DIO CI SCAMPI DALLA SINDROME DEL CALCIONE


U14 - COLORNO RUGBY (24) BOLOGNA LIONS (20)

Quando si arriva in centro a Colorno si attraversa un ponte a schiena d'asino, avanti ancora un po' e c'è un semaforo, lì un cartello stradale bianco indica "Campo Rugby". Quest'anno non è mai stato così facile trovare il campo dove giocare. Ancora più facile parcheggiare, davanti all'entrata di un edificio lungo con una serie di spogliatoi belli e grandi dove ci si sta seduti larghi con la borsa delle maglie al centro. Dalla vetrata del corridoio si intravede il campo, con l'erba di colore verde intenso, tagliata bassa e distribuita in maniera uniforme senza nemmeno uno spiazzo fangoso. Due coppie di pali alti, molto alti come quelli che si vedono in televisione e le righe bianche segnate di fresco.

Non è quello il campo dove gioca l'under 14, per arrivarci bisogna prendere un vialetto di ghiaia attraversare una specie di piazzetta con il negozio di articoli sportivi aperto e in saldi, altre casette di legno dove c'è anche la mensa per il terzo tempo e un bar ristorante dove il caffè è buono fatto con la macchina professionale e a pranzo servono fiorentine alla brace alte due dita.

Il campo dove si gioca è poco più in la, in sintetico, ci sono già i ragazzi del Colorno che fanno il riscaldamento con quattro allenatori in tuta bianca e rossa e i palloni gonfi.

Questo contesto in verità lo nota solo il cronista, i nostri leoni sono invece curiosi di vedere gli avversari, pesarli da lontano e misurarne l'altezza, dovranno battersi con loro non certo con l'organizzazione e il conto corrente del club che li ha messi in campo.

Dopo la batosta della settimana scorsa, i Lions si ripresentano ancora senza il mediano di mischia titolare, ma il suo sostituto ha lavorato per tutta la settimana nella penombra notturna di via Valeriani per prepararsi a quel ruolo e di certo non lo farà rimpiangere. Nei primi dieci minuti si gioca nella parte mediana del campo, poi la difesa aggressiva ci permette di avanzare e guadagnare terreno. Ci si ritrova così a giocare una touche dentro i loro 22, Il lancio è del Colorno ma la prendiamo noi, percussione della terza e meta, laterale ma meta.

Il Colorno non ci sta e attacca con convinzione e noi ci difendiamo con ordine rintuzzando la loro naturale voglia di rivalsa: la terza sul mediano di apertura e il mediano di mischia dietro la linea dei trequarti, manca solo l'ala dalla chiusa che si accentra in appoggio all'estremo per sembrare una squadra matura dalla difesa impenetrabile.

Anche in attacco ci rendiamo pericolosi e loro fanno fatica a contenerci. Poi, al culmine di una diagonale difensiva, il nostro mediano di mischia in una di quelle placcatone di cui è capace si fa male alla caviglia, uscendo dal campo sostenuto da un compagno rassicura "solo per 5 minuti, poi rientro".

Invece non è più rientrato e la squadra si è dovuta riorganizzare perdendo di nuovo la guida, il ritmo e la tranquillità che solo un mediano può dare. Nelle ruck adesso sono in due che provano a prendere la palla, l'apertura si avvicina per favorire il passaggio, nelle punizioni a nostro favore non si sa chi prende in mano la palla e chi la prende ci pensa un bel po' prima di decidere cosa fare. Un disastro. Il Colorno ovviamente ne approfitta e con una meta si rimette in parità.

Dietro i pali dopo la meta c'è silenzio. Chissà cosa stanno pensando i ragazzi con il fiato grosso, e le mani appoggiate sulle ginocchia. Si guardano in faccia però, non guardano per terra e nemmeno gli avversari che si allontanano. Si guardano negli occhi e sembra che si domandino: "siamo forti o quelli che ne hanno presi 54"

Trasformazione fallita, il capitano grida "dai Leoni! facciamone subito un'altra". Siamo forti non c'è dubbio!

Ricominciamo a macinare gioco:
ruck, pulizia, ripartenza, ruck, pulizia, apertura e palla per terra...
ruck, pulizia, apertura, ruck, ripartenza, ruck, pulizia e passaggio sbagliato...
pressione, placcata, ruck, pulizia, ripartenza, ruck, pulizia, apertura, buco e meta!.

Torniamo in vantaggio ma questa volta il Colorno non riesce ad interrompere il nostro gioco, Nei punti di incontro finalmente riusciamo il più delle volte ad avere il sopravvento o a rendere difficile le loro aperture. Alcune azioni individuali degli avanti anche se non trovano la meta riescono però a guadagnare metri e a rafforzare il morale e l'autostima. Nell'aria si sente l'odore di un'altra meta, basta avere pazienza, aspettare un errore loro o una nostra apertura veloce, pazienza che la meta è lì nell'aria. Infatti, apertura veloce e dritto per dritto del primo centro: meta in mezzo ai pali. (niente trasformazione però).

Questa partita poteva continuare così per altri due giorni e magari non avremmo più segnato mete ma non potevamo perderla, la superiorità nei punti di incontro ci dava tranquillità, anche con quella gran confusione intorno alla mischia dove tutti si davano da fare per sostituire il mediano infortunato.

Invece anche oggi siamo stati assaliti dalla sindrome del calcione, quella che non si sa perchè o percome quando si conquista una palla invece di tenerla e difenderla anche con gli sputi se è necessario, te la fa calciare a casaccio il più lontano possibile, il più delle volte però centrale in bocca all'estremo. E quando l'estremo punta il lato debole del nostro schieramento, parte e si lancia, fermarlo diventa difficile, molto difficile, anzi impossibile.

Così ce ne hanno fatte due in meno di 5 minuti più un'altra merito di una terza indiavolata che sembrava fosse dappertutto, addirittura in sostegno a se stessa (si è scoperto poi che erano due gemelli, in campo tutti e due).

5 minuti alla fine della partita, 4 mete a 3 per loro ma con due trasformazioni la differenza è di 9 punti. Ormai è tutto compromesso. Di ritorno a centro campo la domanda è sempre quella: siamo forti o no? siamo uomini o caporali? Abbiamo 5 minuti per dimostrare, sopratutto a noi stessi, che il carattere non ci manca e che sappiamo giocare a rugby.

Adesso ci vuole una meta, ma non una meta qualsiasi, una meta vera, una meta così: Mischia nostra sulla sinistra del campo, tallonaggio loro, ma il nostro tallonatore allunga il piede e riconquista la palla, si parte dalla mischia attaccando l'apertura avversaria. Furigioco della difesa, calcio a nostro favore giocato veloce da un avanti che esce dal frontale e appoggia al sostegno laterale, apertura fino al secondo centro che impegna il suo avversario e l'ala, aprendo un varco all'interno, passaggio sul sostegno della terza che infila l'estremo e segna.

Tempo scaduto, anche se si trasforma non conta, abbiamo perso ugualmente, cioè abbiamo perso nel punteggio non certo la faccia. Siete forti ragazzi, e a vedervi giocare ci siamo anche divertiti.

ec