LA PARTITA PIU' BELLA DELLA STAGIONE


Questa partita si racconta dalla fine, con il punteggio sul 31 a 29 per la Reno e il mediano del Pieve che prepara la palla, a tempo ormai scaduto, per la trasformazione della meta fatta nell'ultima azione della partita.
Vi lascio immaginare la tensione che c'era in campo e sulla tribuna, i giocatori della Reno si erano schierati sulla linea di meta, pronti a scattare appena fosse iniziata la rincorsa mentre il calciatore del Pieve cercava la concentrazione guardando la palla e i pali, la palla e i pali, la palla e i pali...
Il calcio era relativamente facile, dentro ai 22 metri in posizione centrale, appena spostato sulla sinistra dei pali, un piazzato di quelli provati a decine alla fine degli allenamenti ma questa volta era diverso, questo calcio decideva l'esito della partita e l'emozione si mischiava con l'abilità, la determinazione con la paura di sbagliare il gesto individuale con la responsabilità collettiva.
La rincorsa parte, nel silenzio più assoluto si sente nitido il colpo del piede sul pallone che si alza con la giusta rotazione e vola verso i pali ma, nel discendere, colpisce quello sinistro e rimbalza in campo. I giocatori della Reno, ormai a un metro dal punto del calcio urlano, saltano e si abbracciano mentre il calciatore del Pieve si piega sulle ginocchia e si mette le mani tra i capelli, nel suo gesto si legge la delusione ma non c'è il tempo perchè quest'emozione si trasformi in sconforto, i suoi compagni gli sono corsi al fianco e l'abbracciano anche loro, come se avesse centrato i pali e pareggiato la partita.
C'è da essere orgogliosi di questi ragazzi e del nostro sport che li mette in condizione di affrontare queste situazioni e di risolverle con la maturità di chi sa gioire e soffrire con la stessa intensità, nell'incondizionato sostegno reciproco e accettando l'errore o il gesto tecnico vincente come un fatto collettivo, dividendone il premio o la pena.
Oggi questi ragazzini di 14 e 15 anni hanno dato una lezione morale e di comportamento e tutti noi ex giocatori, dirigenti e genitori che eravamo andati a vederli giocare, quegli applausi prolungati con i quali sono stati accolti all'uscita dal campo dal pubblico raggruppatosi di fronte agli spogliatoi, in una specie di estensione del loro corridoio, erano sinceri e sentiti, un ringraziamento per quell'ora di divertimento ed emozione che ci hanno fatto vivere.
Si perchè, oltre al punteggio in bilico fino alla fine, i ragazzi hanno giocato una gran bella partita, esplorando soluzioni tecniche adeguate al momento e alle necessità dell'evoluzione del gioco, sostenute da una difesa e da una prestanza fisica di ottimo livello.
Solo per dare un'idea della qualità tecnica e della competenza espressa da entrambe le squadre, sempre in relazione alla loro età e al loro stadio di formazione, citerei due esempi.
Verso la metà del primo tempo con il punteggio sul 7 pari, una placcata alta dell'estremo della Reno costringe i padroni di casa a giocare in 14. Il Pieve per 10 minuti cambia totalmente il suo modo di giocare, sostituisce il suo caratteristico avanzamento di mischia con calcetti dietro le linee accompagnati da una buona pressione. Prima che l'estremo ritornasse in campo e i giocatori del Pieve ricominciassero a giocare come di solito fanno, i biancoblu avevano segnato tre mete e messo la Reno nella condizione di dover recuperare un divario di 17 punti.
Il secondo esempio ha per protagonisti l'apertura e il flanker della Reno. Sul finire del tempo l'apertura su una palla in uscita da una ruck, calcia profondo e si lancia in una rincorsa che si conclude con un'eccellente placcata all'estremo avversario, il primo giocatore della Reno che si presenta sui due a terra non è un centro o l'ala, come ci si potrebbe aspettare ma il numero 7 che invece di rimanere agganciato al raggruppamento, intuendo l'opportunità e facendo affidamento sulle sue doti fisiche, si è lanciato in un sostegno poi dimostratosi vincente, con raccolta della palla e meta al centro dei pali.
L'inizio del secondo tempo vede la Reno ancora sotto di 10 punti e un gran problema da risolvere: come attaccare una squadra con un'ottima mischia e con dei trequarti che affrontano gli avversari senza soggezione, difendendo e rimpallando i tentativi di perforazione della linea.
Dopo aver tentato per una decina di minuti di forzare per vie interne la difesa del Pieve, il 10 della Reno, sacrificando le sue caratteristiche e rinunciando all'azione dei ball carrier, cambia gioco e ritmo cominciando ad aprire in velocità tutte le palle nel tentativo di aggirare la difesa al largo e puntando sulla velocità dei suoi compagni.
La strategia di attacco è quella giusta e a cinque minuti dalla fine la Reno, con tre mete segnate, si porta in vantaggio di 7 punti.
A questo punto, se il regolamento lo avesse permesso, i trequarti del Pieve avrebbero potuto rientrare negli spogliatoi, perchè la palla non si è più allontanata dal pacchetto di mischia fin tanto che, allo scadere del tempo, dopo ripetuti e insistenti corpo a corpo tra gli avanti, un grosso del Pieve non ha trovato un varco è ha depositato la palla oltre la linea di meta.
Adesso se volete potete ricominciare a leggere dall'inizio oppure semplicemente pentirvi di non essere venuti alla Barca per assistere a questa che, in barba a tutti i preconcetti, si è dimostrata la più bella partita della stagione. In alternativa potete sempre aspettare una decina d'anni e rivedere gli stessi giocatori in Serie B o chissà dove, senza però poter dire "Lo avevo già visto quello lì, era già buono quando giocava in Under 16".

Michele S. - 25/01/2016
Grazie signor Calabrò per avermi fatto rivivere la partita vissurta ieri dagli spalti curva Pieve, sono molto orgoglioso dei giocatori, noi genitori, come al solito, abbiamo non siamo ancora alla loro altezza
Umberto Saba - 25/01/2016
Guardi che non succede solo nel vostro sport, anche negli altri giochi di squadra. Ad esempio, legga mò quà :

Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l’amara luce.
Il compagno in ginocchio che l’induce
con parole e con mano, a rilevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.
La folla- unita ebrezza - par trabocchi
nel campo. Intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
Pochi momenti come questo belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.
Presso la rete inviolata il portiere
- l’altro - è rimasto. Ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasta sola.
La sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
Della festa - egli dice - anch’io son parte.
ec - 25/01/2016
In effetti la solidarietà di squadra non è un'esclusiva del rugby, ma nel rugby la partecipazione al dolore morale si accompagna a quella del dolore fisico, intendo dire che quando un giocatore si prende una stracciata nel passare al compagno il consolare e/o perdonare l'errore del compagno che ha ricevuto il passaggio acquista un altro significato. Il sostegno disinteressato anche a costo di una sofferenza fisica vissuta gioco forza individualmente aggiunge alla solidarietà di squadra qualcosa in più della semplice compassione il "patire con" è diverso dal "patire per" e accettarne le conseguenze qualunque esse siano. Qui siamo vicini al Vangelo, un po' oltre la Carta Costituzionale.
M'arcopivatelli - 25/01/2016