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LO SBOTTO DEL CAPO


Dopo anni di silenziosa e paziente sopportazione il presidente della Reno ha sbottato. Ha pubblicato un accorato appello su Facebook, perchè gli amici della Reno si facciano sentire e mettano sotto i riflettori la situazione precaria e sottodimensionata dell'impianto nel quale la Reno svolge l'attività sportiva.
Un'uscita così agguerrita non è nello stile della Reno e la chiamata alle armi del suo popolo fa pensare che la situazione è veramente disperata. In effetti è già da diversi anni che gli allenamenti del minirugby si svolgono lontano dalla Barca, sia per problemi di spazio che di inospitalità per i bambini e i genitori che li accompagnano e anche le altre squadre se vogliono allenarsi senza rovinare il prato del campo principale sono ridotte a correre al buio in un fazzoletto di terra sul lato nord del campo e nelle aree di meta che per fortuna alla barca sono abbondanti.
Questa estate si è svolta una trattativa con il Comune e il gestore dell'impianto con l'obiettivo di permettere alla Reno di investire sull'impianto (campo in erba sintetica, Club House...) ma alla fine le proposte sono state rifiutate e la tribù dei rugbisti, delusa e amareggiata, è dovuta ritornare nella riserva.
E' bastato poco per capire che con la squadra che cresce e gli investimenti che calano rimanere passivi dentro i confini nei quali l'uomo bianco li aveva relegati significava mettere in gioco non solo lo sviluppo ma la stessa sopravvivenza della società.
Il presidente Capone, come fosse Alce Nero ha gettato lontano il calumet della pace e disotterrato l'ascia di guerra, senza santi in paradiso ha chiamato a raccolta i propri guerrieri e ha deciso, per cominciare, di alzare la voce e farsi sentire.
Anche noi di bolognarugby.it siamo saliti sulla collina, abbiamo acceso il fuoco e cominciando a mandare segnali di fumo, ci uniamo al coro e aderiamo all'appello.
Dall'alto della collina, però, abbiamo visto un'altra tribù che dall'altra parte del fiume si appresta ad allargare il proprio villaggio e, fuor di metafora, sta iniziando la progettazione della "Cittadella del Rugby" nel Centro Sportivo Dozza. Il Bologna 1928 assieme alla potente Polisportiva Pontevecchio ha ottenuto in gestione questo impianto e tutto fa pensare che dopo un anno di prova in questo ampio ed attrezzato impianto possano essere piantati quei pali ad acca a noi tanto cari.
Di sicuro il Rugby Bologna 1928 sa muoversi molto bene nei meandri istituzionali, sa districarsi con la burocrazia e la politica come nessun'altra realtà rugbystica in città. Il Bologna aveva già ottenuto un paio di anni fa, sempre assieme alla Pontevecchio, la gestione dell'impianto del Pilastro per poi, inspiegabilmente, abbandonarlo a metà della stagione scorsa (per fortuna che la Fortitudo ha poi raccolto lo "scarto" e ne ha dato continuità rugbistica).
Di sicuro il 1928 sa far bene i propri interessi e, credetemi, in questa affermazione non c'è nessuna intenzione polemica. Nessuna volontà polemica muove anche la curiosità nel voler sapere se nel progetto della "Cittadella del Rugby" sono o saranno coinvolte le altre società del rugby bolognese, mi piacerebbe saperlo solo per capire e nell'eventualità sperare che a partire da questa opportunità sia possibile mettere in piedi un tavolo istituzionale sul quale presentare e far valere le necessità di una disciplina sportiva in crescita.
Sarebbe oltremodo importante e coerente con i principi e gli interessi del nostro sport, se in questa particolare occasione in cui difficoltà e possibilità si mischiano e si confondono, fosse possibile costruire, con il contributo di tutti, una base infrastrutturale capace di dare solidità allo sviluppo del rugby in città.

