CHE FATICA CORRERE IN SALITA


Bologna 7 Piacenza 20

Questa partita era la ripetizione di quella giocata un paio di mesi fa e interrotta, per infortunio dell'arbitro, con il Piacenza in vantaggio di una quarantina di punti; però, sin dalle prime battute, il pubblico presente ha potuto notare che, pur trattandosi di una ripetizione, non si poteva parlare di una fotocopia della partita precedente. Il Bologna stava in campo con più sicurezza, attaccava e difendeva con maggiore efficacia. L'atteggiamento della squadra era sfrontato e, come era successo nel derby con la Reno, il Bologna apriva alla mano da ogni parte del campo anche dentro i propri 22. Mischie, calci di punizione, palle rubate in ruck, ogni possesso era giocato come se l'uso del piede fosse stato inibito, e al rugby-champagne di francese memoria fosse stato sostituito un rugby-pignoletto all'emiliana.
Sta di fatto che risalire 100 metri di campo a forza di ruck è una fatica bestiale e non ci si può mai distrarre, è come nuotare nello stretto di Messina in direzione Africa, se smetti di nuotare per un attimo la corrente ti riporta dove avevi cominciato con la metà delle forze e del fiato che avevi alla partenza.
Così il Piacenza assorbiva indietreggiando gli attacchi dei ragazzi del Bologna e alla prima occasione con un calcione dietro l'ala li faceva ripartire dalla linea di meta.
Non c'è che dire, il Bologna gestiva bene il possesso, molto meglio che nella partita precedente, ma solo il possesso senza conquista del territorio non è sufficiente ed è bastato il ritardo di una terza su un'uscita da una mischia a pochi metri dalla propria meta perchè la squadra avversaria, con poca fatica, accumulasse punti di vantaggio.
Senza il gioco al piede sembrava quasi che il Bologna si fosse convertito al football americano: 4 tentativi per conquistare 10 yards, solo che il mediano di mischia non potendo passare in avanti come un quarterback basava tutti gli attacchi sul running back.
Mai un calcio, nemmeno le punizioni dentro i 22 venivano sfruttate con dei calci in touche per guadagnare quei 20-30 metri che avrebbero permesso di vedere la concretezza della linea di meta smettendo di immaginarla come la linea dell'orizzonte in cima a un crinale tutto da scalare.
Intanto il Piacenza calciava dietro, montava bene stoppando il contrattacco e con buchi di pochi metri o percussioni brevi sfruttava la vicinanza alla meta per segnare punti.
Alla fine il Bologna ne ha presi solo una ventina, e ha segnato una meta fallendone due per un pelo e nonostante l'assenza di due giocatori impegnati nel campionato delle Accademie non ha sfigurato sopratutto in fatto di impegno e motivazione.
Certo che se al lancio della monetina avessero scelto la palla invece della parte del campo in salita forse non si sarebbe parlato di ripetizione nemmeno nel risultato finale.

Anonimo - 13/01/2015
Bologna 7 Piacenza 20
Anonimo - 13/01/2015
ec - 13/01/2015
L'ho cambiato, anche se cambia poco
Anonimo - 13/01/2015
Bologna 7
ec - 14/01/2015
corretto anche questo
gnegno - 14/01/2015
aquila della notte - 13/01/2015
4 la meta + 3 la trasformazione dico bene?