UNA VELA ARANCIONE IN UN MARE BLU


U14 - IMOLA RUGBY (29) LIONS BOLOGNA (29)

11 Gennaio 2013

In tutti gli altri sport questa partita si sarebbe definita "amichevole" ma nel rugby quando si entra in campo, dopo il saluto i giocatori dell'altra squadra diventano avversari, gli amici escono dal campo e si ritrovano solo a tavaola nel terzo tempo. Gli allenatori possono pensare che il risultato in queste occasioni non conta, gli spettatori forse si accontentano di vedere una bella partita ma per chi entra in campo la voglia di vincere se non ce l'ha da subito gli viene alla prima botta che riceve o dietro i pali aspettando la traformazione della meta. Ai leoni oggi la voglia di vincere è arrivata solo dopo la seconda meta subita ed erano passati appena 5 minuti dall'inizio della partita.

Ma la voglia da sola non basta, per vincere bisogna anche giocare bene e per in po' i nostri attacchi sono rimasti timidi e la difesa imprecisa tanto che l'Imola è riuscita a segnare un'altra meta, la terza.

C'è chi il carattere se lo mette in tasca assieme al paradenti prima di entrare in campo, chi lo nasconde negli slip prorpio lì dove tutti si immaginano che sia, chi lo tira fuori con uno sputo dopo una rincorsa inutile ad un avversario che va in meta, sta di fatto che a questo punto tutti i giocatori dei Lions l'hanno tirato fuori il carattere bello e tosto così come chi ha imparato a conoscerli si aspettava.

Cambia la musica: si vincono mischie e touche (spesso anche le loro), i trequarti cominciano a bucare la linea di difesa avversaria, i punti di incontro sono nostri e le ripartenze veloci e senza tante storie.

Adesso siamo pari, la partita ricomincia da 19 a 19 e mancano ancora 20 minuti alla fine.

La meta del nostro vantaggio è legata all'immagine di una maglia arancione che taglia tutta la difesa vestita di blu, come una vela che taglia le onde del mare mosso, vista dalla spiaggia la vela colorata scompare e poi riappare tra il blu del mare, di nuovo giù nascosta tra le onde, riemerge tra la schiuma e viene verso di noi, un'onda la sovrasta e poi la inghiotte, passano pochi secondi, giusto il tempo di pensare che ormai è persa affondata negli abissi e invece eccola di nuovo quella vela arancione che spinta dal vento si infila veloce nel porto al termine di una entusiasmante terza fase di gioco.

Se quella cosa lì, che mette in moto l'orgoglio, se il carattere voglio dire non l'avessero avuto anche i giocatori dell'Imola la partita sarebbe finita con questa azione, ripresi e superati, c'è da rimanerci veramente male. Invece con due punizioni a favore e altri metri guadagnati per non rispetto della distanza i quasi romagnoli si sono presentati a dieci metri dalla nostra meta e nel più classico "palla al grosso che si butta dentro" si sono riportati in parità. Sulle ali dell'entusiamo ne segnano un'altra con il secondo centro in solitaria sul lato sinistro del campo.

Di nuovo sotto di 5 punti, a pochi minuti dalla fine, ma questa volta nessuno ma proprio nessuno ha pensato che potesse finire con una nostra sconfitta, altre volte ci è capitato e siamo stati capaci di trasformare la voglia in realtà, il desiderio in concretezza, il passaggio in meta. E così è stato allo scadere segnamo una meta al centro dei pali e ci troviamo di nuovo a dover piazzare la più facile delle trasformazioni per segnare i due punti della vittoria.
Cambia il calciatore ma non l'esito, palla fuori e finale 29 a 29.

Nel rugby è difficile che una partita finisca con un pareggio, ma spesso il pari dovrebbe essere il risultato più giusto e questa era una di quelle partite che doveva finire proprio così: pari e patta e amici come prima.

ec