Tiziano Taccola - 13/11/2015
Sul problema strutture del rugby occorre fare quadrato. Penso che occorra aprire prima un tavolo tra le società, poi trovare una strategia comune che possa avvantaggiare, rispetto al presente, tutte quante. Il problema, forse, sarà trovare il dirigente che inizia per primo a contattare gli altri. Oppure no?
GT - 13/11/2015
nonpossodirechisono - 13/11/2015
prima di parlare di chi inizia a contattare e di orgoglio e arroganza, informatevi. O magari parli il signor Calabro', che sa molto di più di quanto scrive.
m' Stalin - 13/11/2015
romano rambaldi - 13/11/2015
A me pare che il pessimismo di "GT" sia un tantino fuori luogo, almeno ora, prima di aver aperto la discussione sull'argomento. Non capisco dove voglia andare a parare con una frase come "Il rugby bolognese non ha futuro". E chi lo dice! Seguo il Rugby sotto le Due Torri da più di sessant'anni e mi risulta che mai prima d'ora ci fosse stata tanta partecipazione di giovani, appartenenti ai due generi, che dedicassero alla pallaovale la più parte del loro tempo libero nelle quattro - doverosamente in ordine di anzianità Bologna rugby 1928, Reno, Lyons e Fortitudo- società esistenti. Forse come scrive Tiziano il quesito sta proprio nello scoprire chi sarà il primo a mettere da parte quella spocchia che tuttora frena, nei risultati ottenuti sul campo, una città che nei suoi quasi novant'anni di storia rugbistica attende, ormai da troppo tempo, di ritornare alla ribalta del rugby nazionale. Sulla buona strada si stanno muovendo le ragazze della Zaccanti che finora, nel campionato in corso, non hanno trovato avversarie capaci di superarle. Credo infine che sull'argomento della "cittadella" una palestra di discussione potrebbe prendere avvio attraverso una "tavola rotonda" coordinata dalla stampa locale o da un blogger di buona volontà.
m' l'idiota - 13/11/2015
Un valido suggerimento per IMPARARE a gesitre il movimento del regbi? Leggere CON UMILTA' "l'ANNUARIO ILLUSTRATO DEL GIOCO DEL CALCIO", dai primi numeri del '900 fino agli anni "70. Imparare da chi ci precede di 50 anni, senza spocchia, anche per evitare di rifare (come, purtroppo, sta facendo adesso il rugby) le stesse cazzate. Il regbi e il football sono quasi uguali, stesso campo, stesso clima, stesse origini...Troppo difficile?
Mauro Sarti - 20/11/2015
Michele Testoni - 13/11/2015
@GT
Non so chi tu sia,
perché non hai il coraggio di firmarti, ma so di sicuro che sei un POVERETTO e che mi fai una grandissima tristezza.....
Francesco - 14/11/2015
giacomo - 14/11/2015
Negli anni 80 Warriors e Doves vincevano dei campionati Italiani di Football Americano. Al derby c'erano 7.000 spettatori. Le due società si stavano reciprocamente sulle palle ma, nell'interesse comune, la Lunetta era il tempio del Football dove giocavano le due squadre. Difficile oggi fare assieme un bell'impianto dove si gioca la domenica e poi fare crescere il movimento rugbistico su Bologna con ogni società che fa un lavoro sul suo territorio? Per come stanno andando le cose sembra di si.
Alessandro - 14/11/2015
Nessuno aiuterà la Reno a livello istituzionale per cui "Aiutati che Dio ti aiuta" diceva mio nonno...
Chi ama la Reno e/o crede nel rugby come sport e non come business risponderà a questa chiamata alle armi del nostro presidente.
Collaborare è auspicabile, fattibile e indispensabile per crescere... ma non sarà possibile finché qualcuno non la smetterà di considerarci i figli della serva (sia noi che le altre "piccole" di Bologna).
P.S.
Inutile dire che le istituzioni, come solito, dovrebbero vergognarsi.

