CHI HA VINTO TRA IL DRAGO E IL LEONE?


Come si fa a dirgli "non è importante vincere, basta che giochiamo bene", anzi a cosa serve dirlo, tanto anche in una partita amichevole chi entra in campo vuole uscirne vittorioso. E' naturale che, in uno sport agonistico, la vittoria sia l'obbiettivo, il motivo stesso del gioco. Sopratutto nel rugby dove se non sei convinto di quello che fai, se non hai la giusta motivazione rischi anche di farti male, non è un caso che in questo sport non si parla di partite amichevoli ma di test match, dove test è l'aggettivo e match il sostantivo.
Caso mai a dei ragazzini di 15 anni bisogna fargli capire che così come è importante cercare di vincere è altrettanto importante accettare la sconfitta, che in campo, quelli con la maglia diversa sono solo avversari e non dei nemici, che la vittoria di solito è la conseguenza del bel gioco, sempre che gli altri non giochino meglio...
Oltretutto nella partita di rodaggio tra i draghi di Castello e i leoni di Bologna pur non essendoci punti in palio c'era una gran voglia di far vedere al proprio ex compagno di squadra quanto ognuno di loro era migliorato da quando giocavano assieme, quanto era diventato più forte e tosto dal campionato Under 14 giocato con la stessa maglia. Vincere o perdere quella partita era anche un discorso intimo dove si misuravano e si volevano dimostrare i progressi sportivi ma anche quelli fisici e caratteriali. Nel rugby, come nella vita, vittoria e sconfitta sono un fatto più complesso del semplice risultato scritto su un tabellone segnapunti.
La partita inizia che sembra una finale, il gioco staziona a centro campo ma non è lo studio dell'avversario che impedisce l'avvicinarsi alla meta, è piuttosto la voglia di non cedere un centimetro, l'assoluta intenzione di frenare l'avanzata dell'avversario, anche il più convinto e determinato.
Forza e fisicità si equivalgono e visto che di bel gioco non se ne parla nemmeno quello che può fare la differenza è la testa, intesa sia dal punto di vista dell'intelligenza rugbistica che della capacità di reggere la tensione e controllare l'emotività. Ed è proprio sul piano dell'emotività che i primi a cedere sono i giocatori di Castello, in un paio vengono allontanati dal campo per eccesso di veemenza o per falli di frustrazione, facendo emergere la capacità dell'arbitro e degli allenatori di saper tenere la situazione sotto controllo e svolgere quell'azione educativa di cui il nostro ambiente tanto se ne fa vanto ed è anche giusto apprezzarla e sottolinearla quando la si incontra.
Solo a questo punto i Lions cominciano ad avere il sopravvento sui castellani e li infilano con una serie di mete di buona fattura anche se eseguite sul repertorio delle individualità.
Cambi e infortuni mischiano le carte fino alla fase finale dell'incontro quando i Dragons si riprendono dallo shock emotivo e ritornano a giocare a rugby ridando ordine e incisività alla loro azione. Cominciano a aggredire la difesa con forza e una motivazione crescente alimentata dalle mete segnate e dal concretizzarsi di una rimonta tanto voluta quanto inaspettata.
La partita finisce sull'ultima meta del Castello che si raggruppa al centro del campo convinto di aver vinto per sei mete a cinque. Il grido finale delle due squadre unite in cerchio è di quelli liberatori e sentiti dove i giocatori dei Lions sono i più animati anche perchè sono sicuri di avere resistito al ritorno degli avversari e ever finito in sofferenza ma vittoriosi, con una meta di scarto sui draghi.
A bordo campo gli adulti, arbitro compreso, avevano perso il conto delle mete già da un pezzo e fedeli all'idea di una partita giocata solo per scaldare i motori davano da intendere di non essere interessati al punteggio finale mentre invece, lasciando credere ai propri giocatori di aver vinto e complimentandosi con loro, davano il giusto valore alla vittoria così come è giusto che sia in tutti i giochi dal tiro alla fune in su giù.

M'arcopivatelli - 12/01/2015
E ai nanetti dell' UNDER14 non vuoi dare soddisfazione? Dàjben, che senò alla prossima convocazione ce ne ritroviamo la metà!
Michele - 12/01/2015
Sono un dirigente della squadra Centese di TIRO ALLA FUNE . Perchè avete scritto -dal tiro alla fune in su- ? Forse pensate che il rugby sia più importante del Tiro Alla Fune?
ec - 12/01/2015
M'arcopivatelli - 12/01/2015
basta Enzo, basta così. Piò a t'l'armsd e piò la pozza!