PIATTO RICCO MI CI FICCO


Il 10 ottobre scorso la Reno Under 18 perdeva conto il Piacenza 49 a 5, era l'esordio nel campionato e giocavano a Piacenza, va bene, la squadra era composta da giocatori della Reno mischiati con un nutrito gruppo di giocatori che provenivano dall'U16 dei Lions, l'allenatore era nuovo e potremmo aggiungere altri motivi che giustificavano la sconfitta e un così deludente risultato.
Oggi, 4 mesi dopo quella partita, le stesse due squadre si sono incontrate alla Barca e il risultato è stato 42 a 10 ma questa volta per la Reno che ha giocato una partita perfetta e ha restituito nel gioco e nel punteggio la malaparata subita all'inizio del campionato.
Giusto per darvi un'idea del piacere che è stato vederli giocare vorrei che vi sforzaste nel ricordare una delle tante partite viste dalla tribuna, e vi ritornassero alla mente tutte le volte che avete urlato "apri" o "buttalo giù" suggerendo un'azione o un gesto tecnico che il più delle volte non si concretizzava sul campo. Oggi, invece, dopo un po' si è smesso di suggerire perchè sistematicamente quello che si urlava dalla tribuna veniva tramutato in realtà immediatamente dopo, e si è cominciato a guardare e basta, godendo nel vedere, rassegnati e consapevoli dell'inutilità dei suggerimenti.
Una mischia possente, giocate alla mano con pochissimi errori di passaggio, schemi riusciti ed efficaci, difesa aggressiva e con rari placcaggi mancati, gioco al piede impeccabile nella scelta e nell'esecuzione, ritmi giusti e sostegno costante.
Fine primo tempo.
In tribuna solo faccine sorridenti, i movimenti della teste degli spettatori erano in verticale, nessuna oscillazione orizzontale di quelle che mimano un diniego ed esprimono insoddisfazione. E' quasi l'una di una bella domenica e di solito a quest'ora, se non si è imparentati con i giocatori in campo, ci si ritrova seduti a tavola davanti a un primo ricco che sottolinea il giorno di festa, ma nelle partite dell'Under 18 della Reno è consuetudine aggiungere ai tre tempi canonici di una partita di rugby un quarto tempo che si svolge in tribuna. I genitori si sono organizzati e portano al campo sostanziosi spuntini conditi da vinello, di solito rosso, per accompagnare carne salata, formaggi, salame piccante con pane e crescenta tagliata a quadretti. Oggi, poi a un certo punto qualcuno ha gridato "chi vuole delle lasagne?". Da non crederci, sono spuntati piatti e posate e veniva distribuita una porzione abbondante di una lasagna alla meridionale di quelle con il ragù sopra e farcita di mozzarella e pomodoro .
Deliziosa.
Ecco, la squadra vinceva e giocava bene, si mangiava di gusto, si beveva del buon vino scaldati da un sole tiepido e tutti erano convinti di aver fatto la scelta giusta nel venire qui e aver aperto nella loro vita questa parentesi che si dice tonda ma in realtà è nell'aspetto e nella sostanza del tutto ovale.
Inizia il secondo tempo e la Reno continua a giocare alla grande almeno fino a quando la mediana, superlativa per tre quarti della partita, non comincia a calare in forza e lucidità, come accade spesso in questo rugby fisico. La squadra smette di suonare come fosse un'orchestra lasciando il posto a quintetti, trii e sestetti. Il Piacenza ne approfitta e segna due mete senza però riuscire ad affrancarsi da un dominio subito per tutta la durata della partita.
Il foyer del campo della Barca è quello spiazzo cementato di fresco di fronte agli spogliatoi, è lì che ci si riunisce per commentare la partita, e si svuotano i contenitori del cibo portato per il quarto tempo. Mentre dalle finestre delle docce escono vapore e cori festosi si cerca di trovare le motivazioni della crescita così evidente che questa squadra ha avuto nel corso di questo campionato. Tutti concordano che agli allenatori va riconosciuta la loro capacità e competenza, si sentono frasi del tipo "quello che si semina a ottobre si raccoglie a marzo", oppure "bisognava dare tempo che si creasse l'amalgama tra due blocchi di squadra che si univano per la prima volta", c'è chi fa propositi su come migliorare il progetto per il prossimo anno, ma l'allegria che esce dalle finestre degli spogliatoi ci ricorda che per quanto il contesto possa contare il merito è principalmente di quei ragazzi, della voglia che hanno di migliorare e dei sacrifici che sono disposti a sopportare, a tutti gli altri spetta solo il compito di dare loro un'opportunità, la migliore possibile, ma sono loro i protagonisti della recita e prima lo capiranno meglio è.
PS: per chi volesse partecipare al quarto tempo si ricorda che è gradita, ma non obbligatoria, una boccia di vino o qualsiasi altra cibaria prelibata che vorrete portare.

