LE PORTE GIREVOLI DEL GRAND HOTEL RENO


Reno 42 Paganica 27

Nei film americani siamo abituati a vedere il portiere in livrea che accoglie gli ospiti davanti alle porte girevoli dell'Hotel, ci facevano le gags al tempo dei film muti o, nei thriller, quelle sequenze dove il protagonista ci rimane bloccato dentro mentre il cattivo scende le scale con la pistola in mano. Qui a Bologna gli hotel non hanno porte girevoli, ci sono soltanto all'Ikea e alla Barca nella casa della Reno.
Fortunata la squadra che nel giorno dell'addio all'attività agonistica di due giocatori si permette di far esordire un ragazzo che viene dal vivaio, curato e coccolato da quando misurava poco più di un metro e presentato per la prima volta davanti al suo pubblico da titolare in un ruolo chiave come quello del mediano di mischia. Nel ruolo di apertura ritorna, dopo una parentesi estrema, un altro prodotto del vivaio, rimasto in gialloblu anche se la sua bravura gli avrebbe permesso di colorarsi con tinte molto più prestigiose presenti nelle categorie maggiori.
Eccola lì, una mediana tutta fatta in casa, due giocatori che della Barca ne conoscono ogni zolla del terreno e hanno un angolo nello spogliatoio dove la borsa si infila da sola seguendo un canale, sempre quello, aperto quando ancora per appendere i pantaloni dovevano salire in piedi sulla panchina. Al Grand Hotel della Reno le porte girano e ai piani alti si dormono sonni tranquilli.

Il primo a segnare è il Paganica, un calcio piazzato, niente di preoccupante. Un altro piazzato sempre degli abruzzesi, questa volta fallito, da la sveglia alla Reno che nel più classico del dentro e fuori degli avanti (quelle azioni che non si vedono più) corre per mezzo campo raggruppando la difesa senza bisogno di ruck e concede un 3 contro uno alla linea dei trequarti. Palla all'ala e meta.
Come nei film di una volta, al Grand Hotel della Reno la porta gira per far entrare, con il giusto ritardo voluto dallo sceneggiatore, la diva del film. Capelli rossi, vestito nero, carnagione chiara e grandi occhiali da sole, sale per la scaletta e guarda in su come per scegliere il posto dove sedersi. Primo piano sul suo sorriso mentre sullo sfondo sfocato, la seconda linea della Reno riceve la palla di ritorno da una terza fase, La corsa di una seconda lanciata sul filo della touche non si riesce a fermare, quelle coscione lunghe e aperte nelle falcate sono l'incubo di ogni placcatore, bisogna avere delle braccia lunghe due metri per riuscire ad abbracciarle oppure cento chili di peso per spingerlo fuori dal campo. Meta vicino alla bandierina trasformata dal medianino esordiente che fa annuire compiaciute tutte le teste in tribuna, tranne quelle ancora rivolte sul sorriso della femme fatale.
Chissà se anche i giocatori in campo si sono distratti dall'arrivo della rossa in nero ma dopo la seconda meta la Reno si disunisce e il Paganica ritrova convinzione, marca un altro piazzato e approfitta di un liscio della difesa per segnare una meta. Sul 14 a 13 si spera che il primo tempo finisca in fretta e, nella pausa, i giocatori possano ritrovare la concentrazione e riordinare le idee.

