LA DISTANZA TRA BOLOGNA E EDIMBURGO


A cavallo tra febbraio e marzo ci si ritrovava al sabato pomeriggio a casa del Professor Minardi. Solo quattro o cinque giocatori del Serpieri raccoglievano l'invito ad assistere alle partite in bianco e nero del 5 Nazioni, con la telecronaca di Rosi e il commento live del Furbo. Io mi sono innamorato del rugby in quel salotto di Via Mascarella, seduto sul divano esclusivo di un gruppo privilegiato, ci sembrava di essere gli unici in Italia a darsi quell'appuntamento, l'italia ancora non giocava in quel torneo e i campionati non si fermavano, il giorno dopo non se ne parlava con nessuno e non si leggeva nemmeno un rigo sui giornali, si entrava in campo all'Antistadio senza nessuna ansia di imitare il gioco e i giocatori visti il giorno precedente talmente era grande la distanza tra il nostro rugby e quello visto in TV.
Sono passati una quarantina d'anni e quella distanza è rimasta pressoché identica, le nazioni sono diventate 6 includendo anche l'Italia, la televisione è a colori e volendo sarebbe possibile vedere quelle partite anche dal vivo con pochi soldi e molto più piacere, però quel rugby lì ha fatto molta più strada di noi che l'abbiamo rincorso, il professionismo ha distorto la curva del tempo e dello spazio e così pur avvicinandoci ci ritroviamo più lontani.
Il Paradiso del rugbista, quello fatto da superatleti che giocano su campi ricoperti da 10 centimetri d'erbetta anche dopo una settimana di pioggia intensa, per noi che viviamo e giochiamo a Bologna è ancora un miraggio, un sogno, un'illusione, ma nulla toglie all'emozione di calzare le scarpette chiodate nel silenzio dello spogliatoio cercando la concentrazione prima della partita, nulla toglie al gusto di un sostegno ben fatto o di una placcata alle caviglie, alla gioia di una vittoria contro la squadra di una città distante solo pochi chilometri dalla nostra.
Il professionismo è così distante dal nostro rugby che ci solleva dalla tentazione di imitare qualcosa che non sarà mai nostra, una distanza che nel costringerci a vivere in un piccolo mondo ne allarga i confini fino al limite delle nostre possibilità facendoci sentire ne più ne meno che noi stessi e dando un senso compiuto a quello che stiamo facendo.
E' per questo che per noi, dilettanti nel dire e nel fare, domani andare alla Barca, unico campo dove si gioca a Bologna, per vedere la Reno U14 contro il Cesena e l'U18 contro il Piacenza sarà come andare al Murrayfield.... e speriamo che finisca allo stesso modo.