UN NIENTE CHE VALE TUTTO


Bologna 22 Rosignano 19

Dopo la doccia, all'uscita dallo spogliatoio, i ragazzi dell'under 16 del Bologna hanno la faccia scura e nessuna voglia di scherzare, evidentemente tutto quello che gli è stato detto a partita finita non è stato sufficiente ad alleviare la delusione per aver mancato l'accesso alla finale del torneo degli Appennini. Quest'anno avevano dominato il campionato regionale, 12 vinte e solo una persa, contro il Pieve all'andata nel lontano novembre 2014, poi avevano battuto l'Imola di rimonta nella partita secca che ha deciso quale squadra della nostra regione avrebbe sfidato le toscane.
Occhi lucidi labbra strette all'arrivo in Club House per il terzo tempo, ci avevano creduto fino all'ultimo e pur vincendo oggi con una meta sul finale e tre punti di scarto non erano riusciti a recuperare lo svantaggio di 5 con cui era iniziato il ritorno nella doppia sfida con i toscani.
I toscani erano andati in vantaggio subito con una meta e un calcio, gli avanti facevano valere in touche e nelle mischie ordinate la loro supremazia fisica, l'apertura muoveva la palla con il piede e, seppur poco preciso, riusciva a mantenere i rossoblu lontani dai propri 22, il mediano di mischia manteneva alto il ritmo con aperture rapide quando la palla usciva veloce dai raggruppamenti ridotti o con le sue ripartenze quando il gioco diventava lento e prevedibile. Non è per niente facile affrontare una squadra con una mediana di buon livello, il XV si compatta e si nascondono i difetti.
Il Bologna ci mette il cuore per compensare la maggiore competenza degli avversari, aperture veloci su tutti i calci di punizione, sia in difesa che in attacco e impatti cercati quasi come sfide più morali che fisiche. Il Bologna ci mette grinta e convinzione in attesa di trovare la chiave capace di aprire quella cassaforte.
Solo verso la fine del primo tempo un attacco alla mano trova impreparata la difesa del Rosignano e nell'appoggiare la palla oltre la linea di meta si svela lo stretto sentiero capace di valicare la montagna. E' il secondo centro il punto debole nello schieramento toscano, seppur ottimo in attacco il penultimo anello della catena dei trequarti non difende con la stessa qualità. Il gioco è fatto, portare la palla alla sua altezza e attaccarlo garantisce al Bologna conquista di terreno e punti. Comincia la rimonta e la partita ritorna in equilibrio.
Il punteggio si mantiene con uno scarto minimo e mentre in tribuna l'esito del doppio incontro appassiona gli esperti in matematica, in campo la battaglia tra cuore e competenza si accende. Nei minuti finali il Rosignano piazza un calcio centrale e il Bologna aggredisce i 22 avversari fino a portare la palla sui 5 metri dalla meta e concedere al mediano di mischia l'onere e l'onore di coronare lo sforzo collettivo e chiudere la partita in vantaggio di 3 punti.

Ne sono mancati 2 di punti per passare il turno e andare in finale, soltanto due punti, che so, una trasformazione fallita, un calcio giocato e non piazzato, l'ultimo passaggio sbagliato a meta già fatta, è mancato un niente, che so, due tiri liberi sbagliati, due centimetri in più o in meno, 2 secondi di ritardo, un palo o una traversa, in tutti gli sport c'è un niente che spesso separa vittoria e sconfitta, trionfo e delusione, un niente lasciato lungo il percorso e che alla fine fa la differenza.
Noi adulti quel niente lo conosciamo bene, lo abbiamo subito troppe volte per capirne il significato profondo, ci siamo difesi da quel niente separando il gioco dalla vita e riuscendo così a dargli un significato relativo.
Per loro, che ancora il gioco si mischia con la vita, quel niente rimane un macigno pesante che gonfia gli occhi e stringe lo stomaco e forse è per questo che nel terzo tempo del polpettone alla bolognese, quello con l'uovo dentro, seppur ottimo ne è rimasto in abbondanza, e che la pentola della pasta al ragù questa volta non è stata ripulita.

Con questa partita si chiude il campionato federale e nella categoria under 16 sembra essere ritornati ai tempi dello Stato Pontificio, dove i confini erano segnati dal Panaro a ovest e dagli Appennini a sud, il cammino per Roma, metafora del rugby che conta, è bloccato dal rugby toscano in forte crescita e da quello emiliano già attestato da tempo nei campionati di elite. Se non vogliamo rimanere in attesa dell'arrivo di Garibaldi e dell'esercito sabaudo, con tre squadre che ci sono a Bologna, qualcosa bisognerà pure inventarsi ma ormai è da troppo tempo che mi permetto di farlo notare è ho l'impressione che invece di riflessione l'effetto che provoco è solo fastidio.