ELEGY FOR A DEAD ADMIRAL


Cosa centra l'Elegia per un Ammiraglio morto di Jack Vettriano con una partita di rugby? Centra, intanto è un bel quadro, come è stata una bella partita quella di domenica alla Barca, poi esprime una notevole carica emotiva come quella che si è vissuta fino all'ultimo minuto nell'incontro che doveva decidere se la Reno aveva ancora delle chance per uscire dal pantano del girone salvezza. Anche la malinconia elegiaca centra qualcosa con l'atmosfera che si respirava nel dopopartita visto l'esito di un match ben giocato e perso per un solo striminzito punto.
Poi basta, non c'era nessun Ammiraglio morto, anzi le speranze di salvezza sono ancora ben vive in considerazione della costante crescita della qualità del gioco, non c'era nemmeno quella bellissima signora in rosso o meglio non c'era molta gente in tribuna a sostenere la squadra in questa partita decisiva. non c'erano i suonatori di violino, le rose rosse e le onde del mare ma c'erano delle tigelle deliziose, di quelle un po' soffici ma ben cotte.
Mi verrebbe da non raccontare niente della partita per punire tutti quelli che non si sono fatti vedere, forse attratti dal ponte, forse già satolli con la vittoria del derby, forse stanchi dopo aver scritto per tutta la settimana commenti stupidi tra le pieghe del sito o forse intenti a recuperare le forze in attesa del prossimo derby che si gioca domenica prossima.
Mi verrebbe da saltare questo giro però l'ultimo quarto d'ora della partita merita due parole: una risalita paziente del campo da una mischia nei 22 con la palla custodita in decine di punti di incontro, protetta e fatta avanzare metro dopo metro con piccole corsettine e tanti spintoni, il lento remare controcorrente merita una menzione.
In tribuna, mischiati con gli indigeni, c'erano diversi spettatori venuti da Parma e mentre la Reno risale il campo le incitazioni si confondono e si alternano a seconda se è l'attaccante a prevalere di quel metro o il difensore a guadagnare un centimetro o a stoppare per un attimo l'avanzata. Una battaglia fisica e tecnica dove i giocatori capiscono a cosa serve tutto quell'allenamento fatto durante la settimana.
Esaurite tutte le sostituzioni le due squadre sono ancora separate da 6 punti e il Parma gioca con il vantaggio del tempo che passa e quello di una meta che deve essere per forza trasformata, non c'è pareggio, quei due punti che spesso risultano superflui questa volta decideranno la partita sempre che la Reno riesca a segnare.
Risalire tutto il campo alla mano è una fatica bestiale ma i gialloblu, dopo mille ruck, quando conquistano un calcio di punizione sulla linea di centro campo non ci pensano nemmeno a calciare, palla al grosso che si spatacca contro il primo che incontra e di nuovo palla a terra, copertura, ripartenza, smack, palla a terra copertura e ripartenza, spatataf, palla a terra copertura, apertura, un passaggio e pack, palla a terra, copertura....
Il tempo passa e i giocatori sembrano tante formichine che si passano la briciola, si avvicinano alla linea di meta lentamente, percorrendo una strada contorta, seguendo più l'istinto che la ragione, si avvicinano ad un punto in fondo al campo che li attrae come fosse un magnete. La palla nel suo procedere lascia sul campo espulsi e infortunati, ma continua ad avanzare, ormai è dentro alla linea dei 22, la meta è lì a un passo e mai la metafora ha coinciso così tanto con la realtà delle cose.
Adesso io non so voi come vi divertite, leggendo un libro, ascoltando della musica, un film, una bevuta e quattro risate con gli amici, una partita a carte o un risiko, ma raramente io mi sono divertito tanto come in quei 15 minuti, ho urlato, incitato, sperato, tremato, ho cercato conforto negli altri, trattenuto il respiro... una gran bella emozione coinvolgente, inferiore soltanto a quella che si sarebbe provata se si fosse vissuta in campo, nel fare le cose invece che guardarle.
Mancano meno di 60 secondi alla fine della partita e la meta non è ancora arrivata, quello che fino a poco prima era quasi una certezza adesso comincia a essere poco più di una possibilità, i parmensi o parmiggiani, insomma gli altri si difendono bene e per le linee diritte, quelle che portano al centro dei pali non si riesce a passare, la soluzione di aprire la palla e aggirare la difesa sembra, a questo punto, l'unica soluzione possibile. Così è, l'ovale esce veloce da una ruck e arriva al secondo centro che di forza si tuffa in meta ma molto, molto laterale. Parma 30, Reno 29 con due punti ballerini sulla punta del piede dell'apertura che sistema la palla proprio lì, sotto la tribuna immersa in un assoluto silenzio.
Rincorsa breve, calcio, la palla si alza, non tanto, si avvicina ai pali, non abbastanza e cade a terra sulla sinistra senza superare la traversa.
Gli amatori esultano come se avessero segnato una meta, l'arbitro fischia e tutti quanti ricominciano a respirare.
Il saluto a centrocampo è stato frettoloso, c'era un gran voglia di riunirsi sotto la tribuna, giocatori e tifosi, in un applauso prolungato come fosse un abbraccio consolatorio e fraterno, un modo di prolungare quell'emozione degli ultimi minuti della partita, non importa se questa volta si condivideva il dispiacere e non la gioia della domenica scorsa, in fondo è quell'emozione che straripa dagli ottanta minuti che si va cercando, in un campo da rugby o in una spiaggia deserta, con le rose e i violini o con il vino e le tigelle.

