B COME BOLOGNA


Il Bologna è in serie B. Noi che non siamo scaramantici lo possiamo dire e a essere sinceri è dalla partita contro il Macerata che si andava a raccontare in giro, dopo aver visto per la prima volta giocare l'apertura irlandese a Bologna, che la promozione era praticamente già in tasca.
Probabilmente la voce è arrivata anche a Jesi, perché la marcatura sul 10 del Bologna era particolarmente curata, le terze coprivano e raddoppiavano il placcaggio del suo avversario diretto, tanto che a pochi minuti dal fischio di inizio lo straniero rimediava una vistosa fasciatura alla testa. Niente di grave, però, nulla che potesse impedirgli di centrare i pali alla prima occasione, ma non è stato lui il protagonista della migliore azione della partita conclusasi con la prima meta del Bologna. Lo Jesi continuava a difendere bene e, con tutta quella pressione sull'apertura, spegneva l'incisività dell'attacco rossoblu concedendo soltanto un'altro piazzato all'irlandese.
I minuti passano e la partita del Bologna non decolla, i 6 punti dello Jesi (un drop e un piazzato) tengono in vita le speranze marchigiane e proprio sull'espulsione temporanea dell'apertura del Bologna, gli ospiti rinunciano a piazzare da una posizione favorevole, giocano la palla e utilizzano il piede solo dopo aver segnato la meta, per la sua trasformazione.
Lo Jesi passa in vantaggio e il piedino che fino a poco prima era già in serie B si trova adesso sull'orlo di un abisso. Con il faro dei trequarti accecato il Bologna mette in moto la mischia, tutta italiana, e un carretto ben fatto e malamente difeso li porta in meta chiudendo in vantaggio per 18 a 13 il primo tempo.
Nell'intervallo, in tribuna, chi fuma si accende una sigaretta, gli altri preferiscono sorseggiare una birra o magari non fare niente, commentare la partita o semplicemente chiacchierare con il vicino guadagnandoci però in salute. Comunque l'attenzione si distoglie dal campo e dal capannello che di solito si forma attorno alle panchine tra allenatori, accompagnatori e giocatori. Sembra che non succeda niente, che quel rituale sia di poca importanza, una pausa per riprendere fiato, dentro e fuori dal campo, invece è proprio in quei pochi minuti che spesso si decide l'esito della partita. A volte sono le indicazioni dell'allenatore, o le esortazioni del capitano, oppure solo gli sguardi dei giocatori che si incrociano come fossero capaci di passarsi l'un l'altro la voglia di vincere moltiplicandola ad ogni rimbalzo, oppure, al contrario, in quella breve pausa si perde la concentrazione o la tensione nervosa che fino a quel momento aveva sostenuto la squadra.
Fatto sta che al rientro in campo lo Jesi sembra perso o il Bologna ritrovato a partire dalla sua apertura che prende una palla in uscita da una touche, accelera correndo in parallelo alla linea di meta, come farebbe un giocatore dell'Under 14, ma non per scappare dal difensore ma per evitare la presa dell'apertura, attirare la difesa del primo centro, bloccare la salita del secondo centro e far partire un passaggio teso e lungo una ventina di metri che l'ala raccoglie lanciata sulla corsa e non gli rimane altro che mantenere la velocità e posare la palla oltre la linea di meta.
Ci vogliono un'altra meta e un piazzato del Bologna prima che lo Jesi si riprenda, ma ormai è abbondantemente sotto e una bella meta dopo quattro fasi non è sufficiente a recuperare il break.
Con la mischia in difficoltà nelle fasi di conquista e due espulsi i marchigiani continuano a subire e non riescono a contenere le giocate dell'irlandese che orchestra la linea dei trequarti come fosse Muti.
Altre due mete segnate in prima fase aggiungono 14 punti al bottino già pingue del Bologna e lasciano allo Jesi solo la carta dell'orgoglio, quella che si gioca all'ultima mano come fosse l'asso di briscola tenuto fino in fondo ma con tutti i carichi già nel mazzo dell'avversario. Gli ultimi dieci minuti sono tutti dello Jesi, mischie, ruck, carretti, aperture, calcetti coronati da una bella meta con raddoppi e sostegni, dimostrando a se stessi e a tutto il pubblico come poteva essere stato se non fosse stato come fu.

romano rambaldi - 20/04/2015
Sì è andata proprio così. Grande e spettacolare la prima meta rossoblù (tutta bolognese!). E' parso, per alcuni attimi, di assistere ad uno di quegli incontri dove gli spalti sono gremiti da 50/60 mila spettatori anziché i neanche mille dell'Arcoveggio. Ma quei mille hanno applaudito lungamente e meritatamente la squadra del tecnico Bandieri che dovrà d'ora in avanti pensare al campionato di B, dove la tecnica individuale pretende qualcosa di più di quello che i suoi ragazzi, seppur bravi, hanno dimostrato di possedere nello "spareggio" di ieri.
Tiziano Taccola - 20/04/2015
Un bel commento come sempre quello di Enzo. Aggiungerei la tensione che si è provato quando nei primi minuti ci sono stati due infortuni nelle fila del Bologna che hanno costretto, sia il mediano di mischia, che l'ala propriziatrice della prima meta (anzi, proprio in quell'occasione il giocatore si è infortunato alla caviglia), ad uscire dal campo per essere definitivamente sostituiti. Vero è che i sostituti hanno tenuto il campo con onore. La svolta della partita la indico nell'indisciplina dello Jesi, che per poter tamponare gli attacchi del pacchetto rossoblù ha dovuto ricorrere ai falli ripetuti. I due cartellini gialli, per alcuni minuti sovrapposti, hanno determinato la superiorità degli avanti di casa che l'hanno mantenuta sino al termine. Infatti le energie spese dai tredici ospiti rimasti in campo a difendersi, sono state determinanti per gli equilibri della gara.
Zanardi - 25/04/2015
A nome mio e spero di tutta la bologna gialloblu, i complimenti più sentiti al bologna!!!
Bravi cugini!! A presto!!