FUORI DAL TUNNEL


U14 -CUS FERRARA (0) BOLOGNA LIONS (41)

Anche per chi non soffre di claustrofobia entrare in un tunnel mette un po' a disagio, gli spazi si restringono all'improvviso e la marcia è obbligata; si guarda avanti cercando quel puntino luminoso, sperando di trovare, magari dietro una curva o più in là, la via d'uscita, la fine di un pericolo o di un'angoscia. Visto che accellerare non fa che aumentare la tensione continui a guidare alla stessa andatura e aspetti, consumando troppo in fretta tutta la pazienza che, alla partenza, avevi appoggiato sul cruscotto. Aspetti che quel puntino appaia e si indrandisca fino a che la luce non torna ad avvolgerti e con gli occhi accecati dal chiarore guardi nello spcchietto quel puntino, diventato nero, che si allontana e pensi: "che stupido, è chiaro che il tunnel doveva finire, come ho fatto a pensare che non ne sarei uscito più".

Dopo quattro sconfitte consecutive torna il sorriso e i colori sembrano più colorati, quella maglietta arancione bianca e nera torna ad essere allegra come le facce dei ragazzi sotto le docce del CUS Ferrara. Sette mete e tre trasformazioni (benedette) e tanta voglia di abbracciare il compagno che ha schiacciato a terra dopo che gli hai passato la palla liberandolo dall'ultimo avversario.

Ruck e sostegno sono state le chiavi di questa vittoria, le stesse che si erano perse nelle partite precedenti, anche la difesa ha funzionato bene e quando si è sentito dire, sul quarantuno a zero prima di una mischia a centrocampo a favore del Ferrara "manca un minuto, non prenderemo una meta proprio adesso, eh!?" si è capito che oggi in gioco non c'erano solo i punti ma qualcosa che doveva essere fatto per noi più che contro qualcun'altro.

Il Ferrara ci ha provato con tutte le forze a segnare quella meta che avrebbe dato un senso e una gioia alla fatica fatta nel fango, in tribuna e a bordo campo in qualche maniera ci speravano tutti sia gli estensi che i felsinei, ma in campo no: doveva finire molti a niente, poi magari si sarebbe urlato un hurrà sentito e non di maniera, ma oggi doveva essere così come quando si corre in mezzo a un campo di granoturco alto, a buttarne giù il più possibile prima di uscire dai filari, sbucare fuori nella cavedagna finalmente liberi e ridere e spingersi e saltare il fosso e caderci dentro come si cade in una pozzanghera gelata dopo una francesina mancata.

ec