IL VOLO DELL'AQUILA


Per raccontare il Memorial Rondelli potrei parlare dei 200 mocciosi che correvano su e giù per i campi litigandosi una palla ovale e divertendosi come dei matti.
Potrei parlare di quel gruppo di dirigenti e genitori che alle otto di mattina si davano da fare per mettere in fila cinesini e allestire i gazebo per poi ritrovarsi, quando tutti erano andati via, stanchi e soddisfatti a bere un bicchiere di vin brulè.
Potrei parlare di un impianto sportivo eccellente e funzionale con quattro campi di gioco, e un largo spiazzo antistante gli 8 spogliatoi, servito da 4 linee di autobus, a due passi dall'uscita della tangenziale e con un ampio parcheggio esclusivo.
Dovrei parlare di Marco Rondelli a cui la giornata era dedicata, che non è lassù che ci guarda e nemmeno mischiato tra la folla con uno sguardo compiaciuto, ma è totalmente e terribilmente assente e in quest'anno trascorso, non riuscendo a riempire il vuoto che ha lasciato, abbiamo imparato soltanto a farcene una ragione.
Potrei parlare della squadra degli Arlnod di Roma, gemellata con quella della Reno, stupiti della cortesia e dell'ospitalità con cui sono stati ricevuti e anche della facilità con la quale hanno vinto i tornei del minirugby a cui hanno partecipato.
Potrei parlare dei 450 panini riempiti con chili di salciccia, della fila interminabile di torte e salatini, dei due fusti di birra alla spina che hanno dissetato e sfamato più di 500 persone presenti, compreso Mario Spotti, il presidente del Comitato Regionale.
Potrei parlare dell'U14 del Bologna 1928 che ha vinto il triangolare dei più grandi prestando giocatori alle squadre incomplete e, come spesso accade in queste occasioni, ritrovandosi i compagni che giocavano come avversari molto più agguerriti e più bravi di quando difendevano i colori rossoblu.
Potrei parlare di tante cose ma quello che devo assolutamente dire, anche perchè mi è stato raccomandato di scriverlo su questo sito da quelli della Fortitudo, è che l'Aquila, al suo primo volo, ringrazia tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, e in particolare le squadre della città, Lions, Reno e Bologna1928, mi hanno detto di riferire che i cancelli di questo impianto sportivo sono aperti e bisognosi dell'aiuto che ognuno potrà dare per consolidare in questo angolo di città la presenza del rugby.
Brava Fortitudo, è così che si dice e si fa, con umiltà ed entusiasmo, così come abbiamo imparato sui campi da rugby e così come vorremmo che crescessero tutti quei ragazzi che oggi erano al Pilastro.

Marialuisa - 16/11/2015
Grazie Enzo..mamma di un under 10
Tiziano Taccola - 16/11/2015
Scusa l'ignoranza di un esiliato nostalgico: cosa c'entra l'Aquila?
ec - 16/11/2015
XXL (non est aquila sine leone) - 16/11/2015
La canzone , in una sua parte , alcuni anni fa citava cosi' " oltre questi due color ho un altro sogno nel cuore: l'aquila sopra lo scudo, stemma della Fortitudo!
Flanker8 - 16/11/2015
Che nostalgia Bologna .... L'unica cosa che mi riempie il cuore è che quel lumicino di speranza che anch'io ho contribuito ad accendere al pilastro sta diventando una realtà anzi un'aquila che vola orgogliosa nel cielo e che aiuterà molti ragazzi di quel quartiere ad avere una ragione in più per credere in un modo migliore
Noi siamo la proiezione dei nostri pensieri e il rugby non può altro che essere di grande aiuto per un mondo migliore
Grande marco un bel ricordo !!