UNA PARTITA IGNORANTE, COME SOLO UN DERBY SA ESSERE


Bologna 17 Reno 31

Il concentramento Under16 femminile si prolungava oltre l'orario previsto, quando ancora si dovevano svolgere le 2 finali per il podio le squadre della Reno e del Bologna U18 avevano già finito il riscaldamento pre-partita. Ogni tanto i giocatori si riunivano in cerchio e gridavano il nome della propria squadra come se dovessero entrare in campo subito dopo, invece riprendevano a correre avanti e indietro e la tensione nervosa rischiava di franare sul terreno friabile dell'attesa.
La rivalità tra le due squadre non si scopre adesso, il derby under 18 è forse più sentito di quello tra le squadre seniores e già all'andata la partita era stata molto tirata, finita poi con il ribaltamento del risultato a pochi minuti dalla fine con uno scarto di soli cinque punti a favore della Reno.
In un derby i valori si livellano e l'aspetto motivazionale, che nel rugby ha già di suo un'importanza rilevante, in queste occasioni tende a prevalere su quello tecnico-tattico. E' per questo che nelle stracittadine non ci si aspetta il bel gioco e risulta evidente che, in partite come questa, l'oggetto del contendere si coniuga al plurale: più della palla oggi in campo ci volevano le palle.
La tribuna è gremita, come nelle occasioni importanti, alle giocatrici in attesa per la partita successiva e quelle che avevano finito di giocare da poco, si è aggiunto un bel pubblico di sostenitori delle due squadre, composto non solo dai soliti genitori e amici ma anche da tifosi non coinvolti da stretti legami parentali che hanno scelto questa partita piuttosto che la Serie B in scena alla Barca.
Si comincia a muso duro con le due squadre che si affrontano a sportellate sfogando nella più ottusa e concreta ostentazione della forza la lunga attesa del momento della verità. Avanti e trequarti si sfidano lanciandosi gli uni contro gli altri in quella che alcuni vedono come il tentativo di oltrepassare la linea del vantaggio ma che altri interpretano e si esaltano per la più alta e pura espressione di ignoranza dove tutto si riduce nel "prendimi se sei capace" contrapposto al "dove credevi di andare".
Tra un impatto e un'altro infinite ruck fatte non tanto per scardinare la difesa o impegnare il maggior numero di difensori, ma solo come sincope di un assalto all'arrembaggio di chi con due metri di rincorsa e un pugnale tra i denti si spatacca contro il primo che incontra con una maglia diversa dalla sua.
In questo turbinio di spallate, cadute e ripartenze delle guardie la Reno è la prima che apre la palla al largo e senza nemmeno farla arrivare all'ala segna la prima meta dell'incontro.
La reazione del Bologna è tutta impostata sulla veemenza arrotolata con un doppio giro di nervi, sui calci a loro favore rinunciano alla conquista di terreno con comodi calci in touche e preferiscono dimostrare agli avversari, e a loro stessi, di non voler scendere a compromessi, gli attacchi alla mano dai 22 metri rispondono più che ad una scelta tattica all'esigenza emotiva di non mostrarsi deboli.
Il risultato però è che la risalita del campo risulta difficile e la Reno approfitta della vicinanza alla meta per sfruttare al meglio gli errori della difesa o le rare ma improvvise aperture con palle portate rapidamente all'ala.
Il primo tempo finisce 17 a 5 a favore della Reno e il secondo tempo continua sulla stessa falsa riga, con un gioco spezzettato, interrotto da mischie e punizioni per lo più subite dal Bologna che deve ricorrere al fallo per far fronte all'impatto degli avanti gialloblu molto più compatti e ben organizzati nei punti di incontro. Con la stanchezza arrivano anche le prime scaramucce tra giocatori e i cartellini gialli cominciano a uscire dalla tasca dell'arbitro,
Nonostante tutto il pubblico in tribuna sembra apprezzare, il sostegno alla squadre non manca e il coinvolgimento emotivo cresce con il passare dei minuti. Probabilmente dipende dal fatto che un pubblico composto per la maggioranza da giocatori ed ex giocatori non si limita a guardare la partita, ma rivive attraverso i giocatori in campo partite come questa già giocate da protagonisti. Quando il gioco è fermo lo spettatore-rewind non si annoia, al contrario riprende respiro, ne approfitta per scambiare opinioni, commenta, sospira, aspetta paziente la ripresa della battaglia assaporando quei momenti di pausa e capendone il senso e la necessità.
Più che assistere, un pubblico così, si misura con quello che succede in campo, ad ogni azione confronta le scelte del giocatore con quelle che avrebbe fatto lui, per poi rimanere sorpreso o deluso se non coincidono.
Alla domanda se la partita è stata bella o brutta non si riesce a rispondere, semplicemente perchè la domanda è sbagliata, forse sarebbe meglio chiedersi se "abbiamo" giocato bene o male.
E i ragazzi oggi l'hanno giocata bene, con l'intensità giusta e il piglio appropriato per una partita fisica e concreta come solo un derby può essere, ma la Reno l'ha giocata un po meglio, visto che poi l'ha vinta, riuscendo a conservare il vantaggio conquistato nel primo tempo, sopratutto grazie ad una maggiore dose di tecnica e lucidità, quello che serve per vincere una partita ignorante come solo un derby sa essere.

Tiziano Taccola - 30/12/2014
Articolo diverso dalla solita scarna cronaca di una partita. Carino.