M'arcopivatelli - 02/03/2015
Oh, poeta, adesso ti tiro giù dal podio.
CrescentE, permercurio! CRESCENT- E : participio presente del verbo crescere! Dal Bolognese "carsàint": che cresce (nella cottura). Si trasforma in aggettivo sostantivato di genere neutro. RipetentE, non ripetentA; ignorantE, non ignorantA; deficentE, non deficentA.
Mi vai a tirare fuori il FOYER (EH?) e poi piazzi in mezzo una bovazza così?
enzo calabrò - 02/03/2015
ma quella di ieri era irregolare, nella forma dei pezzetti e nel profilo sconnesso, quindi si coniuga in forma irregolare, come Calabrò, che non è il passato remoto di calabrare ma, vista la natura del tutto scardinata di chi porta quel nome, è la prima persona singolare del futuro prossimo venturo dell'indicativo, lo stesso modo che indica, appunto, dove ti puoi mettere il vocabolario quando leggi i miei pezzi.
alberto natale - 02/03/2015
Questa è la ricetta riportata da Pellegrino Artusi nel sio "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene". La scheda è la 194 è la denominazione è appunto "crescente". Si noti tuttavia che l'autore non è molto tenero con la lingua bolognese, dove si incontrano espressioni da far "spiritare i cani".

"194. Crescente
Che linguaggio strano si parla nella dotta Bologna! I tappeti (da terra) li chiamano i panni; i fiaschi, i fiaschetti (di vino), zucche, zucchette; le animelle, i latti.
Dicono zigàre per piangere, e ad una donna malsana, brutta ed uggiosa, che si direbbe una calía o una scamonea, danno il nome di sagoma. Nelle trattorie poi trovate la trifola, la costata alla fiorentina ed altre siffatte cose da spiritare i cani. Fu là, io credo, che s'inventarono le batterie per significare le corse di gara a baroccino o a sediolo e dove si era trovato il vocabolo zona per indicare una corsa in tranvai. Quando sentii la prima volta nominare la crescente, credei si parlasse della luna; si trattava invece della schiacciata, o
focaccia, o pasta fritta comune che tutti conoscono e tutti sanno fare, con la sola differenza che i Bolognesi, per renderla più tenera e digeribile, nell'intridere la farina coll'acqua diaccia e il sale, aggiungono un poco di lardo."
Lamberto - 03/03/2015
La moglie del defunto fornaio Fiorini, sito in San Carlino, sostiene che il termine crescente non deriva dalla crescita nella cottura, ma dal fatto che la pasta che rimaneva,appunto CRESCEVA, dalla produzione delle pagnotte ordinate dal nobile o prelato di turno, venisse poi riimpastata con del lardo o raramente con dell'olio e infornata dopo la principale cottura del pane per sfruttare la temperatura del forno in fase di spegnimento.
Gian Luca O. - 03/03/2015
melega daniele - 04/03/2015
me l'ho sampar ciame " la gnoca" cusela la crescenta 194?
M'arcopivatelli - 04/03/2015