LA BELLEZZA DI UN SOSTEGNO INUTILE


Il primo centro buca, l'estremo chiude la difesa e placca l'attaccante, nel cadere il centro si gira e appoggia sull'apertura in sostegno, cambio di direzione a scartare l'ultimo difensore all'interno, è fatta il 10 s'invola verso la meta, ai suoi lati due compagni, uno a desta e uno a sinistra, non c'è più nessuno da superare ma i due giocatori in sostegno continuano a correre accompagnando in meta il portatore di palla.
Quel sostegno "inutile" è una delle cose più belle da vedere in una partita di rugby, a metà tra l'ostentata dimostrazione di superiorità, la confortante sicurezza trasmessa al proprio compagno e la partecipazione premiante all'azione vincente, come in effetti è.
"Io ci sono, comunque", sembra dire il compagno in appoggio al portatore di palla che con lo sguardo sembra rispondere "Lo so, se c'è bisogno posso contare su di te".
Seguire il compagno che attacca e trovare il compagno in appoggio, dal punto di vista tecnico significa dare continuità all'azione, ma io preferisco una descrizione più antica e romantica: cercare e dare sostegno.
Sarà che al sostegno mi sono allenato per anni sul rettangolo verde tanto da perdere il confine tra ciò che è dote personale e caratteristica indotta dalla ripetizione automatica, ma quando, nella vita, ho incontrato situazioni nelle quali era fondamentale metterlo in pratica l'ho fatto con una naturalità e spontaneità che solo chi ha giocato a rugby può capire.
Nel video vengono illustrate varie tecniche di allenamento al sostegno e nel vedere la fluidità del gesto ho rivissuto quel piacere provato nella mia gioventù e la speranza in un mondo controcorrente e diverso che i nostri ragazzi sapranno costruire.