VA' DOVE TI PORTA IL CUORE


Troppe partite da vedere oggi e tutte di un certo interesse. C'è il derby Uisp alla Barca in contemporanea con la Serie B che presenta quasi due spareggi salvezza e mi sarebbe piaciuto vedere anche la doppia sfida Under 14 del Bologna e della Reno con le due squadre modenesi. Sarei stato disposto anche ad andare a Castello per incontrare di nuovo i quattro U18 ex Lions che si sono mischiati con i Dragons e due volte alla settimana prendono il treno per allenarsi con loro. Non avrei scommesso un soldo sulla loro migrazione eppure... sarei andato là quasi in pellegrinaggio e li avrei abbracciati sostituendo al soldo perso un gesto di stima e di riconoscenza per avermi dimostrato ancora una volta che pessimismo e rugby, come l'olio con l'acqua, non si mischieranno mai.
Poi mi sono ricordato del romanzo di Susanna Tamaro "Va' dove ti porta il cuore" un libro che che non ho mai letto perchè nel titolo era già scritto tutto, e ho imboccato la strada per Reggio Emilia dove giocava mio figlio contro i primi della classe.
Sono partito con un certo anticipo e ho potuto godermi lo spettacolo dell'autunno ai lati dell'autostrada. I colori della campagna padana in questa stagione scaldano ancora di più i giorni a cavallo dell'Estate di S. Martino. Il giallo dei pioppi, fa ombra al rosso dei vigneti, l'arancione degli aceri si mischia con il sempre verde dei cipressi e degli abeti. Cat Stevens nello stereo rallenta ancora di più l'andatura, canticchiando solo quello che mi ricordo incrocio gli sguardi dei passeggeri delle macchine che mi sorpassano e tamburellando sul volante mi sento come un indiano nelle praterie sulle tracce del rugby invece che dei bisonti.
Arrivato a Reggio Emilia chiedo al primo passante dov'è lo stadio del Rugby, lui mi guarda come se avessi detto una parolaccia e capisco che non è sufficiente avere una squadra in serie A per trasformare questo sport in uno sport popolare. Il secondo passante ci pensa un po' su e poi mi risponde con sicurezza "destra sinistra poi sempre dritto, sotto al ponte e sei arrivato". E' stato facile, solo che invece dei pali ad acca dietro al recinto ci trovo un diamante, Anche avendo una squadra in eccellenza ci sarà sempre chi confonderà il rugby con il baseball.
Come al solito, nonostante il largo anticipo alla partenza arrivo a partita già iniziata e mi accomodo vicino agli altri genitori che hanno seguito la squadra in trasferta. Facciamo finta di fare i tifosi ma alla fine siamo e ci comportiamo da padri e madri, guardiamo e ci emozioniamo seguendo l'evoluzione della partita ma nelle pause cerchiamo nostro figlio e ne osserviamo i gesti e le espressioni, speriamo che non si faccia male, lo spingiamo quando spinge, lo tiriamo quando corre e lo aiutiamo ad alzarsi quando cade per terra.
Bene adesso mi rivolgo a voi, genitori di rugbisti, lo so che mi state ancora leggendo, mentre penso che i nostri figli abbiano aperto un'altra pagina già alla fine del secondo paragrafo, sarà che non stiamo sbagliando tutto? sarà che la nostra presenza limita la loro ricerca di autonomia? sarà che un distratto "ciao, come è andata?" alla fine sia più utile del nostro ingombrante sostegno a bordo campo?
Il mestiere di genitore dicono che sia veramente difficile ma a me sembra invece di una facilità estrema, basta seguire il cammino del cuore per arrivare alla meta, giusto per usare una metafora consona al contesto. Vivere con loro, essere presenti, conoscere e riconoscere la loro intimità più profonda come si esprime in una partita di rugby ci aiuta e li aiuta a comunicare. Delle volte sbaglieremo, come sbagliano anche loro un passaggio o un lancio in touche, ma continuiamo a giocare e ad allenarci, cercando quel momento breve e sottile dell'esserci e non esserci come in un "due contro uno", offrendo loro il nostro sostegno nel caso ne avessero bisogno come si fa quando si segue il compagno che avanza.
Alla fine della giornata, mangiando un erbazzone e commentando la partita con l'allenatore un genitore ha fatto una domanda che nella sua ingenuità contiene, come spesso succede, tutte le verità del mondo: "possiamo fare qualcosa?" No, non possiamo fare niente di particolare o di meglio di quello che stiamo già facendo, tutto quello che possiamo fare è contenuto ed è conseguenza di quella domanda così come è inutile leggere quel libro dopo averne letto il titolo.

