A PROPOSITO DEL TERZO TEMPO

CONSIDERAZIONI E IDEE PER EVITARE UN MASTERCHEF OVALE


Il più delle volte quando discuto di rugby ai lati dei campi di gioco qualcuno tenta di zittirmi con quella frase perentoria che dovrebbe demolire tutte le mie ragioni: "ma quello che giocavi tu era un'altro rugby". Nella maggioranza dei casi mi viene voglia di dargli una testata sul naso, giusto per vedere se anche l'incornata di una volta è così diversa da quella di oggi, ma in fatto di terzo tempo devo ammettere che c'è molta distanza dal rugby che giocavo io a quello odierno non foss'altro perchè io di terzi tempi non ne ho mai fatti.
Quasi sempre, finita la partita si salutava tutti e ognuno tornava a casa propria, alcune volte ci si fermava al bar a mangiare un panino, si beveva qualcosa e ognuno pagava di tasca sua. Raramente, allo stesso bar, si incontravano anche gli avversari, capitava solo quando non si erano portati il mangiare da casa in borse grandi come quelle delle maglie.
Quando ho smesso di giocare sono stato alcuni anni in giro per il mondo e al mio ritorno ho ritrovato, oltre alla scomparsa della girata, il terzo tempo alla fine delle partite.
La diffusione generalizzata di questa pratica, considerata come un obbligo della squadra ospitante mi ha fatto venire il dubbio che fosse, in qualche modo, regolamentata o sollecitata a livello federale e mi sono preso la briga di telefonare al Comitato Regionale per chiedere se loro centrassero qualcosa.
In effetti il terzo tempo è un gesto del tutto autonomo dei Club che ne curano, al meglio delle loro possibilità e con interpretazioni differenti la sua organizzazione, lo svolgimento e ne pagano il costo.
Devo dire però, leggendo i commenti all'articolo della Partita di Pieve della settimana scorsa e anche osservandone l'andamento ai tanti a cui ho partecipato, che l'interpretazione tutta italiana di una tradizione internazionale, sta rischiando, in particolare nel settore giovanile, di scivolare in una gara di cucina o in un dovere di ospitalità del tutto formale dove l'enfasi posta sul rituale del Sacro Rugby ha il sopravvento sulla sua sostanza e i suoi obiettivi.
Capita, molto spesso che i ragazzi si siedano ai tavoli divisi, rigorosamente ognuno con la propria squadra senza mischiarsi tra di loro, che non si rivolgano nemmeno una parola mentre mangiano un piatto di pasta o un panino alla salciccia. Gli aspetti nutrizionali e socializzanti del terzo tempo mi sembrano molto poco considerati e tanto meno valutati come risultato della giornata assieme o al pari di quello sportivo.
E' un vero peccato che il tempo e la fatica dei tanti coinvolti a titolo volontario nell'organizzazione del terzo tempo non siano valorizzati in maniera proporzionale all'impegno proposto, e dire che basterebbe molto poco per far crescere in qualità il post-partita e sfruttarne a pieno l'opportunità.
Intanto si potrebbe organizzare un incontro di tutti i responsabili del terzo tempo delle squadre di Bologna e provincia con degli esperti nutrizionisti per avere delle conferme su quanto si sta facendo o farci consigliare sulla corretta composizione dei menù da proporre dopo uno sforzo fisico, magari trovare anche assieme degli sponsor oppure organizzarci in gruppi di acquisto per ridurre i costi.
A partire da qui si potrebbe svolgere un'attività di sensibilizzazione rivolta ai giocatori e ai genitori sulla corretta alimentazione di un atleta e dare indicazioni da seguire durante tutta la settimana.
Sul lato della socializzazione invece si potrebbe organizzare qualcosa che favorisse il mescolamento delle squadre o il coinvolgimento dei ragazzi nel tempo di attesa ai tavoli e durante il pasto. La visione del video o delle foto della partita, per esempio, o l'elezione dei migliori con la consegna di una medaglietta o di un diploma o di un gadget.
Mi aspetto, senza illudermi, che questo articolo sia commentato tanto quanto lo è stato quello della partita di sabato scorso, o anche, più semplicemente, che qualcuno accolga queste idee o ne abbia di migliori e ci sorprenda tutti al prossimo terzo tempo.
Sarebbe bello che anche solo per parlare del terzo tempo, le squadre di Bologna si incontrassero e cominciassero a collaborare con l'obiettivo di elevare la qualità del rugby bolognese, pensate che bella sorpresa sarebbe trovare qualcuno che dicesse "ci sto vediamoci giovedì sera alla nostra club house",

romano - 04/12/2014
Bel colpo Enzo!! Proposta interessante. Chi sarà il primo club ad alzare la mano!?
Melega Daniele - 04/12/2014
paese che vai usanze che trovi noi curiamo la forma la sostanza chissenefrega..
è pero anche vero che i ragazzi dopo le partite sono belve affamate, voraci cavallette devi stare attento quando gli porgi il panino o un piatto di pasta che non ti divorino la mano.