Saluti a tutti e ci si vede domenica alle 14 campo barca

Il rugby bolognese non è morto per un cazzo finché noi ci saremo!
Albus Silente - 14/11/2015
GT - 20/11/2015


È inutile fare accuse del genere.

Le mie parole sono semplicemente scatenate dal fatto che, nonostante questo 'incredibile' movimento, il rugby bolognese rimane comunque nel suo piccolo orticello.
Nel rugby della nostra piccola cittá ci sono 4 squadre a spartirsi lo stesso terreno, a farsi guerra l'un con l'altra: tutti orgogliosamente barricati dietro le loro piccole realtà.
Ma la realtà vera, quella dei fatti, è un'altra. Le squadre bolognesi (e parlo dei settori giovanili) in trasferta hanno solo sconfitte, giocano tutte allo stesso livello (sempre e solo regionali, una squadra di bologna che va in elite?) e trovano come unici avversari appetibili le squadre della propria provincia.
Questo riflette una visone del rugby, non solo poco lungimirante, ma anche stupida.

Il mio appello, volutamente aspro e polemico, mira semplicemente a sottolineare bene quale sia la verà realtà e condizione del rugby a Bologna, cercando uno scatto di orgoglio e di saggezza da tutte le parti.
È possibile che con tutti questi ragazzi non si possa creare una squadra unica che mira a livelli ben più prestigiosi di quelli attuali e che contribuisca ad altzare la qualità di questo rugby Bolognese ancora troppo obsoleto?
Mi chiedo anche, come mai tra tutti nessuno sia capace di avere lungimiranza a sufficienza di pensare ad un progetto del territorio come obbiettivo comune, lasciando da parte le rivalità stupide e l'astio ingiustificato?
Le possibilità sono tante, nessuno però le sfrutta.
È possibile, ancora una volta, che in una città con un rugby così 'fiorente', dove una squadra ha 25 giocatori, l'altra ne ha 10? È un po controproducente spartire in 4 la stessa piccola area di affluenza.
Finiamo qui l'elenco che poi occupo tutto il server di Enzo.
Riflettiamoci, perchè potrebbe andare meglio, ed è ora di fare un salto di qualità, anche.
Pres Bologna Lions - 21/11/2015
Caro GT metti mano al portafoglio ed inizia a dare l'esempio sul campo prima di esternare minchiate che non portano a nulla, ma evidentemente fai parte della squadra dei saputi...che ultimamente è sempre più ampia...però sul campo ci va Biavati ed in tasca ci va il sottoscritto e/o chi ci sostiene, noi ci abbiamo provato per 10 anni, adesso basta andiamo avanti da soli nel nostro piccolo!! Vieni a vedere lo Stadio di Rugby della Birra dentro all'Oratorio...frutto di volontariato e etc. poi vieni da me che ti spiego io come funziona una società piccola piccola ma tosta!
ec - 21/11/2015
è proprio perchè l'hai fatto per 10 anni che non si capisce perchè devi smettere proprio adesso, il progetto di una società di rugby non si esaurisce in un periodo così breve, il Bologna ne ha 90 di anni, la Reno 50 e la presenza dei Lions da quando siete nati fino ad oggi ha dato linfa e opportunità ad un ambiente anche troppo arroccato su idee e progetti obsoleti.
Come in una squadra di rugby, appunto, la diversità e l'individualismo sono una risorsa solo se si gioca tutti assieme, se ognuno gioca per se, se non c'è sostegno, un'idea di gioco d'insieme e una pratica collaborativa si perde. Non c'è bisogno di essere della squadra dei saputi per vederla così.
Come pensiamo di insegnare ai ragazzi il buon rugby se poi l'esempio che diamo è il contrario di ciò che predichiamo.
GT - 22/11/2015
Pres. Bologna Lions - 21/11/2015
io non smetto come Lions sono solo all'inizio, smetto di lottare contro i Mulini a Vento....eppoi sono 10 come Lions...e 25 complessivi se sommi la parentesi Ova anni 1990/1994!! Fai un giro e vedi un po' se ne trovi altri!!