Beh, ce l'ho fatta, sono riuscito a fare un articolo parlando di una partita senza scrivere un rigo di quello che è successo in campo, d'altra parte quel 41 a 0 già dice tutto, essendo poi che questa è la terza sconfitta su tre partite sarebbe stato anche ripetitivo.

romano - 09/11/2015
Certo che il commento alla tua domenica rugbistica, questa volta nei panni del papà, in quel di Reggio Emilia dove ti ha portato il cuore è un "pezzo" che non avrebbe certamente sfigurato fra i racconti del libro di Edmondo de Amicis moderno. Complimenti!!
Ero all'Arcoveggio per sostenere la mia vecchia squadra (ed eravamo veramente in pochi, se si escludono gli addetti ai lavori, noi super-old) il Bologna Rugby1928.
Al fischio d'avvio della gara capita di vedere la fotocopia dell'incontro con Noceto. I bolognesi commettono una serie di errori quasi banali (calcio diretto in touché fuori dai "22", rimessa da centro campo che non fa i 10 metri ed una serie infinita di placcaggi mancati) che fruttano tre mete, due delle quali trasformate, per i parmensi che si trovano inaspettatamente in vantaggio per 19 a 0 dopo meno di un quarto d'ora di gioco. Poi salgono in cattedra i rossoblù e ti rendi conto che la vittoria, necessaria per poter sperare di continuare a lottare al fine di guadagnare la poule promozione, è ancora possibile. Ma causa un'altra infinita serie di scelte di gioco inopportune unita ad una infinità di "in avanti" non permettono di marcare quella meta che segnata nella prima parte della gara avrebbe potuto permettere una più facile rimonta. Ci si deve accontentare solo di un piazzato al 38'. Durante l'intervallo pensi che adesso i nostri portacolori si scatenino invece la musica cambia di poco e solo intorno alla mezz'ora riescono a violare l'area di meta avversaria. Siamo ad 8 visto che viene mancata di poco la non facile trasformazione. Il festival degli errori di handling non permette comunque ai bolognesi di concretizzare la notevole superiorità in mischia ordinata. Solo allo scadere l'arbitro punisce l'Amatori per manifesta inferiorità con una meta di penalizzazione che trasformata porta a 15. Ma ormai non c'è più tempo per portare a casa l'incontro. C'è da pensare che il Bologna paghi il "dazio" del passaggio di categoria, oppure entri in campo con la paura di perdere o, come sosteneva qualcuno in tribuna, i mediani si trovino a non saper gestire le innumerevoli occasioni che il pacchetto di mischia procura loro. Ora, con tre sconfitte su altrettanti incontri, diventa tutto molto più difficile. La sola ancora di salvezza risiede nel prendere coscienza delle proprie possibilità individuali, che sono notevoli, e metterle a disposizione dell'intera squadra, perché i successi si ottengono giocando in 15 e non individualmente.
william - 09/11/2015
Enzo, almeno un ex rugbysta Bolognese è curioso e chiede quando ci racconterai anche dei nuovi seniores in città. A quando un servizio sullo stato dei Lions nella loro prova di C2?
Scaldabagno - 09/11/2015
Sacco babbo - 09/11/2015