UN DERBY CALEIDOSCOPICO


Bologna 7 Reno 16

Questa volta il derby l'ho visto dalla tribuna stampa, che all'Arcoveggio sono quelle quattro o cinque poltroncine uguali a tutte le altre, nella fila più alta dietro a un tavolo al centro della tribuna. Mi metto qua, ho pensato, così posso prendere appunti appoggiato comodamente senza rischiare di perdere la matita o stropicciare il nuovo blocchetto. Alla fine però, tutto quello che mi è parso rilevante non riempiva nemmeno una pagina. Il derby è tutto qui: una bella azione del Bologna nei primi minuti con in dote una meta trasformata e un piazzato facile della Reno. Nel secondo tempo, un'ottima percussione degli avanti della Reno con meta trasformata e una giocata dei trequarti del Bologna, tra due piazzati della Reno, fermata solo un metro prima della marcatura. In tutto quattro o cinque minuti di gioco.
Seduto alla mia sinistra c'era l'osservatore del Modena che invece continuava a scrivere, annotava, metteva crocette, richiami, numeri e anche nei 75 minuti che a me è sembrato non succedesse niente lui stava sempre lì a scrivere annotando una quantità infinita di touche, mischie, schemi... Ogni tanto buttavo un'occhiata al suo quaderno come si fa a scuola con quello del compagno di banco durante un compito in classe, sono stato tentato anche a copiare ma non sarebbe servito a niente perchè mentre lui faceva degli esercizi di matematica io dovevo inventarmi un tema.
Una partita di rugby può essere letta in diversi modi, c'è chi cerca lo spettacolo, il bel gioco, chi osserva solo il giocatore per il quale è venuto fin qua, amico o fidanzato che sia, c'è chi se ne intende e vede solo gli aspetti tecnici e chi vede solo il colore delle maglie per cui tifa e gli va bene qualsiasi cosa, basta che si vinca.
Solo quando c'è un'azione decisiva, quando si è a un metro dalla linea di meta o un'apertura veloce con i tre quarti lanciati che allungano la falcata e divorano metri o una maul avanzante che sembra inarrestabile, solo allora tutti i punti di vista si focalizzano in un unico punto, il caleidoscopio si ricompone e si vive quel momento tutti assieme in un urlo, un movimento del corpo, in un moto concreto capace di rendere materia un'emozione condivisa.
Così, se immaginiamo una partita di rugby come fosse il moto ondoso di un mare di emozioni, la domanda se questo derby è stata una bella partita sarebbe banale e la risposta sarebbe un semplice no, meglio domandarsi, allora, se ci siamo divertiti se le onde che abbiamo cavalcato erano quelle dell'Adriatico o quelle dell'Oceano Atlantico. In questo caso la risposta è diversa per ognuno di quelli che c'erano e chi non c'era non potrà mai saperlo.
Anche chi non c'era, però, ha diritto di essere informato e visto che alla fine questo sito si propone, tra l'altro, di dire in giro quello che succede, cercherò di descrivere cosa è accaduto tra un'onda e un'altra.
la Reno se l'è giocata con gli avanti cercando anche quando apriva di riportare il gioco vicino al pacchetto di mischia e provando di far valere la supremazia di quel reparto. Ne è scaturito, quindi, un gioco chiuso, fatto di impatti e percussioni, molto fisico e spezzettato,
Il Bologna, al contrario, ha tentato di dare aria ai suoi attacchi, ha cercato di dare velocità al movimento della palla per trovare nello spazio maggiori possibilità di superare gli avversari, La buona difesa della Reno e gli errori nei passaggi, hanno però impedito alla palla di arrivare con la giusta rapidità ai terminali dell'attacco rossoblu e il più delle volte il gioco si è fermato all'altezza dei centri ricreando così quella situazione di gioco spezzettato più favorevole alla Reno.
Un punteggio così basso, nonostante il terreno asciutto, può far immaginare il tipo di partita giocata, molte ruck, molti falli, molte mischie, molti calci, molte touche, molti "dai dai" pochi "vai vai". Una partita dove solo sul finale c'è stata più di una meta di differenza tra le due squadre, una partita dove l'ansia ha prevalso sulle emozioni, dove c'era tempo per chiacchierare con il vicino e, tra due risate, passarsi una bottiglia di limoncello.
Una partita dove l'esperienza ha prevalso sull'entusiasmo, più adatta alle caratteristiche dei giocatori della Reno che ha schierato dall'inizio i tre rumeni dando solidità nei ruoli e nei gesti tecnici che più servivano per portare a casa il risultato.
Anche questa volta le mete le hanno fatte gli italiani ma questo derby lo hanno vinto i rumeni.

alberto natale - 14/12/2015
Dai Enzo... i fratelli Frangulea sono italiani e cresciuti rugbysticamente in Italia. Continuare a definirli rumeni sa un po' di esterofobia, manco fossero stati rapiti ai Sabini, o sottratti con l'inganno alle famiglie di origine :-)
Luciana - 14/12/2015
a voler essere precisi la Fir li considera tutti e tre comunitari (i Frangulea di formazione Italiana e Murgulet di formazione straniera), sono tutti e tre nati in Romania quindi, senza nulla voler togliere a loro che mi stanno molto simpatici tutti e tre, direi che non sono Italiani ma Rumeni :-) :-)
ec - 14/12/2015
M'arcopivatelli - 14/12/2015
"Dài dài" contrapposto a "vai vai". A dire poco, geniale, Hai reso in dodici lettere tutta una partita! Sono veramente felice per te. Il Gianni Brera del regbi. Chissà quante soddisfazioni avrai dato alla maestra, quando eri piccino!
FACCAGARE - 15/12/2015
Anonimus - 14/12/2015
Grande spettacolo ieri all'Arcoveggio.
Rugby frizzante, partita bellissima, la Reno la mette sulla corsa con una formazione di maratoneti, i rossoblù sulla disciplna e sul gioco di squadra.
Fantastico siparietto alla fine con Fava e l'arbitro che si contendevano la palma di migliore in campo.
L'osservatore dei cantieri - 15/12/2015
i numeri 6 - 19/12/2015
Ma alla fine,chi ha vinto?
Anonimo - 19/12/2015
alberto natale - 20/12/2015
Caro Enzo, non voglio sembrare spocchioso, ma con "moule" hai riproposto lo schema delle vongole in fondo alla classifica...
ec - 21/12/2015
alberto natale - 22/12/2015
maul
ec - 23/12/2015