LA FORZA DEI NERVI DISTESI


Modena 24 Bologna 5
Dopo pochi minuti dall'inizio del secondo tempo nella fascia centrale del campo sul lato sinistro, il mediano di mischia del Modena appoggia le mani su una palla protetta da una ruck stabile . Alza lo sguardo un attimo per controllare lo schieramento avversario, L'ala destra del Bologna è al suo posto, non troppo avanti e nemmeno troppo profonda e il lato chiuso è coperto da una guardia. Solleva la palla e fa partire un passaggio verso sinistra, giusto un metro davanti all'apertura che agguanta l'ovale e continua l'azione scaricando sul centro. La palla arriva liscia fino all'ala che tenta di rientrare ma viene fermata dal diretto avversario in rosso e blu, la palla poi carambola in touche e l'azione si spegne con un guadagno di pochi metri a favore del Modena.
Questa azione, all'apparenza insignificante, mi ha convinto che il Modena avesse in mano la partita, e che la capacità della mediana modenese di leggere lo schieramento avversario avrebbe fatto la differenza, questa azione aiuta a capire che la superiorità di una squadra sull'altra si manifestava più sul piano della competenza che su quello della forza o dell'abilità o della motivazione.
Da un po' di tempo a questa parte i punti di incontro e le conseguenti ruck non riescono più a produrre superiorità numerica per l'attacco, le difese impegnano meno giocatori di quanti ne servono all'attacco per formare la ruck e difendere la palla. Il risultato, quando si riapre il gioco, è che invece di una superiorità numerica si è prodotta un'inferiorità di giocatori attivi per la squadra con la palla in mano. A questo punto per l'attacco è fondamentale la velocità con la quale si ricompone lo schieramento e la scelta del lato dove condurre l'azione scegliendo quello meno coperto o con uno schieramento difensivo sbagliato o in ritardo.
Tutta questo ragionamento l'ho ritrovato, nella sua sintesi dinamica e istintiva, in quello sguardo del mediano di mischia del Modena tra la terza e la quarta fase di un'azione qualsiasi della partita, ma la stessa competenza poteva essere letta anche nei calcetti dell'apertura o nelle chiamate delle terze, in particolare del numero 8, molto mobili dietro ai punti di incontro.
Per il Bologna, invece, la ricerca dello schieramento mancato, si esauriva nelle giocate veloci da ogni punizione a proprio favore, nel tentativo di sorprendere la difesa con ripartenze immediate alla mano senza che gli avversari avessero il tempo di riposizionarsi in maniera corretta.
Un gioco così è molto dispendioso sia dal lato fisico - rinunciare alla conquista del territorio con un calcio in touche a favore di attacchi alla mano repentini e improvvisi, anche dai propri 22, vuol dire che ogni metro conquistato costa una fatica bestiale - ma anche, forse sopratutto, sul lato emotivo. Un gioco così è esaltante o deludente con eguale intensità, dove ti senti furbo e subito dopo rischi di ritrovarti coglione a causa di un passaggio sbagliato o una placcata ben fatta. Un gioco così è frenetico e logorante, molto, anzi troppo basato sulla veemenza e la motivazione, un gioco che mette in secondo piano le qualità di una mischia che invece ha tenuto testa a quella modenese e di una linea di trequarti con buoni fondamentali e discrete doti fisiche.
In effetti, se riportassi la cronaca della partita, tutta questa superiorità del Modena sul Bologna non ci sarebbe stata, delle 5 mete fatte solo una è stata il prodotto di un'azione prolungata e manovrata (la seconda del Modena) le altre sono scaturite, per lo più, da errori di placcaggio o giocate secche in prima o seconda fase al massimo, molti errori da una parte e dall'altra, equilibrio in touche e in mischia e soltanto una leggera prevalenza territoriale del Modena. Niente che possa giustificare tutta questa differenza nel punteggio se non quella scatola di caffè Hag ben in vista al Bar della Club House e la capacità di una squadra sull'altra di saper leggere la partita e saperla condurre con esperienza e competenza così come si impara a fare nei campionati di elite.