RACCONTO DI NATALE


A vederli tutti ammassati all'entrata della scuola, mischiati agli altri studenti in attesa del suono della campanella, quel manipolo di rugbisti non si poteva di certo riconoscere, solo quando la massa cominciava a muoversi se ne vedevano alcuni avanzare zoppicando, si distingueva, tra i tanti, qualcuno con dei vistosi lividi sul viso o altri che si tenevano con la mano il costato, ecco quelli erano i rugbisti, la scuola era il Serpieri e l'anno il 1971.
Tra gli studenti correva la voce che chi giocava a rugby, grazie all'influenza del professore di ginnastica, aveva la promozione assicurata ma non era vero, il 6 se lo dovevano guadagnare studiando, come tutti gli altri, l'unico vantaggio che i rugbisti avevano era che al lunedì non venivano interrogati, più per compassione nel vederli tutti ammaccati che per simpatia.
Al Serpieri il campo da calcio dietro la palestra non aveva le porte, al loro posto erano stati montati, come in un college inglese, i pali da rugby e come in una scuola anglosassone per due giorni alla settimana, finite le lezioni, chi voleva poteva fermarsi per gli allenamenti. Roberto era sempre il primo ad arrivare, aveva appena cominciato a giocare e aveva bisogno di aggiustare il passaggio, piccolo e gracile com'era aveva scelto, o meglio era stato costretto nel ruolo di mediano di mischia e prima di cominciare a fare delle navette con tutti gli altri passava un po' di tempo a sparare delle legnate con la palla contro il muro, giusto per allungare il passaggio di quel metro o due e guadagnarsi il posto di titolare alla domenica.
Tra le aule e il campo c'era un meleto, un filare di renette, quelle meline con la buccia butterata di puntini neri e delle chiazze color ruggine. Sono bruttine da vedere ma particolarmente gustose e Roberto guadagnava tempo pranzando con un paio di quelle mele staccate dai rami mentre gli altri si fermavano in mensa per mangiare un piatto di maccheroni o un panino.
Tra un morso e un'altro Roberto aveva quasi finito di cambiarsi quando Carlone entrò nello spogliatoio buttando rumorosamente la borsa per terra. Tra i due non correva molta simpatia, Roberto era di sinistra, si dichiarava trotzkista ma se gli si fosse stato chiesto di scriverlo avrebbe sciupato tre o quattro tentativi prima di prenderci, mentre Carlo era di destra o almeno così pensava di essere coniugando la voglia di cambiare il mondo con quel po' di prepotenza tipica e necessaria per un pilone qual'era.
Al freddo "Ciao Carlone" di Roberto non fa eco nessuna risposta, dieci secondi di silenzio prima che Carlo, con il suo vocione tonante, impartisca l'ordine "Dami la mela, pulce". "Vattela a prendere, sono lì fuori, gratis, per tutti" risponde Roberto. Carlo si avvicina, strappa la mela dalle mani dell'altro, gli da un morso e la butta per terra, poi la pesta riducendola in una poltiglia biancastra e si piazza davanti a Roberto con le mani sui fianchi guardandolo fisso con aria di sfida.
Mentre urla "...allora sei proprio uno stronzo" Roberto pensa rapidamente se era il caso di partire con un pugno sul grugno di Carlo, poi vista l'assenza di qualsiasi forma di guardia, la posizione favorevole e valutato l'effetto sorpresa sferza con tutta la forza che ha un gancio secco sul mento di Carlo. Il rumore dell'impatto è veramente notevole ma lo spostamento del mento è praticamente impercettibile,
Come se non aspettasse altro che quello scatto di rabbia per giustificare la reazione, Carlo con calma sussurra "adesso son tutti cazzi tuoi" e comincia a menare a due mani sul volto di Roberto, prima l'occhio, poi il naso, un dritto sul labbro e una sventola sull'orecchio... Roberto, in balia dell'energumeno, si rifugia in un abbraccio il più stretto possibile, un po' per evitare i colpi ma sopratutto per sporcare con il suo sangue la polo candida di Carlo e sperare che quello che non è riuscito a fare lui lo possa fare la madre del Carlo nel vedere quella maglia appena lavata e già tutta macchiata.
Non si sa se Roberto ha giurato "Io a rugby non ci gioco più" mentre ancora le stava prendendo o tornando a casa dopo essere stato separato dai compagni di squadra appena entrati nello spogliatoio. Il giorno successivo e anche quello dopo ha girato al largo dalla palestra, dal campo e anche, nell'intervallo tra le lezioni, dai luoghi dove era abitudine incontrare i rugbisti. "Manca una settimana alle vacanze di Natale" pensava "e al ritorno si saranno scordati di me, come io spero di loro".
Roberto non immaginava certo che nei giorni passati a nascondersi tutta la squadra era invece impegnata a discutere dell'accaduto e a cercare di risolvere la situazione, prima che l'allenatore se ne accorgesse, prima che si giocasse l'ultima partita dell'anno, prima che quel deficiente di Carlo si scordasse della stronzata che aveva fatto. Prima di tutto era indispensabile che Roberto ritornasse a giocare per dimostrare che nel rugby sono tutti importanti e tutti meritano rispetto. Così quando il venerdì con il capitano in testa hanno chiamato Roberto "perchè Carlo ti vuole parlare" sapevano di aver fatto tutto il possibile per risolvere il problema ma nessuno era sicuro di esserci riuscito, in fondo chi doveva dimostrare di aver capito nel bene e nel male come ci si comporta da rugbisti erano Carlo e Roberto.
"Scusa" ha detto Carlo "ho capito di aver sbagliato, non solo martedì con te, ma ho sbagliato molto nella vita fino ad ora, torna a giocare, ti prego, fallo per me ...e anche se sei tristo che puzzi non vorrai mica lasciarci nella merda domenica contro il Rovigo?"
Due secondi importanti per Roberto, due secondi da mediano, quelli necessari per valutare tutto e fare una scelta, la migliore scelta possibile per se e per gli altri, assumersi una responsabilità e dare fiducia, capire cosa è meglio per tutti e ritrovarsi a proprio agio. Essere umili o far prevalere l'orgoglio?

