CLICK.

LA FOTO CHE NON C'E'


Piacenza 40 Reno 5
Dei tanti fotografi che c'erano a bordo campo nessuno ha immortalato l'immagine che a me è rimasta più impressa nella memoria: il momento dell'uscita dei giocatori dal campo. Proverò quindi a ricostruire a parole il click che non c'è, chiedendovi quello sforzo di immaginazione a cui ormai siamo tutti poco allenati in quest'epoca di sfrenata multimedialità.
Nell'area dei 22, di fronte al cancelletto che da accesso agli spogliatoi i giocatori del Piacenza in cerchio intonano la loro filastrocca auto-celebrativa, per intenderci quella canzoncina del tipo "i migliori siamo noi" o "il caffè della Peppina", nella quale la squadra manifesta il proprio carattere a volte epico, altre aggressivo, o semplicemente ironico ripetendo il tormentone che circola da mesi nello spogliatoio. Al loro lato sfilano, attraversando il campo, i giocatori della Reno, in gruppetti di due o tre, sostenendo un compagno che zoppica, o si trascina verso l'uscita vistosamente fasciato. Sembrano i reduci di una battaglia persa, un esercito in ritirata con lo sguardo triste e deluso.
Ma dove è finito il corridoio?!!! Perchè è caduto in disuso quel rituale unico nel rugby dove la squadra vincitrice aspetta su due file l'uscita degli avversari sconfitti applaudendoli al passaggio come riconoscimento del loro valore a prescindere dal risultato finale. Dove è finito il corridoio degli sconfitti che nello stringere le mani ai vittoriosi, in quel contatto amico e fraterno, metabolizzano la sconfitta e lasciando sul campo ogni rancore.
Quel "viva il rugby" generico e impersonale, gridato in cerchio al centro del campo non può sostituire l'accogliente passaggio di una squadra tra le fila dell'altra, la stretta di mano frettolosa delle due squadre che sfilano una di fianco all'altra non è la stessa cosa dell'attesa paziente e sincera dell'avversario a bordo campo, figuriamoci se un terzo tempo famelico, più formale che sostanziale potrà mai sostituire il guardarsi negli occhi tra coloro che sono stati, fino a pochi istanti prima, avversari diretti.
Mi rendo conto, rileggendo le righe appena scritte, che per quanto mi sia sforzato nel cercare di descriverlo non sono riuscito a rendere bene l'dea di quello che si prova nel rituale del "corridoio", sono quelle cose che le capisci solo se le fai e mi piacerebbe che al posto dei "discorsetti" di fine partita con i ragazzi seduti a terra di fronte alle rispettive panchine, alla fine di ogni partita si potesse rivedere una squadra che si infila nell'altra e sapere che i ragazzi stanno provando e condividendo quell'emozione, quel gesto unico, quel rituale esclusivo che mi rendeva orgoglioso di essere un rugbista.
Riavvolgiamo il nastro di ottanta minuti e veniamo alla partita. La Reno inizia bene, si installa nel campo avversario e se la gioca alla pari con i più grossi piacentini. "Stiamo di là, stiamo di là", pensavo e speravo allo stesso tempo e non a torto, perchè appena il Piacenza attraversa la propria linea di metà campo piazza tre fasi e segna la prima meta.
"Poco male, c'è ancora tutta la partita" mi dicevo cercando di rincuorarmi mentre i gialloblu riconquistavano il campo avversario.
La prima touche sciupata a cinque metri dalla meta fa sussurrare un "peccato", la seconda un deluso "nooo...", ma alla terza è un "cazzo!!!" deciso e fermo quello che gridano in coro i babbi in tribuna, le mamme non hanno detto nulla ma immagino che l'abbiano pensato.
Quando si sta così tanto tempo vicino alla linea di meta la squadra in attacco si riduce di numero, dei 15 in campo ne rimangono solo 8, sono gli avanti che si scordano degli altri sette e cominciano a rimbalzare sulla difesa, una volta, due, tre... alla quinta il pilone finta il passaggio e si butta dentro spiattellando rumorosamente la palla oltre la linea di meta.
La trasformazione colpisce il palo nella parte alta, in quella prosecuzione che comincia dove finisce il tubolare e va fino all'infinito e siccome in quel punto il palo non c'è l'arbitro decide che il rimbalzo è esterno e la palla è uscita sulla destra, forse..., comunque fischia senza concedere i due punti supplementari.
La Reno continua ad attaccare ma sembra stia giocando a bocce, con la palla ovale i ragazzi cercano di colpire un pallino invisibile che si trova da qualche parte lì per terra, così l'arbitro, che continua a giocare a rugby, fischia avanti a ripetizione facendo eseguire un'infinità di mischie che rompono il ritmo dell'avanzamento bolognese e sfiancano il pacchetto di mischia più leggero, cioè quello della Reno.
Solo verso la fine del primo tempo il Piacenza si ripresenta con una certa costanza nella parte di campo bolognese, giusto il tempo necessario per segnare la seconda meta prima della fine dei primi quaranta degli ottanta totali.
"Però, però...." c'è scritto nelle nuvolette appoggiate sulle teste del pubblico di Bologna, un'affermazione in bilico tra "pensavo peggio" e "Ce la possiamo fare" ma anche "Non so proprio cosa dire ne pensare e allora prendo tempo". Per fortuna si ricomincia subito e gli sguardi che prima cercavano delle risposte si spostano di nuovo sul campo dove le risposte arrivano, purtroppo poco confortanti.
Due possessi della Reno passano, una volta trasformati in ruck, nelle mani dei piacentini che ringraziano e segnano, come si direbbe nel calcio, di contropiede. Ma la cosa peggiore è che in campo iniziano a vedersi 15 candeline come quelle piazzate sulle torte di compleanno, quelle che anche se non le soffi cominciano a tremolare e poi si spengono da sole. Tra le fila della Reno la fatica fatta si fa sentire, forse la preparazione atletica ancora non è a buon punto ma io sono convinto che quando, per inesperienza, non sai stare in campo fai molta più fatica, corri come un matto cercando una posizione utile facendo molta più strada del necessario, spingi senza usare le leve in maniera corretta spendendo più energia del tuo avversario, compensi gli errori del tuo compagno moltiplicando lo sforzo invece di sommarlo, insomma a giocare male si fa molta più fatica e facendo molta più fatica giochi sempre peggio.
Alla fine sul mio taccuino solo una volta ho annotato "Bella azione del Piacenza con meta alla bandierina" ma in compenso sul lato della Reno non ho scritto nulla per tutto il secondo tempo e in quel bianco rimasto sul foglio c'è tutto lo spazio necessario per scriverci il da fare fino alla prossima partita.

Castore - 12/10/2015
Commento completo e puntuale. Grazie Enzo
Samuele - 12/10/2015
Ciao enzo bell'articolo come sempre solo una precisazione i ragazzi del piacenza dopo il saluto a centro campo hanno fatto il corridoio pero' vicino alle panchine e quindi ti e' scappato!
enzo calabrò - 12/10/2015
luigi - 13/10/2015
sono di piacenza ma consultero' spesso il vostro sito per la cura con cui e' fatto ,complimenti e w il rugby