PECCATO PER CHI NON C'ERA


Adesso ditemi voi chi è quel genio che ha progettato e costruito la tribuna alla Barca, chi lo sa ci racconti come mai tribuna e impianto di illuminazione sono stati montati sullo stesso lato del campo, incastrati l'una nell'altro così da trasformare dei rudi rugbisti in fighetti del tennis.
Con quei pali larghi un metro e piazzati tra la prima e la seconda fila delle sedute gli spettatori alla Barca, per seguire l'azione, sono costretti ad ondeggiare in un movimento sincronizzato come fossero al Roland-Garros con la differenza che i tennisti spostano all'unisono solo la testa come tanti tacchini richiamati da un battito di mani, mentre noi, con le pance che ci ritroviamo, sembriamo tante Glorie, così mi sembra che si chiamasse l'ippopotamo del film Madagascar.
Però c'era lo stesso un sacco di gente, 400-500 persone per vedere un derby tra due squadre di serie B che si litigano l'ultimo posto in classifica.
Se lo sapessero a Parma che fanno più o meno gli stessi numeri per le partite della Celtic manderebbero degli esperti per studiare il caso. Se poi si riuscisse a comunicare l'atmosfera appassionata e allo stesso tempo serena, con spettatori mischiati sulla base dell'amicizia piuttosto che separati dai colori, quelli del calcio verrebbero a godersi un piacere agonistico per loro ormai lontano nel tempo e difficilmente recuperabile.
Tra un "Ciao, quanto tempo..." e un "Hei, dove ti eri cacciato..." si cercano senza trovarli quelli con i quali di solito si guardano le partite, anche loro confusi e mimetizzati tra i tanti, probabilmente seduti non al solito posto ma in quello trovato libero pochi istanti prima dell'inizio della partita.
Dopo l'ormai rituale minuto di silenzio la Reno, alla prima azione, segna una meta sulla destra raccogliendo un rimbalzo matto dal calcio d'inizio. Il tutto si svolge dietro al secondo palo della luce, proprio nell'angolo morto della mia visuale, per poi spostarsi talmente vicino alla linea laterale che per vederlo bisognava essere tra le prime dieci file del lato sud della tribuna. Un bel 7 sulla fiducia come diceva il professore quando dava un voto senza interrogare.
Nei 15 minuti successivi in campo è successo poco ma essendomi seduto vicino a Ogier e Guermandino che hanno approfittato della giornata di riposo per venire a godersi (o spiare) questa partita, ho origliato i loro commenti per capire come si legge dal punto di vista tecnico quello che di solito si vive soltanto dal lato emotivo. Così quando la Reno dopo un'azione prolungata di 5-6 fasi fora la difesa e segna la seconda meta, scopro che la marcatura è stata originata dall'errore ripetuto della difesa rossoblu che nel montare lateralmente invitava al rientro l'attacco senza la necessaria copertura degli avanti in uscita dai punti di incontro. Se ho capito bene posso solo dire, come farebbe un qualsiasi, brava la Reno ad approfittarne ma anche il Bologna ha aiutato parecchio.
A questo punto si verifica un dramma e non mi riferisco a qualcosa che è accaduto sul terreno di gioco, è successo che appoggiando il blocchetto sulla lamiera forata su cui si sta seduti, la matita è rotolata giù scomparendo tra le foglie e gli arbusti accumulati sotto la tribuna. Già come giornalista non valgo una cicca e così, senza i ferri del mestiere, posso solo provare ad aggrapparmi al ricordo delle emozioni invece che al rendiconto dei fatti.
Il Bologna, sotto di 14 si riprende e con un calcio e una meta ridà colore alla partita e una speranza ai 1928, da intendersi come data di nascita della Società e non come numero di rossoblu presenti. Ho detto speranza non entusiasmo perchè le teste dei tifosi del Bologna che dondolano ad ogni errore dei loro giocatori fanno capire che l'atteso cambio di marcia e di atteggiamento anche oggi non c'è.
Il tempo finisce 17 a 8 per la Reno, punto più, punto meno e nell'intervallo mi precipito sotto la tribuna per recuperare la matita. Nell'affannosa ricerca del mio attrezzo come fosse il martello per il fabbro o la cazzuola per il muratore mi perdo i commenti, le battute, le smorfie, le occhiate e i saluti da lontano che di solito riempiono quei dieci minuti, sono dieci minuti intensi dove gli spettatori diventano protagonisti per poi ritornare nei ranghi soltanto con le squadre schierate in attesa del fischio dell'arbitro che a sua volta sembra in attesa che tutto si calmi per dare nuovo avvio alla partita.
Con il recupero della matita ricomincio a prendere appunti, segnare le mete e le giocate, i commenti e le impressioni dei vicini ma devo confessare che il blocchetto, verso la fine della partita, si è scollato e le pagine di oggi si sono mischiate con quelle degli appunti di tutte le altre partite che ho visto dall'inizio del campionato. Impossibile ricostruire la sequenza in quel groviglio di foglietti e mi devo attaccare di nuovo a un vago ricordo, in fondo non molto diverso da quello che avete anche voi che state leggendo, sempre se eravate presenti alla partita.
Chi c'era converrà con me che all'inizio del secondo tempo si è rivista la Reno dei tempi migliori, in particolare in quell'azione in avanzamento che ha percorso tutto il campo, con aperture veloci sui due lati, un'azione lunga e giocata in crescendo che sembrava il Bolero di Ravel, coronata con una meta che poteva avere il suono di quei tre accordi acuti che concludono il concerto.
Se si fosse pagato quell'azione da sola avrebbe ricompensato il biglietto ma in questo caso è servita a ridare fiducia all'ambiente della Reno a credere in un recupero in extremis per evitare i play out (adesso la Reno è quarta a 5 punti dall'Amatori e se domenica vince con bonus... e continua a giocare così...)
A dire il vero non si è parlato troppo di questa enventualità nel terzo tempo, erano tutti impegnati a mescolare il dispiacere della sconfitta con la gioia per la vittoria, come fossero gli ingredienti di una torta che in quel paio d'ore passate a mangiare la mortadella messa in palio, ha lievitato e si è cotta a puntino.