Il centro buca e si allarga sulla sinistra, l'estremo lo placca e si forma una ruck, Roberto prende la palla in mano, l'apertura è in ritardo e non chiama il passaggio, non c'è scelta, Roberto attacca le guardie, finta un passaggio all'interno e si infila oltre la linea del vantaggio, davanti a se una prateria con l'estremo ancora per terra si ritrova con 30 metri di campo libero e un'ombra alle sue spalle, Carlo è in sostegno, gli corre dietro sapendo benissimo che non sarà utile ma lo accompagna ugualmente verso la meta, anche solo per abbracciarlo dopo che Roberto appoggerà la palla a terra.
Carlo e Roberto hanno giocato assieme fino a che hanno potuto, quando ha smesso Carlo è diventato un arbitro, di quelli buoni, quelli che sbagliano poco e sanno farsi rispettare, è diventato un "giusto" uno di quelli di cui ti puoi fidare. Roberto sono io, che sto scrivendo e non ho mai smesso di giocare, di vivere la vita come fosse una partita di rugby con una squadra intorno, se è possibile.

Zaiot - 28/12/2015
Anche io ero presente... E tu dicesti...almeno gli ho spocato la maglia di sangue. Carlone in Galles mi ha tirato un cartone al mento , ho ancora la cicatrice. Ora è diventato l'amico per sempre
Carlone - 28/12/2015
Mi avete commosso brutti stronzi...Anche se Roberto dimentica che oltre ad essere un buon mediano di mischia, era la zecca, piattola, mosca più spaccamaroni che in quegli anni io abbia conosciuto. L'episodio è vero tranne in qualche sfaccettatura , vero però che come in tutte le storie a lieto fine mi ha cambiato la vita ( la Lella ha contribuito il suo giusto ).
M'arcopivatelli - 28/12/2015
Molto edificante, a te Charles Dickens non ti fa neanche una pugnetta.
Però, a nome dei Piloni Comunisti ho qualche remora su quel piccolo FASCIO di tutte le erbe.

Auguri di FELICE 2016 a tutti quelli che ci saranno!!
Zaiot - 28/12/2015
Carlone non era un pilone ma una terza n.6.
Comunque a essere sincero, il rugby mi ha aiutato a scuola, alcune sufficenze erano molto politiche
paolo boldini - 28/12/2015
Bello e scritto bene come tutte le brevi storie autobiografiche,a proposito anche l'inizio fino al periodo che recita... LA scuola era il Serpieri l'anno il 1971 poteva essere una perla di mirabile sintesi.Auguri di cuore
Melega - 28/12/2015
A De Amicis de noartri hai riscritto il libro cuore con "Franti" Carlone, lo sveglio "Garoffi" Roberto, e il buon capitano "Garrone" insomma mi hai fatto inumidire il ciglio con questo fulgido momento di rugbystica amicizia.Auguri di un buon 2016 a tutti!!!!!!!!!
M' - 28/12/2015
Ah Ppiero Dorflese, ma vvedi d'annatten' aff....
M' - 28/12/2015