QUANDO MENO TE LO ASPETTI


L'Under 14 non è più minirugby e non è ancora rugby, è un po' come la paella alla valeciana nella sua versione mista con carne e pesce mischiati nel piatto in un letto di riso allo zafferano. In una partita di U14 scendono in campo degli stornelli già avanti con lo sviluppo che affrontano gli avversari con spavalderia, assieme a dei ragazzini fragili, ancora timidi nei contatti e ancor di più nel tocco della palla.
Il più delle volte le partite se le giocano in due o tre per parte sbaragliando gli avversari o seminandoli nella corsa mentre tutti gli altri cercano di fare quello che possono ma alla fine si ritrovano ad aver corso come dei matti entrando raramente nel vivo dell'azione.
Quella tra i Dragons e i Lions è stata una partita così, con il risultato altalenante giocata prevalentemente dall'apertura e dalla terza centro che sfondavano la linea e si facevano rincorrere prima dagli avversari nel tentativo di fermarli e poi dai propri compagni nella festa di un abbraccio per la meta segnata.
Quando meno te l'aspetti, verso la metà del secondo tempo, in una fase di gioco che stazionava all'altezza dei 22 dei Dragons con la palla che sembrava una conchiglia trascinata avanti e indietro dalla risacca del bagnasciuga, un giocatore (di quelli piccoli) dei Lions prende la palla in mano e fa partire un drop che si infila tra i pali come spesso non riesce nemmeno ai giocatori della Celtic.
Boy of the match, player of the year, Lions Hall of Fame.
Già è sorprendente che un giocatore di quella categoria sappia la regola dei tre punti per un calcio di rimbalzo, poi è stupefacente che nel bel mezzo di una partita gli sia venuto in mente di provarci e infine è esaltante che ci sia riuscito, con una naturalezza da navigato per poi rientrare verso la metà campo in scioltezza e lasciando la maggior parte dei giocatori con un punto interrogativo sulla testa.
Ci eravamo scordati che l'intelligenza e la tecnica nel nostro sport compensano la prestanza fisica, competono con i muscoli alla pari e alla faccia di un rugby che si sta indirizzando sempre più verso una fisicità che semplifica e alla fine paralizza il gioco.
Vedrete che il drop sarà sempre più utilizzato per uscire dall'impasse di un'azione di attacco che si frantuma sulle difese schierate che rifiutano la ruck per risparmiare uomini e non rischiare il fallo. Ditemi voi se dopo 10-15 fasi di gioco spese per guadagnare pochi metri, con il rischio di perdere la palla in un impatto o in un turnover non è preferibile un drop al calcio passaggio.
Sono sicuro che ai prossimi mondiali ne vedremo parecchi e intanto ci rallegriamo che c'è un ragazzino, uno dei nostri, che per istinto o incoscienza, per protagonismo o consapevolezza dei propri mezzi ci ha illuminato il futuro con un rimbalzo, un calcio e un'espressione negli occhi che diceva "perchè siete così sorpresi? c'era qualcosa di meglio da fare?"

M'arcopivatelli - 12/03/2015
Bravo! Quello del drop è un ottimo suggerimento, siccome a 13 anni nei trequarti non ce ne sono ancora abbastanza dei MANGIAPALLONI, te suggeriscigli anche di far dei drop così, dopo, gli altri il pallone se lo possono dimenticare.