Mi ero ripromesso di non moraleggiare più in conclusione ai racconti delle partite ma non posso resistere dal condividere quel pensiero pensato nel buio ormai fitto, guardando i pochi che erano rimasti a raccogliere le briciole e strizzare le bottiglie di vino: "Che bello il rugby, ma come fanno gli altri, avranno anche loro qualcosa che gli fa ricominciare la settimana con l'orgoglio di esserci riusciti o l'onore di averci provato, con la voglia di continuare a vincere o l'umiltà per ripartire da una sconfitta, con serenità e fiducia in se stessi e negli altri?". Probabilmente si, anche negli altri sport ci sarà qualcosa di simile, lo spero e glielo auguro.

Paolo Vaccari - 30/11/2015
Complimenti...un pezzo meraviglioso...piacevole da leggere...e nelle ultime frasi l'essenza del rugby e dello sport !!!...chiaramente dopo aver dato tutto in campo...e fortunato chi ancora lo può fare! Bravissimo
romeo - 30/11/2015
Per mia grande sfortuna non c'ero. Sei riuscito benissimo a compensare la mia assenza. Adesso so quasi tutto della partita e qualcosa in più sul guardare il rugby. Grazie
M' quello che ha dipinto le porte della - 30/11/2015
Adesso te lo dico io il perchè ci sono i pali della luce lì e anche la tribuna lì. Prima che la dabbenaggine delle dirigenze delle due squadre facesse scendere la catena agli addetti agli impianti sportivi del Quartiere Barca (si noti, Quartiere, non comitato di gestione) c'era a fianco del campo da regbi anche quello da allenamento. Il terrapieno tra i due campi fungeva da "tribuna in piedi" ma era,e lo è tuttora, "sorvolato" dai fili dell'alta tensione. Quindi sotto a quei fili non si poteva allestira niente. Infatti i pali del campo d'allenamento furono posti dalla parte opposta, a ridosso dei campi da tennis. Quando il comune decise di concedere temporaneamente al regbi una tribuna CETA (Dalmine BG) a noleggio; i tecnici decretarono che andava montata lì, dove ancora si trova da circa 28 anni (ma potrei sbagliare di qualche cosa) senza mai aver subito alcuna manutenzione. E hai il coraggio di lamentarti?
william osti - 30/11/2015
un dat certo c'è, la manutenzione da parte del gestore è stata eseguita l'anno scorso insieme al rifacimento del piazzale, il collaudo con calcolo dei posti agibili è stato fatto dal Comune.
Non è troppo, ma almeno si ha la certezza della sicurezza della struttura quando ci mandiamo un pubblico di famiglie.
Credo che sportivamente (esclusi i meriti di Comune e Gestore) vada ringraziata la sig.ra Paola Ventura (moglie di fabio o mamma di andrea e luca che di cognome fanno fava e sono in una sola famiglia tanto rugby) che si è adoperata per verificare il tutto.
Barca insieme a Ventura - 30/11/2015
nel 1976
Albus Silente - 02/12/2015
Osti, trovo molto corretto che il Comune abbia calcolato i posti agibili, ma poi chi controlla l'afflusso?
Se domenica fossero salite sopra il doppio delle persone, o se quelle che c'erano si fossero messe tutte a saltare o battere i piedi, c'era Merola a farli desistere?
La Barca rimane un campo che a mio parere il Comune mantiene vivo perchè non lo può abbandonare, è l'unico coi pali da rugby fissi su tutto il territorio del comune capoluogo di regione, se lo facesse morire anche il Coni potrebbe avere da ridire.
Ovvero è un campo che mantiene in una vita di tipo vegetativo (non vegetale, perchè l'erba è un opzional...),,,
william osti - 02/12/2015
romano rambaldi - 30/11/2015
Confermo che è andata più o meno come descritto nel commento precedente. Ricordo che Giorgio Faccioli, al tempo presidente del CRE, si adoperò invano per far sì che il terreno di gioco, dell'unico campo di Rugby a Bologna, non fosse assegnato sotto i fili dell'alta tensione. Ma dopo un'attesa ultra decennale ci si dovette accontentare di quello che "passava il convento", come si usa dire. Da spettatore di parte rossoblù aggiungo solo che i miei portacolori hanno troppo "peccato" in disciplina e nella difesa uno contro uno cioè nei placcaggi. Spero fermamente che nell'incontro del 13 dicembre possano riscattarsi. La qualità dei singoli, anche se in alcuni reparti inferiore a quella dell'avversario gialloblù, non manca. Coraggio!! Miei prodi!
M'arcopivatelli - 30/11/2015
L'osservatore dei cantieri - 01/12/2015
M'arcopivatelli ho notato dei punti di ruggine quando passi per la seconda mano ?
Tiziano Taccola - 01/12/2015
Non ho potuto essere presente. però tra il racconto di Enzo e i vari commenti ho respirato l'aria del derby: che bello!