OVVERO MARIO (6) MARIO (4)


U14 -FAENZA RUGBY (0) BOLOGNA LIONS (39)

Più che battere il Faenza il diffiicile è stato arrivare ad Alfonsine località Rossetta, come sempre ci siamo persi rigirando sopra, sotto, destra e sinistra la mappa di google per poi arrenderci e chiedere infomazioni a un passante.

Nel rugby non è come nel calcio che chiudendoti a catenaccio puoi sperare di battere gli avversari, anche se più forti, con un gol in contropiede alla scadere del noventesimo. Nel nostro sport i più forti vincono e basta e se ci mettiamo dall'altro punto di vista risulta altrettanto vero che i più deboli perdono e basta.

Ed è dal loro punto di vista che a dieci minuti dal fischio di inizio, quando il Faenza era già sotto di due o tre mete, mi sono chiesto cosa spinge questi 20 ragazzini ad affrontare ogni domenica questo calvario e ingoiare il "magone" della sconfitta accompagnato dal dolore delle botte subite.

Mi ricordo allora che quando giocavo, e si parla ne più ne meno del secolo scorso, nell'entrare in campo in fila indiana cercavo tra gli avversari quello che aveva il mio stesso numero. La mia partita la giocavo contro di lui, se lo battevo compensavo il punteggio sfavorevole nell'eventualità di una sconfitta. Il più delle volte però le due cose coincidevano: perdevo lo scontro con il mio avversario e anche la partita o viceversa lo battevo e vincevamo.
Non è questo quindi che fa prevalere la voglia di giocare sul risultato del gioco, e nemmeno il divertimento che si prova nel rotolarsi per terra, nello spingere e tirare, correre, placcare e passare quella palla matta, va bene, ci si diverte ma solo questo non bilancia la delusione, il dolore fisico e morale che si prova nella sconfitta, sopratutto quando è scontata quando sai già in partenza che se non è sicura è molto, molto ma molto probabile.

Tornando alla partita, oggi c'erano due difficoltà da superare: un campo pesante e argilloso che si attaccava alle suole delle scarpe e arpionava i piedi come se fossero attratti sottoterra dalle mani possenti degli zombi, e poi mancava il mediano di mischia titolare che si è fatto male in allenamento. L'importanza di quel ruolo si percepisce sopratutto in queste occasioni, la squadra non gira come dovrebbe e tutti i reparti ne risentono. Non è il passaggio preciso e veloce e nemmeno le scelte di gioco che fa il mediano che danno corpo e tenore alla squadra, è il ritmo la chiave del gioco, se c'è ritmo (lento veloce veloce lento veloce) l'orchestra suona insieme, e i solisti non si sommano ma si uniscono e moltiplicano la forza. Ogni mediano ha il suo stile e con il tempo la squadra lo riconosce e lo segue.

Comunque si sono viste delle buone ruck (almeno la metà di quelle giocate) e i trequarti hanno fatto le solite buone trasmissioni anche se la corsa era un po' trasversale e toglievano spazio alle ali. La mischia ha preso pochi calci di punizione contro ma non ha segnato nemmeno una meta e tutta la squadra ha placcato con discreta efficacia. Risultato: sette mete fatte e nessuna subita. Bene andiamo avanti.

Uscendo dal campo ho sentito un giocatore del Faenza che diceva al suo compagno "hai visto? alla fine l'ho tirato giù quello grosso" e l'atro gli rispondeva "e tu hai visto il sottomano che ho fatto a Paolo?". Ecco cosa spinge i giocatori in campo tutte le domeniche, ognuno di loro ha un avverasario in più di fronte: se stesso. Vanno in campo per misurarsi con le proprie paure e affinare le abilità, ogni partita si scompone in decine di tempi della durata di uno o due secondi ciascuno, dove si può vincere o perdere a prescindere dall'andamento generale, così alla fine anche se il Faenza ha perso 39 a 0, Mario-buono ha battuto Mario-tristo 6 a 4 e vai !!!!