IL MINIRUGBY NON FINISCE MAI DI SORPRENDERCI


Non sono un pescatore, e mi sono sempre chiesto dove il segreto di quella pratica che in molti considerano sportiva. La sfida con il pesce, forse, o la gara con gli altri pescatori a vedere chi ne prende di pi. Di sicuro c' una recondita ragione per la quale una moltitudine di persone si alzano la mattina presto, appendono il sacchetto dei bigattini allo specchietto retrovisore e si inoltrano per stradine sconnesse sui margini dei fiumi. Mi sentivo un po' cos stamattina imboccando il sentiero che porta al campo della Barca con il fiume Reno alla destra e il blocchetto degli appunti in tasca come fosse una canna da pesca sottobraccio.
Andare a vedere un concentramento di minirugby come andare a pesca di emozioni, si sta l ai lati del campo come stare seduti sul bordo di un laghetto, si butta l'occhio in uno qualsiasi dei rettangoli di gioco come si butterebbe una lenza nell'acqua e si aspetta, prima o poi qualcosa accade: un'azione da manuale replicata in miniatura, lo sguardo tenero di una mamma o quello orgoglioso di un padre, un pianto trattenuto, una gioa esplosa in una meta, l'unica della partita dopo averne subite una decina.
Giri il mulinello e tiri su, butti l'amo di nuovo e aspetti fino al prossimo tirotto.
A volte il pesce ti sorprende per la sua fattezza o perch veramente grosso, un po' come quando ho sentito gridare da una tifoseria a bordo campo il sostegno alla squadra del Silea. Cosa ci fanno dei ragazzini di Treviso qui alla Barca? Mi hanno detto che sono arrivati ieri, ospitati nelle case dei loro coetanei della Reno, si erano conosciuti al Torneo Topolino e hanno fatto amicizia. Chiss che emozione per loro condividere la stanza con l'amico e allo stesso tempo avversario in campo. Forse la stessa emozione provata nell'entrare nella Lamborghini della Polizia parcheggiata di fianco agli spogliatoi. Anche questo sorprendente, cosa ci fa quella macchina qui alla Barca avvolta nei fumi della grigliata come fosse una carrozza magica uscita dal bosco magico in una domenica magica.
Due chiacchiere con un genitore entusiasta, forse pi del figlio che sotto di tre mete, un saluto ad un ex compagno di squadra che adesso allena una squadra Under10, un sorriso ad una mamma che mi porge una fetta di torta che ha fatto per il suo cucciolo, uno sguardo lontano a quella marea colorata che riempe il campo, gli occhi e il petto.
Qual il segreto del pescatore? Non lo so, non saprei dirlo, forse quell'emozione che si prova quando si tiene in mano un pesce appena pescato che si divincola e si dibatte e ti fa sentire la vita nelle tue mani fino a quando non lo ributti in acqua e torni a casa, con la retina rigorosamente vuota e un sorriso sulle labbra.