IL RUGBY SUL CONFINE ORIENTALE


Imola 33 Castel S Pietro 17

La tribuna è bella piena e il tifo è vivace e rumoroso, i giocatori entrano in campo con le facce serie e gli sguardi decisi. Il contesto prelude ad una partita importante di quelle che mettono in gioco qualcosa in più dei punti in palio, una partita di quelle che se ne parla durante le settimana precedente e se ne continuerà a parlare nella settimana successiva, non è un derby ma quasi.
La rivalità storica che divide le due squadre segna anche il confine rugbistico tra l'Emilia e la Romagna, l'Imola ovale ha fatto ciò che in termini geopolitici non si è mai riusciti a fare: spostare dal Santerno al Sillaro il confine tra le due regioni.
L'Imola viene da un turno di riposo e da una partita persa a tavolino, ultima in classifica a -4 muore dalla voglia di riscattarsi e di far vedere tutto quello che di buono aveva espresso sul finale dello scorso anno. Il Castello, neopromossa, delle due partite giocate ne ha vinta una e pareggiata l'altra, quella contro il Faenza, sei punti in classifica, poche illusioni e un velato ottimismo,
L'Imola gioca alla romagnola, con la mischia che non si limita alla conquista ma attacca e riparte su linee verticali, costringe al fallo gli avversari e lascia ai calciatori il compito di avanzare nel punteggio, 6 a 0 in attesa di qualcosa di più concreto.
I trequarti del castello passano il tempo placcando e aspettando palle che non arrivano, se potessero si infilerebbero fra gli otto più grossi per dargli una mano, ma non possono e gli tocca assistere impotenti a quella mischia introdotta dal loro mediano ma giocata dagli imolesi con l'esito nefasto (a vederlo in giallo-blu) che sancisce con la prima meta della partita la supremazia dell'Imola sul Castello. Anche il piazzato messo a segno dai castellani viene subito rintuzzato dal calciatore dell'Imola che oltre al codino ha un piedino niente male.
I campi si invertono e il secondo tempo inizia sul 16 a 3 per i padroni di casa che adesso giocano guardando il cantiere della club house in costruzione subito dietro la linea di meta. Mattone su mattone l'Imola cresce, un carretto e una colata di cemento, un'altro carretto da metà campo e si ergono i muri portanti, una palla vagante conquistata, una corsa e la quarta meta coincide con la posa delle traverse per il tetto.
A 10 minuti dalla fine il Castello sembra aver esaurito tutte le risorse, ha messo su dalla panchina giocatori più freschi, ha cambiato ruoli e disposizioni di gioco, ha raccolto tutte le forze rimaste e le ha mescolate con l'orgoglio portato da casa. Tutto quello che avevano l'hanno messo in campo e mi piace pensare che l'hanno fatto per far scrivere al cronista quella frase che al lunedì, dopo una sconfitta, piace leggere e con quella consolarsi: " ...ma il Castello non ci sta! "
Rabbia, forza, tecnica ma, sopratutto, la capacità di sfruttare al massimo tutto quello che l'avversario concede e anche questo è saper giocare a rugby.
Il finale della partita è tutto del Castello, Prima si insedia nella metà campo dell'Imola, poi costringe gli avversari al fallo e sul primo espulso segna una meta tutta di nervi e di volontà. l'Imola si disunisce e concede la seconda espulsione dando la possibilità agli avversari in doppia superiorità numerica di uscire dal campo segnando la seconda meta ma non una meta qualsiasi, una bella meta costruita in più fasi con la palla che si muove da un lato all'altro del campo, paziente e veloce, cercando il momento e lo spazio giusto per entrare in area di meta.
A partita finita sotto il tendone provvisorio, nel terzo tempo dell'Imola c'è allegria, com'è giusto che sia dopo una partita di rugby, e ancor di più dopo una partita vinta e ben giocata, birra e prese in giro abbondano e l'autoironia addolcisce l'amarezza di quei 4 punti di penalizzazione che lasciano la squadra ultima in classifica.
Un cartellone illustra il progetto della club house e i sacchi di cemento dietro la linea di meta fanno capire che qui a Imola le cose si fanno sul serio in campo e fuori. Peccato che nell'elenco delle società nell'home-page di bolognarugby.it lo stemmino dell'Imola non ci sia, peccato che la testa e il cuore degli imolesi guardano il mare piuttosto che San Luca, ma in questo mondo che cambia, con i confini liquidi come erano nel medio evo tutto può succedere e se bastasse un click quello stemmino già ci sarebbe.

senatur Bossi - 04/11/2015
Imola sta bene dov'è, in Nordafrica.