Salutare intervallo, la Reno ritorna in campo con il piglio giusto e sfodera quattro fasi ben ritmate con la palla concessa all'ala con quel metro di spazio necessario, a chi sa muovere i piedi, per ubriacare l'avversario e trovare il sentiero che porta alla meta.
Il medianino esce tra gli applausi e il suo sostituto fa capire subito che cedere il posto ai giovani è giusto ma se è lui che ha sostenuto la squadra per tutto il campionato ci sarà pure un motivo e così, dopo un carretto sulla sinistra nella fascia centrale del campo, parte dalla chiusa, semina la difesa e a giochi quasi fatti apre la palla che corre liscia fino all'ala. Meta e bonus.
Poco dopo un'altra meta con un passaggio stretto nel canale dell'apertura per dimostrare che la superiorità numerica non è sempre necessario trovarla al largo dopo tre o quattro fasi ma che il due contro uno si può giocare anche vicino alla mischia in prima fase.
La partita è piacevole e le mete si susseguono senza mai mettere in dubbio il risultato favorevole ai gialloblu. Il Paganica prima della fine della partita ne segna due, una su un'altro errore nel placcaggio e l'ultima su una bella azione costruita tanto per far vedere che riescono a segnare anche per meriti loro e non solo quando sbaglia l'avversario.
La Reno segna invece reinterpretando il salto d'uomo ed eseguendo il passaggio decisivo saltando il centro in senso letterale, ovvero con la palla che passa sulla testa del giocatore invece che poco avanti o poco dietro come di solito si fa.
Alla fine sul 42 a 27 si va tutti a far festa, è l'ultima volta che si gioca alla Barca in questo campionato e la solita folla intorno agli spogliatoi fatica ad andar via. Dopo la consegna delle maglie celebrative ai giocatori che oggi smettono di giocare si continua a bere, mangiare e chiacchierare come se non si volesse chiudere la stagione.
All'imbrunire, solo la scritta The End che saliva dal fiume ci ha convinto che era arrivato il momento di andare a casa e tra i ciao e ci vediamo si sono allontanati tutti incamminandosi sui "vialetti del tramonto". Nella sala buia sono rimasto soltanto io, cercando di scoprire nei titoli di coda il nome dell'attrice in nero con gli occhiali da sole che ormai potrò rivedere soltanto l'anno prossimo, ancora in serie B come si voleva che fosse..

Anonimo - 26/04/2015
Epica hollywoodiana !!!
r.r. - 26/04/2015
Sarà pure 'epica hollywoodiana' ma sempre piacevole da leggere.
Zanardi - 26/04/2015
Faccia àttenzione signor calabrò che siamo estremamente gelosi delle nostre supporter... ;)
Anonimo - 27/04/2015
C'era da aspettarselo! Alle partite della Reno adesso ci sono i TORNELLI. Per forza, con tutti quei facinorosi in tribuna. A dire la verità, forse perchè io ci vado in bicicletta, non ci avevo ancora fatto caso ma, se lo dice Calabrò, ci saranno di sicuro. Del resto, tutta quell'allegria, tutta quella fantasia al potere... sono un attentato al composto rigore del Sacro Rugby. Poveri noi, mancanza di seriosità, anzi, mancanza di professionismo, troppo divertimento! Ecco le conseguenze, chi non sta cagato va represso, con i tornelli... appunto.
M'arcopivatelli (avantiopopolo)
Anonimo - 28/04/2015
Bona con sta storia del "attentato al composto rigore del sacro rugby" ormai siete vecchi lasciate lo spazio ai giovani, che oltretutto la rovina del rugby bolognese siete proprio voi vecchi!!!
L'unica cosa di sacro che c'è è lo spogliatoio/ambiente che si trova alla Reno Rugby!!!
melega daniele - 29/04/2015
Senti anonimo e pleonastico che sostieni che i vecchi rovinano il rugby dimmi quando e se giocavi al minirugby chi ti asciugava le lacrimuccie quando ti facevi la bua, un vecchio del rugby probabilmente, e l'ambiente spogliatoio che tu decanti è frutto di chi ti ha preceduto.
Alcuni di noi per 20 anni hanno contribuito a fare delle Reno quella che è ora, spero che tu con la tua pletorica arroganza possa migliorare il nostro lascito.
M' - 29/04/2015
flyldown - 28/04/2015
Vola basso...
Anonimo - 29/04/2015
Mai fatto la bua!!!
E non volo basso!!!
M' - 29/04/2015
Mauro Anteghini - 29/04/2015
Sono davvero contento per il "medianino" Ivan, fiero avversario in questa stagione under 18, che dopo averci fatto soffrire col suo piedone potente e preciso ha esordito alla grande in prima squadra.
Complimenti a lui e a tutta la Reno x il raggiungimento della salvezza.