AMANTI E AMATORI TUTTI ASSIEME APPASSIONATAMENTE


Orda Balorda 11 Balanzoni 7

La prima volta che ho sentito parlare di amatori, ancora ragazzino agli albori della mia vita da rugbista, è stato quando abbiamo incontrato quelli di Catania. Mi aspettavo quindici damerini imbrillantati e invece alla prima mischia mi sono trovato di fronte tre energumeni tarchiati che sembravano dei pirati con cicatrici e tatuaggi. Mi ero sbagliato, pensavo fossero amanti e invece erano amatori, nel senso che amavano il rugby in maniera incondizionata e imprevedibile come è l'amore, avrei imparato più tardi, quando si elegge a passione.
Oggi alla barca, per il derby targato Uisp, in campo e in tribuna eravamo lo stesso numero, in campo erano in quarantadue tra giocatori, riserve, arbitro, segnalinee e allenatori e quarantadue fuori a vederli giocare tra amanti, mogli, padri e madri. Ma siccome c'erano anche una decina di tifosi senza legami parentali ne ho dedotto che tra i giocatori ci saranno stati anche orfani e scapoli che avrebbero giocato senza inibizioni visto che non dovevano rendere conto a nessuno.
Sicuramente l'apertura dell'Orda Balorda era tra questi, perchè quasi tutte le volte che toccava la palla la calciava il più lontano possibile dalla propria area di meta, dando ai balanzoni l'onere di dover risalire quei cento metri di campo. I rossoblu invece giocavano sempre alla mano, forse si sentivano superiori, e in verità un po' lo erano, ma la difesa impeccabile dei balordi li conteneva e quando non era un placcaggio a fermarli era un loro errore.
In tribuna intanto si rideva, le battute fioccavano senza tregua ma non ve ne riporto nemmeno una perchè così alla prossima partita ci venite anche voi che questa volta non siete venuti nonostante in città non ce ne fossero altre.
Il ritmo era un po' lento ma il gioco risultava piacevole, molto simile per qualità e andamento a quello che si giocava una ventina di anni fa nelle serie minori. Molte più ruck che moul, carretti al posto delle girate (chissà perche non si fanno più) ma l'avanti che parte e si spatacca contro la difesa ancora resiste al passare del tempo.
L'Orda Balorda con un piazzato e una meta conduce il gioco, calcia e difende lasciando ai balanzoni poco campo e perlopiù lontano dall'area di meta
Tra il primo e il secondo tempo mentre arrivano i parziali da Faenza e Arezzo (con i nostri in vantaggio in entrambi i campi) il fratello minore di un mio vecchio compagno di squadra e padre del mediano di mischia dei Balanzoni, esclama: "questo è il rugby!". E' vero, divertimento puro, in campo e fuori, senza stress di promozioni o retrocessioni, ma egualmente combattuto, sofferto, dove vincere è un fatto intimo e perdere non è un dramma.
Se ci fosse stato il campionato Uisp ai miei tempi io avrei giocato in questo torneo, allenamenti tutti e partite poche, solo ogni quindici giorni, ideale per divertirsi e tenersi in forma ma anche fare tardi il sabato notte almeno una volta si e una no.
Nel secondo tempo i Balanzoni mettono in campo i giocatori più "maturi" ma anche più esperti e finalmente riescono a prendere in mano il gioco, costringendo l'Orda a spremere la loro arma migliore, la difesa. A 10 minuti dalla fine dopo aver stazionato a lungo nei ventidue dell'Orda i Balanzoni segnano una meta in sfondamento che anche se individuale sempre sfondamento è.
Siamo 11 a 7 e adesso è dalla Barca che si telefona per informare quelli che non sono venuti o sono andati in trasferta, "Siamo sotto di quattro ma stiamo attaccando" racconta una moglie o amante o madre a qualcuno a chilometri di distanza e accompagna con una radiocronaca improbabile gli ultimi minuti di una partita che finisce così, con l'Orda Balorda vittoriosa e i giocatori al centro del campo che battono il piede per terra ai tre Hurrà finali come dei ragazzini dell'Under 14. Quel piede che pesta il terreno e quella fila di giocatori abbracciati nel rigoroso alternarsi di maglie rivelano che la partita sarà anche finita ma la passione no.