CUL-DE-SAC-CO


Quando mi hanno detto "Sacco ha smesso di giocare" non ci volevo credere, in un sussulto egoistico ho espresso tutto il mio disappunto immaginando la privazione di quel divertimento che solo lui sapeva garantire alle mie domeniche rugbistiche.
Vederlo in campo procurava quel piacere che solo le aperture di rango sanno dare, un gesto pulito ed efficace, un movimento naturale delle mani o dei piedi, le accelerazioni repentine, lo scarto dell'avversario in un cambio di passo o di direzione della corsa... Una buona apertura incanta il pubblico e lo fa sperare fino all'ultimo, dal suo genio o dalla sua abilità potrebbe sempre aver origine la meta del sorpasso, il piazzato decisivo o la giocata che chiude la partita.
Di sicuro Sacco ha smesso di giocare per validi motivi, ma so per certo che per un rugbista rinunciare al rugby è veramente difficile. Occorre cercare altri modi per mantenere allenata l'autostima, bisogna trovare generatori di emozioni lontano dai campi e dagli spogliatoi e riempire il bisogno di socialità con altre appartenenze. Tutte cose difficili ma non impossibili, sopratutto per un rugbista. Ma se per Sacco, con tutta probabilità e con il nostro più sincero augurio, tutto ciò non rappresenterà un problema, per noi, esteti del rugby e cultori del bel gioco, il problema rimarrà, magari aggravato anche da un danno economico, visto che sempre più spesso in Italia, ma anche in altre tribune più vicine a quella della Barca, per godersi lo stesso spettacolo si è dovuto mettere le mani in tasca e importare dall'estero aperture di un certo livello.
Ma quello che più mancherà di Sacco è Sacco stesso, il suo sguardo dispiaciuto dopo una sconfitta e il suo sorriso leggero dopo una vittoria, la sua modestia e la sua propensione all'autocritica, le sue osservazioni competenti e il senso di amicizia che sa trasmettere anche a chi, come me, lo conosce poco.
Quindi, ti prego, Sacco, vieni alla Barca a vedere le prossime partite, ti promettiamo che nessuno ti chiederà perchè hai smesso o insisterà per farti tornare a giocare, ti tratteremo come uno di noi, perchè noi siamo noi, dentro e fuori dal campo, compagni di squadra o avversari noi siamo noi, ci piace così e non ci domandiamo il perchè.

Alberto Natale - 19/10/2015
Ti sono grato per la citazione da Polanski. Cul de sac è forse il suo miglior film
romeo - 19/10/2015
Come al solito sai interpretare i pensieri di noi tutti. Mi unisco al tuo appello con una piccola aggiunta: caro Sacco, giocare o non giocare non è solo un tuo affare; riguarda anche noi orfani delle tue giocate e della tua amicizia.