LA GULMIERA è CAMPIONE D'ITALIA (UISP)


La Gulmiera 31 Feltre 11

Chissà perchè ho sempre pensato che la Gulmiera fosse un formaggio tipico di Pieve, un po' come la Casatella di Castel San Pietro, una convinzione subito smentita dal primo a cui l'ho chiesto arrivando allo Sgorbati per la finale del campionati italiano Uisp.
"E' un'insalatiera" mi ha detto, ma con così poca convinzione da farmi insistere nel domandarlo, a partita già iniziata, a quelli intorno a me, accomodati in una tribuna strapiena e colorata. Sembra che la Gulmiera fosse la squadra Under 23, quando ancora c'era questa categoria, che accoglieva i fuoriusciti delle giovanili e gli infortunati della prima squadra, quelli che avevano iniziato a giocare da poco e quelli che stavano bene lì, in quella squadra, a giocare e (per) divertirsi,
Intanto la Gulmiera piazza e centra il primo calcio, giusto per far capire a quelli di Feltre che se vogliono vincere lo scudetto devono faticarselo.
Sembra che per primo sia stato Alberghini, l'attuale presidente dei Lions, a pronunciare quel nome accogliendo un giocatore della prima squadra al rientro dopo un infortunio, "Sei venuto a giocare nella Gulmiera?" gli avrebbe detto intendendo con quel termine una specie di Armata Brancaleone e, conoscendolo, pensandosi un po' il Gassman di quel film.
In tribuna si chiacchiera mentre il Feltre sbaglia piazzati a ripetizione, vanificando così una schiacciante superiorità in mischia. Al terzo tentativo però i veneti centrano i pali e con il punteggio in parità consolidando l'atteggiamento vincente con il quale erano entrati in campo, si dispongono più per l'attacco che per la difesa. L'apertura della Gulmera, già buono di suo con il piede, approfitta della situazione e con calcetti a ripetizione, trova i giusti rimbalzi dietro la linea dei difensori che in maniera troppo ottimistica insistono nello schierarsi troppo vicino alla linea del vantaggio.
Non si saprà mai se il trio di cornamuse che faceva da colonna sonora all'evento, si fosse messo d'accordo con quelli della Gulmiera ma di fatto il loro ritorno a suonare soffiato nelle otri coincide con il crescendo dei pievini, ruck ridotte e aperture veloci compensano la leggerezza della mischia e valorizzano il gioco alla mano dei trequarti. Tre azioni con più fasi, tirate fino all'ala e fermate sull'ultimo passaggio dai veneti sono il preludio alla meta della Gulmiera.
Dall'alto della tribuna, dove si ha una visione d'insieme del campo e della disposizione dei giocatori sul terreno, appare evidente quel 10 contro 1, risultato e conseguenza di ripetute ripartenze sullo stretto capaci di assorbire quasi tutti i difensori del Feltre. Ma se si sposta il punto di vista sul campo e in particolare ci si immedesima sul primo giocatore della fila dei dieci, la situazione si può leggere anche in un 1 contro 1 e, se sei sicuro di battere il tuo avversario diretto, aprire la palla è solo una scelta, più logica ma non necessariamente meno rischiosa della sfida diretta. Nel rugby chi ha la palla in mano sceglie, ne ha il diritto e il dovere, se sbaglia lo si saprà soltanto dopo, ad azione conclusa. Nel caso specifico il giocatore di Pieve invece di passare ai 9 liberi sceglie di affrontare l'1 rimasto, incrocia il passo, cambia la direzione di corsa verso l'interno e forza il placcaggio sulla spalla debole del difensore. Meta in mezzo ai pali. Aveva ragione lui, la scelta fatta era quella giusta, nessuno ha avuto nulla da ridire... cornamuse e trasformazione.
La Gulmiera piazza un'altro calcio prima che il Feltre si riprenda con una piazzato e una meta non trasformata su un errore in ricezione da un attacco al piede. La Gulmiera resiste alla rimonta e prima della fine del tempo aggiunge altri 3 punti al suo score. 16 a 11 dopo 40 minuti di gioco.
Senza i giocatori in campo l'attenzione ritorna sul contesto, molto diverso da quello visto in televisione per la finale del campionato eccellenza a Rovigo. La Uisp ha scelto di organizzare l'atto di chiusura delle attività come fosse una festa. Le 4 partite giocate per assegnare le posizioni dal primo all'ottavo posto del campionato nazionale, hanno portato 8 squadre intorno al campo, Un sacco di gente allegra, raccolta in gruppi colorati che lanciano cori di sostegno alle rispettive squadre, cori di presa in giro alla fotografa, al guardalinee o a chiunque passi tra il campo e la tribuna, cori di incitamento per qualcuno che è andato a prendere un'altro giro di birra... Il tifo per le squadre che si stanno giocando lo scudetto fatica ad emergere e a trovare spazio e senso in una festa ovale, diversa e imprevedibile come i rimbalzi di una palla con la stessa forma della testa matta di chi si diverte a passarsela .
La partita ricomincia con un punteggio che non ne definisce l'esito finale, entrambe le squadre hanno la stessa possibilità di vittoria ma la sensazione, però, è che la forte mischia del Feltre pur sufficiente a contenere il Pieve non sia abbastanza per far capitolare gli avversari,
La Gulmiera ha risorse e qualità nella linea dei trequarti che, per diventare padroni del campo, aspettano solo l'inevitabile arrivo della stanchezza negli over 100 (chili) tra le file del Feltre. L'apertura, più o meno consciamente, gioca con gli avversari come farebbe un tennista, calcia dei lungolinea che costringono gli avversari a correre su e giù per il campo, fiacca la loro resistenza fisica e ne mina il morale lasciandoli lontano dalla meta e costringendoli solo a ribattere invece di impostare il gioco che più gli converrebbe.
La partita scivola via tra le capriole di due bambini nell'area di tuoche e i fiumi di birra scolati da una schiera di spettatori accomodati su seggioline pieghevoli piazzate sul bordo dell'area di meta.
La Gulmiera segna una meta, un calcio e un'altra meta quasi allo scadere degli ottanta minuti e conquista lo scudetto.
Alla sua prima partecipazione a questo campionato, La Gulmiera sorprende tutti tranne noi che da sempre conosciamo e apprezziamo il rugby giocato in questo fazzoletto di pianura.
A Pieve non ci si passa per caso, per arrivarci bisogna proprio cercarla, una volta arrivato, però, non vorresti più andar via e rimani lì a parlare di rugby fino a tardi, rischiando o cercando il divorzio tra un sorso di birra e un ricordo, un pensiero, profondo quel che basta, e una risata di gusto interrotta soltanto dalla suoneria strampalata di un cellulare, il mio.
"..ah è vero che dovevamo andare al cinema, non so se faccio in tempo ma parto subito...". Ciao ragazzi ci vediamo a settembre. .