributo tecnico e lui è "tenuto a darlo" in egual misura?
ec - 01/02/2016
Caro punti interrogativi, ti becchi un cartellino giallo, quando si fanno queste affermazioni ci si dovrebbe firmare.
Comunque penso che tu ti riferisca alla presenza a Modena del tecnico federale ritratto nella galleria fotografica della partita di domenica pubblicata sul sito del Bologna.e alle voci che giravano prima e dopo la partita che lo davano ben più attivo di quanto si possa vedere nella foto.
Anonimo - 02/02/2016
https://www.facebook.com/#!/photo.php?fbid=10208231090155713&set=pcb.10153373228397584&type=3&theater
e che dire di un allenatore squalificato per 45 giorni eppure all'interno del recinto di gioco ?
E' tutto un magna magna....
Anonimo - 03/02/2016
Piero.P - 01/02/2016
Domenica ho seguito la mia squadra del cuore in quel di Modena , sono rimasto sbalordito perche' ho visto il Tecnico quello che ??? definisce "ombra" del 1928 impartire ordini col telefonino , niente di speciale , solo non al tecnico ufficiale ( Bandieri ) ma direttamente ai giocatori durante le soste ( infortuni, acqua ) . Anche alla fine del primo tempo si e' rivisto chi e' il vero allenatore , Bandieri seduto solo sulla panchina , i giocatori e dirigenti sotto la tribuna davanti a BAFFO in religioso ascolto. PERCHE' non ufficializzare il tutto?
epurato da Q.che C. - 01/02/2016
Dennysperma - 01/02/2016
Bell'investimento federale quello del centro di formazione di Bologna che in un solo colpo paga:
Allenatore del centro di formazione il signor Aldrovandi,direttore tecnico delle giovanili del 1928 e tutor del centro di formazione che veste anche i panni del misterioso "allenatore ombra" della prima squadra.
Zanardi - 01/02/2016
??? - 01/02/2016
Sinceramente mi permetto di dissentire dalla sua affermazione per due motivi. Il primo è che se avvallassi la sua tesi svilirei il ruolo dell'allenatore che sinceramente, in tutte le discipline sportive, mi sembra tuttaltro che irrilevante. Il secondo è che qui ci stiamo chiedendo se sia normale che un tecnico pagato dalla Federazione presti i suoi servizi ad una sola società e non come sviluppo del movimento rugbistico complessivo. Ma credo che la risposta non spetti ne a lei ne a me.

M'arcopivatelli - 01/02/2016
alberto natale - 01/02/2016
ahahah... mi viene in mente un vecchio slogan della Telecom: "il telefono. la tua voce"
Ogier Gian Luca - 02/02/2016
Se mi e' consentito non condivido il pensiero del sig. Zanardi. Saro' sempre grato di chi mi ha allenato , chi più - chi meno mi ha fatto capire quanto e' bello questo sport .In particolare il MITICO prof. MINARDI
Amico del giaguaro - 04/02/2016
IL dott. Zanardi sostiene che il mister non è determinante?
Ma dove gioca, nella Reno?

Comunque battute a parte, se allena bene ed è bravo è determinante, eccome.
Come pure se non è bravo ed allena poco e male è determinante, perchè fa meno danni...

Comunque se l'allenatore anche sceglie solo chi mandare in campo, chi mandare in pachina e chi in tribuna (cosa che fa abitualmente) è decisivo, eccome.... anche per creare o distruggere un ambiente...