IL DERBY PARLATO


A causa della concomitanza con la finale del Campionato del Mondo domenica scorsa non si è giocato il Derby e bolognarugby.it approfitta dello spazio lasciato libero dal rugby giocato per riempirlo con il rugby parlato, quello a noi più congeniale.

Stazione di Bologna, caverna dell'Alta Velocità, sui binari due treni affiancati, un Freccia Rossa e un Italo che, per come sono fatti, non si capisce in che direzione vadano, le locomotive sono su entrambe le estremità e a vederli così, da fermi, uno di fianco all'altro, potrebbero avere entrambi destinazione Firenze o Milano o andare uno in direzione opposta all'altro. Se il derby si fosse giocato ieri, con le squadre schierate in campo prima del fischio dell'arbitro questa sarebbe stato lo scatto che avrebbe potuto illustrare quel secondo antecedente all'inizio della partita. Il Bologna e la Reno sono praticamente appaiate in fondo alla classifica, due partite perse per entrambe e, per quello che si è visto, lo stesso equilibrio c'è anche sulla qualità del gioco e sulla forza dei reparti.
Per trovare delle differenze, sopratutto a questo punto del campionato, occorre guardare oltre il lato sportivo e cercare nella consistenza, nell'organizzazione delle società e nella storia delle due compagini. Ancora di più Bologna e Reno rappresentano due modi di interpretare il rugby, due distinte prospettive di progetto e di sviluppo che si cominciano ad intravedere anche nelle contrapposizioni politiche dell'imminente campagna elettorale per l'elezione del prossimo presidente federale.
Una, quella del Bologna votata ad un'urgenza di prestazione e di risultati, con una spiccata vocazione alla rappresentazione e alla valorizzazione di immagine, l'altra quella della Reno più racchiusa in se stessa, che privilegia il lavoro piuttosto che la comunicazione.
Il Bologna è ambizioso, questo è il suo punto di forza e allo stesso tempo la sua debolezza, l'impazienza nel raggiungere dei risultati adeguati al proprio blasone gli ha permesso, lo scorso anno, il passaggio di categoria e li ha costretti, allo stesso tempo, a costruire una squadra basata più sulle risorse finanziarie che su quelle del vivaio. La dirigenza del Bologna, contraddicendo in parte i propositi alla base della ricostituzione della nuova società (la 1928), ha preferito accelerare la scalata entrando in un loop virtuoso dove con i risultati arrivano gli sponsor e con gli sponsor arrivano i risultati, Non è una novità e nemmeno tanto rara nel panorama rugbistico nazionale, è una scelta di sviluppo come ce ne sono altre e se saranno più bravi di chi è venuto prima di loro dureranno altri 100 anni e non una decina al massimo come è successo a chi li ha preceduti.
La Reno sta con i piedi per terra, non fa mai un passo più lungo della gamba, e questo è il suo punto di forza ma anche la sua debolezza. La Reno sale le scale a piedi, mentre guarda l'ascensore del Bologna andare su e giù per i piani ma se si va alla Barca e si chiede tra quante stagioni arriveranno in serie A ti guardano come se fossi un marziano. Sarebbe come chiedere ad un contadino con un po' di ettari a vigneto quando iniziano i lavori per la costruzione della cantina, quel contadino il vino che produce se lo beve lui durante l'anno, al massimo quando il raccolto è abbondante e la qualità è eccellente invita degli amici e se lo bevono in allegria in una festa comandata o in un compleanno. Speriamo che quel contadino abbia sempre il tempo per coltivare il suo vigneto e che in quegli ettari non sia necessario piantarci il grano per far quadrare il bilancio altrimenti addio vino buono e forse, a ripensarci, l'idea della cantina, anche sociale, sarebbe stata si un azzardo ma l'unico modo per non dover andare a comprare il vino, fatto da altri, alla coop.
Questo è il rugby alla bolognese almeno per noi che lo stiamo a guardare e ci scriviamo sopra, per fortuna ne esiste un altro, quello giocato, fatto di fango, di mete, di spinte e di placcate, quello che giocano nella nostra città a centinaia tutte le domeniche, e di questo bisogna darne atto e ringraziarne sia il Bologna che la Reno così come sono o saranno, e le tante persone che aiutano e sostengono con colori diversi ma la stessa passione.

Tiziano Taccola - 02/11/2015
E tu, con questa capacità di analisi e di comunicazione volevi farci orfani dei tuoi articoli?
Evviva il ripensamento!
FACCAGARE - 02/11/2015
E adesso? grr grrr... Va bene tutto, però... FACCAGARE! Perchè FACCAGARE.
Devo solo capire il perchè ma appena avrò un po di tempo ti ci
metto qualcosa di divertente che farà FACCAGARE!! GRR GRRR!!!
FACCAGARE - 03/11/2015