IL BOLOGNA COPIA LA PARTITA DELLA PRIMA SQUADRA CONTRO IL MACERATA E PRENOTA IL PRIMO POSTO IN CLASSIFICA


Bologna 49 Pieve 8

Questa volta non è bastata la meta della bandiera segnata all'ultimo minuto per alleviare la delusione della sconfitta, non è bastata quella meta a smorzare la gioia di una vittoria netta, sovrastante, indiscutibile. Il Bologna ha vinto la partita decisiva del campionato in maniera perentoria, contenendo la mischia del Pieve e attaccando con i trequarti capaci sia di trovare gli spazi nei canali quanto di aggirare la linea di difesa e, come se non bastasse, il terreno asciutto ne ha poi facilitato il controllo della palla ed esaltato le doti di velocità e mobilità.
L'andamento della partita si svela già dalle prime battute, il Bologna segna subito con un'azione alla mano e il Pieve risponde con l'arma a loro più congeniale, ruck e riipartenze sullo stretto avanzando di pochi metri alla volta. In altre occasioni questo gioco dava i suoi frutti, un placcaggio timido, un sostegno efficace e la palla oltrepassava la linea di meta. Ma oggi gli avanti del Bologna rispondevano ai tentativi di sfondamento con disciplina e si riorganizzavano in fretta, con pazienza aspettavano l'errore degli avversari o riuscivano a riconquistare la palla approfittando con prontezza e lucidità delle occasioni in cui il pack avversario si spakkettava.
Per una decina di minuti il Pieve rimbalzava sulla difesa rossoblu e si riproponeva in un arrembaggio all'arma bianca senza mai allontanarsi troppo dalla meta. La fiducia nei propri mezzi faceva rifiutare alla squadra pievina facili piazzati da tre mirando al bersaglio grosso di una meta schiacciata da cinque o sette punti. La meta, però, tardava a venire e alla prima occasione il Bologna esegue uno schema di attacco alla mano e infila di nuovo la difesa del Pieve con un risultato che si riflette sul punteggio ma ancor di più sul morale dei giocatori in campo.
Da quel momento osservando e decifrando il linguaggio dei corpi, come si dice, sarebbe possibile raccontare la partita con la stessa efficacia della cronaca spicciola o della analisi tecnica. Un calzettone che si abbassa e non si ritira su, l'approssimarsi al punto di ripresa del gioco con lo sguardo basso evitando di incrociare quello dell'avversario diretto, o al contrario il riporre la maglietta dentro le braghe in una pausa di gioco, avvicinarsi alla touche con calma e la schiena dritta, rialzarsi veloci da terra e riposizionarsi rapidamente anche se il gioco è fermo sono segnali che danno la misura di chi domina e di chi sta subendo di chi, in fondo, farà la prossima meta e di chi invece dovrà ascoltare il discorsetto dell'allenatore sotto i pali in attesa della trasformazione.
Il Bologna dilaga, fronteggia la mischia del Pieve e martella sul suo punto debole, i trequarti, li ubriaca con loop dell'apertura sul primo centro, salto d'uomo e inserimento dell'estremo, proposizione dell'ala della parte chiusa per garantire la superiorità numerica già in prima fase, sembra tutto facile e lo è ancor di più aggredendo gli spazi e rendendo difficili i placcaggi dei giocatori lanciati in velocità.
Anche in tribuna il tifo organizzato venuto da Pieve si rassegna e comincia a scherzare, soddisfatti di un sogno sognato fino all'ultimo e orgogliosi di quanto fatto fino ad ora. Saper perdere è quasi più importante del saper vincere anche perchè, nella vita. è molto più frequente l'esercizio di questa pratica e le occasioni per mantenersi in forma non mancano.

Pieve - 16/03/2015
Complimenti al Bologna rugby li avevo visti all'andata e non erano sembrati così bravi. Come dici tu i trequarti sono il loro punto di forza ma anche la mischia è forte e bene organizzata. Speriamo che domenica i Lions riescono a fermarli, altrimenti quest'anno dobbiamo accontentarci del secondo posto che non è un disonore.
Ab72 - 16/03/2015
Caro direttore, uno spunto per le sue riflessioni sempre piacevoli da leggere: si dice che nel rugby vince sempre il più forte, non ci sono tattiche o meline come negli altri sport. Ma allora perché due squadre equivalenti come il pieve e il bologna giocano due volte con gli stessi giocatori, una volta vince di molto il pieve e meritatamente, l'altra volta vince di molto il bologna, a leggere il suo commento, con una superiorità schiacciante. Forse anche nel rugby giovanile le scelte dell'allenatore, la mancanza di un giocatore chiave e le altre cose contano qualcosa. Il rugby non è forse così diverso e superiore agli altri. Grazie per la sua risposta.
Enzo Calabrò - 16/03/2015
Ti ringrazio per il credito che mi dai anche in veste di opinionista, ma siccome non sono nemmeno "direttore" continuo a bluffare e ti rispondo come se fossi una persona seria presentando come "opinioni" quello che con più realismo dovrebbe avere una modesta premessa del tipo "beh, io la vedo così".
Come ho già scritto in un'altra occasione la ricetta di una squadra di rugby è composta di quattro ingredienti: un quarto di tecnica, un quarto di posizione e organizzazione, un quarto di forza e resistenza fisica e un quarto di motivazione. Gli elementi sono profondamente interdipendenti tra di loro e a volte capita che, come quando si fa la maionese, nel dosarli e nel mescolarli il risultato impazzisce, capita così che si dica "oggi la squadra non è entrata in campo" o "era una squadra irriconoscibile".
Se vogliamo analizzare con la meticolosità di Robert Boyle l'alchimia chimico-fisica che si origina in una partita di rugby, considerando che i quattro ingredienti di una squadra si mescolano tra di loro ma anche con i quattro propri dell'altra squadra ne viene fuori un'intreccio veramente complicato che ai livelli più alti impegna squadre di specialisti che si definiscono sinteticamente video-analisti a partire dallo strumento che usano per venirne a capo nella lettura di quello che è successo in campo.
Alla tua domando, quindi, ci sarà sicuramente una risposta molto precisa ma, purtroppo al di sopra delle mie possibilità, ma voglio lo stesso sintetizzare un'impressione che così a braccio, ho avuto assistendo alle due partite: Il Bologna quest'anno è cresciuto molto sotto tutti gli aspetti, più di tutte le altre squadre, potendo o sapendo approfittare dell'opportunità offertagli dal centro di formazione federale di cui ha beneficiato in maniera quasi esclusiva.
M' - 16/03/2015