romano - 07/12/2015
Come sei stato indulgente a non raccontare delle almeno quattro superiorità numeriche ed in un caso addirittura per alcuni minuti di un 13 contro 15. Per sorvolare poi sul fatto che poteva essere prevedibile che l'apertura gialloblù, mio personalissimo "man of the match", al termine di 80' tiratissimi potesse non essere in grado di arrivare a centrare i pali da una posizione così angolata e che sarebbe stato opportuno cercare di marcare la meta della speranza nella posizione più centrale possibile. Comunque concordo con te per quanto riguarda la vivacità dell'incontro. Ottanta minuti coinvolgenti. Peccato sia mancato il sostegno del pubblico di parte "bolognese". Che dipenda dalla conoscenza del gioco? Come diceva Villepreux:<Prima qualità per un giocatore di Rugby>.
M'arcopivatelli - 07/12/2015
Meno male che l'effetto di quell'acido ti è passato alla sedicesima riga!
Anonimus - 08/12/2015
La prima meta di Parma è nata da un centro che si è infilato tra un pilone ed un pilone schierato in seconda che per la differenza di velocità hanno guardato impotenti.
La terza e la quarta mete di Parma sono stati due regali di tali dimensioni che hanno fatto pensare ai parmensi di poter già andare sotto la doccia.
Per questo dopo hanno sottovalutato la reazione dei ragazzi.
Signor redattore, sarà stata anche una bellissima partita, ma vi sono stati tanti di quegli errori da far drizzare i capelli.
Sempre buona la grinta e l'impegno dei ragazzi, ma non è stata un gran partita.
Molto positivo Pesci n. 8, ma Murgulet sta meglio in prima, e Vito ha un altro passo.
Piuttosto lascia Murgulet in prima e metti Vito in seconda.
Poi Ruggeri farei fatica fargli fare un tempo in panchina
L'Orda è messa in campo molto meglio, e lì certe ""soluzioni"" non si vedono, per fortuna.
E lì lo spogliatoio non è in subbuglio, lì ci divertiamo.
Solo un tifoso e non un allenatore manca - 08/12/2015
Caro Anonimus…..mi sembri tanto uno di quei tifosi del calcio che intervistati fuori dallo stadio sembrano essere nati allenatori…….io avrei fatto così, poi avrei cambiato quello lì…..l’avrei messo a giocare di là….
e poi confrontare l’Orda…..va bè si allenano (quando ne hanno voglia e se ne hanno voglia), giocano (un campionato UISP con una partita sì e nò al mese), ci mancherebbe anche che non prendessero tutto con allegria e divertimento!!! Del resto basta leggere il pagellone delle loro partite per capire il tenore dello spogliatoio!
Vincenzo orda balorda - 10/12/2015
L'Orda si allena due volte a settimana e gioca una volta ogni due. Provare per credere. Il nostro spogliatoio e' bello e brutto come gli altri.....chi cita l'Orda sarebbe bene che svelasse la sua identità.

Baci e saluti
Bruce Wane - 11/12/2015
Anonimus - 12/12/2015
Domani spazio a due giovani meritevoli: Vito e Bibi.
Con Murgulet ancora in seconda a fermare tutti, purchè siano loro ad andargli addosso.
Bibi è da luglio che si allena duramente, sette giorni ala settimana di dura preparazione fisica, mai mancato ad un allenamento.
A queste cose Fava ci guarda.
Gianni Morandi - 13/12/2015
Anna - 13/12/2015
Che quando si muovono critiche dirette a qualcuno sarebbe bene firmarsi in modo che quel qualcuno possa risponderti a tono. Gianni, Gianni.... prendi le tue medicine e vieni a nanna che è tardi.
Anonimus - 13/12/2015
Lo diceva anche Caterina Caselli.
Gianni - 13/12/2015